Viterbo POLITICA
Andrea Stefano Marini Balestra

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Arcigno come un professore che legge la pagella agli scolari, il Presidente della Repubblica in perfetto burocratese, dopo aver sentito tutte le forze politiche che aveva ascoltato nella consultazioni le ha rimandate “a settembre” con l’obbligo fare ripetizioni per soli 5 giorni.

Questo in sostanza è apparso il senso del discorso presidenziale, pronunciato senza mimica alcuna, con monocorde tono di voce siculeggiante e senza mai alzare gli occhi da quei “straccifoji” che venivano letti.

Un tono da rimprovero per tutti coloro che si erano avvicendati sulle belle e comode poltrone quirinalizie per le “consultazioni”.
Infatti, tutti bocciati. Rimandati a settembre, anzi al 28 agosto.

E’ chiaro che il Capo dello Stato del bailamme politico praticato da una classe politica miseranda (nessuno escluso!) che fa rimpiangere i grandi statisti della prima Repubblica (Aridatece Fanfani, Pella, Tambroni, ma anche Cirino Pomicino!) li abbia bocciati.

Infatti, nessuno gli ha dato prova (salvo chiacchiere) di voler formare un governo stabile e che non sia solo dettato dalla paura delle urne, dalla perdita della seggiola e di “vendetta” personale per Salvini.

E’ ovvio che un governo così non possa essere una cosa seria.

Ancorché possibile una nuova maggioranza, quindi la nascita di un governo rosso-giallo, per i numeri in Parlamento, questo governo sarebbe solo un’entità aritmetica e non già una coalizione politica che possa durare. Al massimo sarà un governo appiccicaticcio come quello passato Conte dimesso giorni fa, solo con parte diversa dei partecipanti, ma sempre fratelli coltelli, pronti alla rottura.

In pratica, un governo così ci porterà alle elezioni l’anno prossimo.

Altro che governo di legislatura sino al 2023.

Ieri pomeriggio sono iniziate le lezioni di riparazione.

I bocciati di l’altro ieri, si sono incontrati con i professori di 5stelle e del PD per presentarsi agli esami di riparazione di martedì ed ottenere la promozione.

Se ci riusciranno o no, quindi verranno respinti o promossi, lo sapremo tra circa 120 ore. Se saranno respinti, subito elezioni in autunno, se promossi, l’inizio di estenuanti trattative di redazione “contratto di governo” con profilo di comunque di mancata promulgazione in termini della prossima legge finanziaria che, stanti enormi le differenze di sinallagma tra i contraenti del contratto, dubito possa uscire in tempo.

Ma non si poteva evitare questa manfrina e certo pericolo che un governo nato per dispetto (altro che “salvezza” nazionale!) e subito andare al voto!

La disastrata Grecia, l’incartata nella Brexit Inghilterra, la confusa e semiscissa Spagna, un’ora dopo le dimissioni di un governo, hanno ridato la parola ai cittadini ed adesso hanno un governo.

Per la paura della bocciatura dei cittadini, ben peggiore di quella del Capo dello stato, costoro vogliono tenere in piedi un Parlamento nato infelice.

Infatti, il 4 marzo 2018, la maggioranza ai 5Stelle derivò da un voto di protesta a tutta la politica precedente, in particolare quella del PD sempre fallimentare in ogni occasione. Adesso questa protesta sembra stia rientrando.

Meno vaffa ed astensionismo, quindi, ma rinnovata fiducia in partiti strutturati ed organizzati dalla base (anche il PD) e non dalla ridicola “piattaforma Rousseau”.

Allora, qualcuno pensa che al voto dei cittadini, oggi chiaramente indirizzato ad un nuovo bilateralismo, sia meglio un pastrocchio di esecutivo tra due forze politiche, l’una ormai in caduta libera e l’altra bocciata alle elezioni politiche, europee ed in ogni regione ed italico comune.

Con tale forma di governo, si potrà si gabbare l’Europa ed i mercati, ma non gli elettori italiani, che dopo un’esperienza simile, se non vanno prima alle barricate, daranno alla prossima tornata elettorale il 60% a Salvini.

Speriamo che lo Spirito Santo, che ormai sembra aver cessato di illuminare l’inquilino di turno in Vaticano, vada al Colle ed ispiri Mattarella.

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