Giuseppe Conte

Viterbo POLITICA
Andrea Stefano Marini Balestra


Un capo del governo che si monta la testa in Italia proprio non ci voleva!
Passerà alla storia l’anno 2019 per la follie politiche che ci hanno (ahimè) riguardato nei suoi 365 giorni.

All’alba del 1° gennaio scorso regnava Giuseppe Conte sostenuto dalla Lega, all’alba del 1° gennaio prossimo regnerà ancora lo stesso presidente del Consiglio, ma a parti invertite. Conte, che ha “regnato” (anzi non regnato) con i duri e puri leghisti, adesso pretende continuare il suo personale regno financo sino al 2023 con il sostegno dei perdenti piddini.
Un esempio di coerenza da “ecceziunale veramente”!

E poi ci si lamentava dei “governi balneari” del passato!
Quelli almeno una coerenza a modo loro l’avevano. Sbrigavano gli affari correnti e poi sparivano. Altro giro altra corsa. Via Leone, ecco Pella, poi Tambroni.

Adesso no, lo stesso capo del governo è double face. Conte è giunto a rinnegarsi come capo del suo passato governo giallo-verde.
La stampa politica estera ne è esterrefatta. Altro primato da Guiness italico. Si passa da un governo centrodestrista ad uno centrosinistra, ma il premier resta sempre lo stesso.
Mai visto.

Sentire sabato mattina scorsa Giuseppe Conte nella sua conferenza stampa di fine anno e confrontarla con l’analoga di un anno fa c’è da non credere.
Il vero Conte era quello dell’anno scorso o questo che si presenta oggi?
C’è da pensare ad un artifizio di Crozza il “giuseppi” visto in TV.
Purtroppo no, è lo stesso prof. Conte.
Misero capo del governo nel 2018, miserrimo nel 2019. Di differenza rispetto l’anno scorso c’è solo un’accresciuta malizia ed una scaltrezza da far impallidire il Veltro dantesco.

Il prof. Conte, vero levantino (dal che le sue origini pugliesi) poi romanizzatosi, assume toni spacconeschi, atteggiamento tipico proprio dei quiriti ridicolizzati nelle farse. Il premier “per caso”, infatti, non si accontenta aver preso in giro gli italiani proponendogli una “legge finanziaria” falsa, bugiarda, piena di insidie, però spacciata per “salva Italia” nonostante abbia nel suo seno “clausole di salvaguardia” per l’anno prossimo di oltre 20miliardi di euro e la previsione nel 2021 di aumento accise carburanti e… udite, udite, l’aumento dell’IVA nel 2022 al 26,5%, ma addirittura si propone statista illuminato e “durare” sino fine legislatura.

Pretendere, per esempio con Di Maio (ex bibitaro) Ministro degli esteri, di risolvere la crisi libica è roba che fa solo sbellicare dalle risate i foreign office delle cancellerie mondiali quando tutte queste brancolano nel buio, è a dir poco spavaldo sino al ridicolo.
Il prof. Conte, con una sicumera degna dei più colorati spacconi personaggi della Roma di un tempo, come per esempio la maschera carnevalesca romana nella commedia dell’arte Generale Mannaggia La Rocca, afferma di voler governare sino fine legislatura.
Credo che nemmeno Erdogan in Turchia abbia traguardi di governo così lontani.

Ma Conte, ormai ridicolo epigone di veri statisti, anziché considerarsi un fortunato per essere stato nominato “per caso” a capo di governo di una nazione del G7 ed accontentarsi e campare sino a tirare le cuoia e farsi da parte (fine di ogni statista democratico), va sognando di farsi un partito politico personale, mentre nel frattempo, in perfetto stile “Manuale Cencelli”, sdoppia il Ministero dell’istruzione assegnando le cariche a rappresentanti dei due partiti al governo così tentando di stabilizzare la baracca governativa che nel mese di gennaio dovrà subire prove che farebbero impallidire un dittatore sudamericano.

Che ne sarà della proposta del PD sulla giustizia, della votazione sulla autorizzazione a procedere contro Salvini, dell’esito elettorale in Emilia-Romagna e Calabria, sul percorso governativo?

Di fronte ad un’agenda simile non dormirebbe neppure Putin, ma il “nostro” professorino “privato” ostenta tranquillità, proprio quella, però che non hanno gli italiani per essere governati da soggetti della sua infima caratura sociale, scientifica e morale.

Basta spacconi al governo. Aridatece Cirino Pomicino!

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