
Matteo Salvini
Viterbo POLITICA
Andrea Stefano Marini Balestra
E sì. Proprio dall’Emilia, patria di Lucio Dalla autore della famosa canzone del 1967 (testi di Cassia e Cini), gettonata a suoi tempi, ancora oggi indimenticabile, proviene la “lezione” per ognuno che ha gareggiato, ma non ha vinto. Anche alla elezioni ogni forza politica partecipa: può vincere, ma anche perdere, arrivare secondi.
Non è una tragedia perdere, ma lo diventa se non ci si rassegna.
Per quanto accaduto a Salvini domenica scorsa in Emilia la sconfitta non sembra metabolizzata dai suoi elettori. Ma una sconfitta, in realtà non è stata.
Anzi. A conti fatti, il centro-destra i Emilia, pur non piazzando il suo cavallo di razza nel palazzo della Regione, ha ottenuto un consenso che non può essere ritenuto secondario, direi “storico”.
I media sono pieni di commenti all’esito elettorale delle ultime votazioni regionali, ben mi guardo da altri commenti. Non credo che anche i miei fedeli lettori, continuerebbero a seguirmi dopo queste prime battute.
La mia riflessione, ad acque ormai “pressoché calme” riguarda lo stato del partito LEGA PER SALVINI presso le nostre contrade.
La LEGA allora LOMBARDA, che prese poche decine di voti al suo esordio nella Tuscia nel 1992 si è rinforzata sino a sopravanzare realtà politiche del centro-destra che divenute egemoni dopo il crollo della Democrazia Cristiana che fece l’ultimo “botto” di quell’anno.
L’altalena del centro-destra negli ultimi venti anni nel cui raggruppamento c’era la Lega di Bossi e le “sostituzioni” dei segretari federali, da Bossi a Salvini ed all’attuale leadership del centro-destra dopo l’abiura del “sogno” secessionista del nord, dopo quasi un eclissi, hanno reso possibile un progressivo aumento di consensi oggi raggiunto: oltre il 30% nazionale.
Però.
Nell’area della cultura politica di centro-destra, accertato come maggioritario nel popolo elettore italiano, non esiste solo la LEGA di Salvini, ma altre realtà, di cui, in particolare una, radicata nell’organizzazione e cultura sin dal 1946, (data di nascita del Movimento sociale Italiano) ed un’altra, erede dei moderati democristiani “di destra”, a guida Berlusconi dal 1994.
Il “Polo per le libertà” sono risultanti vincenti proprio per fusione di forze analoghe, ma diverse, come diversi sono gli elettori italiani,
I recenti successi elettorali della Lega ed in particolare l’intraprendenza dei dirigenti ha polarizzato in questo partito il consenso “storico” ricevuto nei decenni scorsi dagli altri raggruppamenti che formavano il suddetto Polo.
Polarizzare in un unico partito i sentimenti e le storie del centro-destra italiano, ritengo sia un errore.
Lo vediamo proprio oggi, specialmente dopo le misere performance del “capitano Salvini” che gratta, gratta, ha scoperto non essere sempre d’oro la sua iniziativa politica aggressiva nei confronti di tutto e tutti.
Il popolo di centro-destra, visti e considerati i flussi di voto recente nelle regioni in cui sé votato, se ne è reso conto. Pochi hanno accettato la sua caparbia volontà dell’estate scorsa di aver dato la fine di un’esperienza di governo con il M5stelle, che certamente non esaltante era sempre meno peggio di quella attuale.
Inutile ripetere, se abbiamo la sinistra al governo lo si deve al sig. Salvini!
Certo non lo sarebbe stato se Forza Italia e Fratelli d’Italia avessero partecipato al precedente governo, da cui furono esclusi per la cocciutaggine del “Capitano”.
Imperdonabile.
Il consenso elettorale del M5stelle, frutto della disperazione degli elettori nel 2018, è sfumato. Una parte del Movimento, quella di sinistra, è andata al PD, proprio il partito che 5Stelle combatteva, ed un’altra al centro-destra, ma non alla Lega.
Cosa significa questo? Semplice.
La gestione “un uomo solo al comando” accompagnata da sparuta schiera di cacicchi locali nominati a casaccio e che, nella povertà di iniziative, timori di sbagliare, li ha rinchiusi nelle segrete stanze, quasi una sorte di satrapia e cerchio magico non sempre in sintonia con il popolo elettore, non è sopportabile dal cittadino che si accosta alle urne.
E’ stato “naturale” che gli elettori si rivolgano, (a Viterbo, già l’hanno fatto) spostando il consenso a realtà politiche diverse, segnatamente a Fratelli d’Italia. Non è un caso, per es. che, nonostante tutto, a Viterbo e Provincia Forza Italia esiste e resiste e Fratelli d’Italia sia in forte crescita di seguaci ed anche recentemente di “cambio casacca”. Le elezioni comunali di Viterbo nel 2018 aveva confermato il dato, poi ribadito a Civitacastellana e Tarquinia.
Se la Lega, dopo l’Emilia-Romagna e Calabria dimostra di non saper perdere, ma si ostina, come ha ripetuto dire il Capitano a continuare la linea sin qui seguita, si è già scavata la fossa.
Una Lega solitaria ed arrogante non sopravviverà, almeno per quanto riguarda la Tuscia ( da sempre un laboratorio politico) , se non riprende un dialogo costruttivo con le realtà “storiche” del centro destra. Non aprirsi alla gente, non aprire una sede, non avere tesseramento non può essere accettato. Essere “diretti” da personale con condiviso dalla “base”, per un partito, come per qualsiasi organizzazione, non può avere futuro.
Uno sportivo, dalla sconfitta trae energie ed idee per vincere la prossima gara, nella Lega, invece, non appare che la dirigenza del partito oltre organizzare grandi manifestazioni di piazza, non lavori sui territori del centrosud Italia.
A Viterbo e Provincia, sembra si voglia continuare a dirigere il partito senza ascoltare gli elettori, senza aprire un confronto con gli stessi e mantenere un atteggiamento di sfida con i necessari, anzi indispensabili, alleati.
La “sconfitta” solitaria in Emilia del candidato imposto dalla Lega, può diventare un virus.
La gente è stufa della supponenza Lega.
Si ricordi sempre, per vincere, serve un squadra. Un solo centroavanti non fa goal se dietro non c’è chi passa la palla.
Ne riparleremo a breve.






















