Viterbo POLITICA
Andrea Stefano Marini Balestra

Che le leggi promulgate dai Parlamenti non siano sempre gradite ai cittadini ed coloro che sono oggetto dei provvedimenti non è certo una novità.

Se pensiamo per un attimo; quante leggi ci sono ostili, ci negano delle libertà, ci obbligano a comportamenti prefissati che non sempre vorremmo adottare.

Ma tant’è.

E’ il prezzo che si paga al contratto sociale al quale siamo tutti legati e quell’eventuale deficit di libertà che possono imporre alcune leggi è la chiave del nostro vivere in una società ordinata.

Sub lege libertas, dicevano gli antichi.

Senza leggi, saremmo al far west dove il diritto è del prepotente che lo esercita a pistolettate. I moderati, la maggioranza sempre di ogni popolazione, deve soccombere o cambiare aria ed i prepotenti sempre di più.

Quindi, ancora oggi, se a qualcuno non dovessero andare bene le leggi dello stato dove vive, o si adegua, o se ne va. Ma non è detto che in altro stato non sia la stessa cosa.

Chi per es. ha a noia il rispetto delle leggi, lo ha dovunque. Delle due l’una, o abbozza, o si fa leggi per conto suo.

In Sicilia e nel sud Italia il rispetto delle leggi è stato sempre critico perché legislatore era sempre una potenza straniera che pretendeva gestire il popolo a sua misura. Nacquero perciò le mafie che si dettero leggi per conto proprio.

Da questo filone culturale discende il sindaco di Palermo Orlando, discendente da antica famiglia mafiosa, la cui legge era solo quella propria, mai quella dei Borboni o dei Savoia. E’ chiaro pertanto che il rispetto della legge dello stato non sia nel dna dei mafiosi, camorristi che nel tempo di legge se ne sono fatte, ma certamente non commendevoli

Costui, infatti, impregnato di mafiosità congenita, all’improvviso, viene colto da rigetto per l’applicazione di una legge dello stato e detta la sua: ordina ai suoi funzionari di iscrivere nei registri della popolazione soggetti che non lo possono essere.

Caso strano? Ma altrettanto fa il Sindaco di Napoli e quello di Reggio Calabria, capitali di organizzazioni antistato.

Dietro questi “capofila” ci sono alcuni sparuti sinistrorsi in disfacimento. Non meritano nemmeno essere nominati. Come possa il sindaco di Pomezia andare contro una legge dello stato non ha alcuna logica.   Quelli delle zone mafiose forse hanno ad attenuante una loro logica antistato praticata nei loro territori e pertanto a tale atteggiamento adeguati avendone certamente ottenuto i voti.

Ci auguriamo che i Prefetti delle Province interessate intervengano anche sino al punto da commissariare qualsiasi comune dove il “decreto sicurezza” non venga applicato, anche se siamo certi che nessun funzionario comunale serio possa dar retta al suo temporaneo capo, cioè un sindaco eletto a tempo, quando soltanto su di loro (di carriera) potrebbe abbattersi la scure di un procedimento per abuso di ufficio che per un pubblico dipendente è la condotta più infamante.

In conclusione, sarà una tempesta in un bicchier d’acqua perché sempre spetta alle Prefetture il vaglio delle attività comunali in campo demografico e non crediamo che possano esistere prefetti che si adeguino a chi intende violare la legge.

Ma il danno c’è e resta!

Questa nuova querelle infiamma il dibattito politico e lo distoglie per quello che effettivamente serve al cittadino italiano. Al popolo minuto l’iscrizione alla anagrafe degli stranieri non interessa per nulla, anzi la gente comune lo detesta.

Siamo alle solite. I partiti di sinistra vivono fuori dalla società, non sentono le richieste della base della popolazione e solo si imbrodano di belle e vane parole di solidarietà che a questo punto hanno rotto anche in bocca ai preti e stanno creando gravi fratture tra i fedeli. Al contrario, i partiti con governo, hanno il polso della nazione, propongono e fanno quello che la maggioranza dei cittadini vuole.

E vi pare poco!

Questa è democrazia, non disubbidienza “civile” foriera di disordini sociali e morali.

 

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