Viterbo POLITICA
Andrea Stefano Marini Balestra

Beppe Grillo
Mi dispiace per i cittadini che avevano creduto nel Movimento 5 stelle, ma era ovvio che un’esperienza politica tentata da un ex comico che aveva coscritto nelle sue file personaggi desiderosi di far politica, ma per lo più scartati dagli altri partiti, non poteva reggere l’urto con la pericolosa navigazione nella politica nazionale.
Governare l’Italia, come disse un noto ex Presidente del Consiglio, “è cosa inutile” e questo lo diceva in un’epoca lontana dall’attuale. Figuriamoci oggi, dove i corpi intermedi a quelli istituzionali (parlo dei sindacati, delle associazioni di categoria e via via) e la diffusione dei media complica tutto.
Finché il sig. Grillo ed i suoi sodali stavano in piazza a celebrare i “Vaffa Day” e punzecchiavano i governanti di turno praticando il più sbracato populismo, tutto è filato liscio. Il consenso prendeva piede ed un consenso elettorale si ingrandiva tornata elettorale in tornata elettorale. Poi, finalmente i “grillini” hanno cominciato a governare le città, dapprima minori, poi addirittura Roma e Torino, passando per Parma, Livorno, etc.
Le “gesta” del Sindaco Raggi a Roma e del Sindaco di Torino, certamente enfatizzate ad arte dalla stampa nazionale (nessuno per es. parla del disastro di Civitavecchia), sono state la cartina di tornasole delle incapacità politiche ed amministrative degli eletti grillini.
Nonostante i disastri di Roma, non tanto per l’incapacità di tappare le buche, far raccogliere la “monnezza” o assicurare trasporti urbani e di conseguenza un’effettiva impossibilità sanare tutto in poco tempo comunque come promesso, il sindaco Raggi ha dato dimostrazione di non saper governare. Il balletto del cambio degli assessori, gli scandaletti anche personali da gossip banale, non hanno però scalfito il consenso per il Movimento che addirittura in quasi tutta Italia, maggiormente al Sud (luogo di maggior disagio), ha registrato un boom.
La disperazione dei cittadini ha fatto sì che come ultima spiaggia ci si rivolgesse a Di Maio per sanare le profonde ferite inferte da anni di vergognosi governi non eletti, incapaci di risolvere i problemi della gente, ma solo salvare se stessi. Sfiorite le speranze riposte nel giovane Renzi, i cittadini si sono rivolti ad un altro giovane rampante: il sig. Luigi Di Maio, un parvenu della politica scelto e preferito ad altri che almeno dalle parole sembravano meno impreparati al governo anche se molto loquaci.
Bene, il giovane Di Maio, designato pretendente al soglio della presidenza del Consiglio dal suo Movimento (guai chiamarlo partito!), nonostante la “bella presenza” (sempre in giacca e cravatta), le sue visite alla City di Londra, in tutte le circostanze pubbliche possibili, anche Gran Premio “Formula E” a Roma, si è dimostrato alla resa dei fatti un dilettante allo sbaraglio.
Non avendo voluto comprendere che il successo elettorale del 4 marzo era solo figlio della disperazione degli elettori che in molti hanno voluto temporaneamente lasciare i loro partiti di riferimento (molti di sinistra moderata ed altrettanto di destra) per metterli alla striglia, non certo per aver creduto al M5 Stelle, il Di Maio, non avendo voluto capire questo limite, si è sentito forte ed ha sbandierato ai quattro venti il fatto che il suo “partito”, rectius movimento, era il primo partito nazionale, quindi “doveva” governare.
Povero grullo, direbbero in Toscana !
Come si poteva pretendere governare con un successo elettorale di carta, con un numero di voti dati in provvisoria trasferta da altri partiti e raggruppamenti, senza un base formata e stabile, con un’organizzazione sul territorio e con personale politico addestrato.
Il Di Maio, nei giorni passati, è sembrato un cane da caccia alla ricerca di una preda qualsiasi pur di portare selvaggina al cacciatore. Ha dapprima tentato Salvini che per governare con lui doveva lasciare il raggruppamento di centro-destra, poi al suo ovvio rifiuto, si è dato alla sinistra tentando il PD, modificando di giorno in giorno il programma presentato agli elettori e cancellando le contumelie dette in campagna elettorale.
Altro che vaffa !
Il Di Maio è apparso un perfetto trasformista degno della migliore tradizione dorotea democristiana, proprio quel modo di governare che egli ha sempre svaffanculato.
Nel frattempo, ci sono stati due test elettorali, che se pur parziali, hanno dimostrato l’origine artificiale del consenso elettorale raggiunto il 4 marzo scorso.
Gli elettori “provvisori” 5 Stelle di fine inverno, a primavera avanzata, sono tornati ai loro partiti di riferimento, tant’è che il PD in Friuli ha recuperato qualcosa, Forza Italia ha tenuto e la Lega ha incassato il dividendo della fuga elettorale grillina.
La Lega, proprio, per le recenti “mosse” del suo Leader Salvini, ha dato prova di serietà e coerenza, quindi affidabilità. I cittadini, quindi, le stanno dando consenso non casuale, ma “informato”.
In buona sostanza il Movimento 5 stelle ha fallito ogni sua pretesa di essere un “partito” di governo, può solo restare come movimento di protesta, una sentina che raccoglie i voti dei disperati, che altrimenti non andrebbero neppure a votare o potrebbero darlo a movimenti neonazisti, ammesso che ne esistano.
Quindi, Di Maio, accontentati di essere stato eletto in Parlamento insieme a qualche tuo amico, perché in occasione di una prossima tornata elettorale, gli eletti non saranno che meno della metà.
Fusse che fusse la vorta bona che Paola Taverna se ne vada dal Senato per tornare in borgata!






















