Roma POLITICA
Gianfranco Fisanotti Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Gabriele d'Annunzio
Prosegue a ritmi serrati la giostra dei veti e delle chiacchiere per la conquista del governo.
D’Annunzio era convinto che “l’arte di comandare è non comandare”, ma sviluppando alcuni princìpi del socialismo radicale europeo fondò la “Lega di Fiume” ed emanò la “Carta del Carnaro” promuovendo forme di democrazia diretta sul modello cantonale svizzero.
Una curiosità: nella Reggenza del Carnaro “la Musica è una istituzione religiosa e sociale”; il sommo Poeta era un vero cultore della bellezza e dell’arte. La gente italiana ha votato il 4 marzo u.s. e da allora sono stati fatti diversi sforzi per vanificare il risultato delle urne al punto che tutti e tre i blocchi elettorali possono determinare scelte decisive.
È come se il voto non contasse più perché pare prevalere la logica dei palazzi romani molto inclini da secoli ad aggiustamenti fatti su misura, anche oltre la volontà popolare. Con la scusa di dovere ad ogni costo fare un nuovo governo – un qualsiasi governo – per salvare la legislatura si assiste ad un delirio di misurazioni parlamentari che promuovono l’avanzata spregiudicata di nuovi assetti di potere imbastiti con la mera scusa della “responsabilità”.
C’è veramente da rimpiangere Gabriele d’Annunzio: difficilmente Egli avrebbe firmato una legge elettorale come quella chiamata “Rosatellum” dove si sapeva già prima che nessuna forza o coalizione avrebbe raggiunto la maggioranza.
Titola “La Stampa” del 29 aprile u.s.: “L’ostacolo della legge elettorale sulla strada del ritorno al voto” con il sottotitolo “Cresce la tentazione di cambiarla, ma non c’è accordo tra i partiti”. Mentre la politica vive momenti eccezionali, la gente comune vive i giorni normali: quelli delle scadenze fiscali, dei sette milioni e mezzo di poveri assoluti, dei clandestini, delle paure sparse nelle periferie e nelle campagne abbandonate dal potere, delle tasse sui beni strumentali del turismo oberati da continui adempimenti, dell’economia che non decolla perché manca il lavoro, degli investimenti sempre solo annunciati mentre l’Europa impone nuove restrizioni e l’America ricomincia con i dazi.
In questa congiuntura sfavorevole continuano le scosse nelle Zone martiri del Centro Italia, mentre le macerie abbandonate rendono spettrali quei Borghi antichi così preziosi per l’identità culturale del Paese, mentre la viabilità è sempre difficile come si è visto nei Comuni del “cratere” in Provincia di Macerata: ormai anche il terremoto viene trattato come se fosse un dispetto normale della natura e non invece una tragedia da affrontare con l’Esercito accelerando ogni impegno e progetto per la ricostruzione.
Ma sì!
Aspettiamo il governo che verrà, non roviniamo la siesta dei nuovi eletti e consoliamoci leggendo il rapporto dell’OIV che è l’“Organisation Mondiale de la Vigne et du Vin”: l’Italia si conferma nel 2017 primo produttore mondiale con oltre 42 milioni di ettolitri! Gabriele d’Annunzio sarebbe fiero di noi.
A Venezia hanno messo i tornelli ed allora facciamo una gita fuori porta fino alle falde della Marsica occidentale dove potremo assaggiare il famoso carpione e la eccezionale trota macrostigma del lago Fibreno così caro a Cicerone che nel De Legibus riporta il dialogo con suo fratello e con Pomponio Attico: “Questa è la vera Patria mia e di questo mio fratello…. qui sono le nostre cose sacre, qui i nostri parenti, qui sono tanti ricordi dei nostri antenati…” .
Ma si!
Andiamo a fare questa gita nel Lazio tra querce, roveri, salici, pioppi e fino al Lago Fibreno leggendo Cicerone e dimenticando i palazzi romani. Forse, aveva ragione d’Annunzio: “l’arte di comandare è non comandare”.






















