Viterbo EVENTI La Mostra verrà inaugurata a Viterbo  il 27 dicembre alle ore 16,30 presso la Rinascimento-Gallery (piazza S. Simeone 5)

Disegno della facciata della Chiesa di san Pietro a Tuscania (1837)

       In occasione del duecentesimo anniversario della nascita di Viollet-le-Duc (1814-1879), il Dipartimento PAU dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria ha promosso la Mostra “Voyage d’Italie (1836-1837): immagini e impressioni. La formazione di  Viollet-le-Duc Architetto”, che è stata esposta a Firenze in occasione  dell’Assemblea Generale dell’ICOMOS Internazionale (9-15 novembre 2014).

       Con il patrocinio del Comune e dell’Ordine degli Architetti PPS, si è voluta portare a Viterbo la Mostra, che nei suoi 22 pannelli  espositivi illustra luoghi e monumenti italiani,  attraverso alcuni disegni elaborati da Viollet-le-Duc durante il suo Voyage d’Italie, relazionandoli a commenti tratti delle sue Lettres d’Italie e accompagnandoli con note critiche  su un viaggio che ha costituito unaesperienza fondamentale nella formazione  del giovane architetto.

    Le immagini mostrano uno spaccato dei monumenti e della società italiana nella prima metà dell’Ottocento, nelle diverse realtà regionali attraversate in un viaggio durato quasi 18 mesi;  gli  splendidi ed eterogenei disegni di Viollet-le-Duc mostrano l’eccezionale capacità grafica del futuro architetto-restauratore e il suo rifiuto della cultura “accademica” francese.

Come pure la sua non comune capacità di cogliere, attraverso lo studio delle tecniche, dei materiali, dei principi costruttivi, lo spirito profondo delle architetture del passato e il tentativo di attivare con tale passato un rapporto nuovo, più complesso che tiene conto anche dei nuovi temi che investivano la società moderna del suo tempo. Il ruolo dell’architettura nella storia civile, il rapporto tra forma e funzione sono tutti temi che diventeranno nodali  nel primo Novecento e nel dibattito sull’architettura moderna.

   Il metodo di studio analitico dei monumenti di tutte le epoche e la loro analisi critica, sta alla base della formazione di Viollet-le-Duc, che lo condurrà ad essere per circa un quarantennio il protagonista del restauro degli edifici storici della Francia, dalla Cattedrale di Nôtre-Dame di Parigi, al castello di Carcassonne.

  Quello di Viollet-le-Duc è un percorso di formazione da cui l’Architetto moderno dovrebbe  ancora  trarre esempio.

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EUGЀNE VIOLLET-LE-DUC (1814-1879) è figlio di Emmanuel-Louis-Nicolas Viollet-le-Duc (1781-1857) e di Élisabeth Eugénie, figlia dell’architetto Jean-Baptiste Delécluze.

A 12 anni Eugène inizia a frequentare l’Istituto Morin, ma si sente ‘limitato’ in un collegio; inizia quindi a prendere lezioni di prospettiva dallo zio  Étienne-Jean Delécluze, pittore e critico d’arte. Termina i suoi studi classici da esterno al Collegio Borbonico di Parigi e si rifiuta di entrare all’Ecole des Beaux-Arts, pur sollecitato dallo zio;  frequenta  gli atéliers degli architetti Jean-Jacques Marie Huvé e Achille Leclère, amici di famiglia,  approfittandone per visitare i loro cantieri. Più tardi scriverà che un allievo apprende il mestiere di architetto molto di più frequentando imprenditori, capomastri e operai, che eseguendo bei disegni di graziose facciate  come si faceva all’Ecole des Beaux-Arts.

Ma i libri, i disegni, le pratiche di cantiere, non bastano al giovane Viollet, che intende viaggiare per vedere, studiare, disegnare e confrontare i più importanti monumenti di tutte le epoche. Ribelle al formalismo dell’insegnamento ufficiale si formerà nei viaggi in Francia, tra natura e architettura, e soprattutto in Italia, osservando e studiando direttamente i monumenti, applicando  all’architettura il metodo analitico delle scienze storiche e delle scienze naturali.

Una prima esperienza di viaggio gli viene offerta dallo zio Delécluze che nel 1831 lo invita in Alvernia. Grazie al ruolo del padre, dal 1832 Conservatore delle residenze reali, la famiglia è invitata dal re Luigi Filippo I ad alloggiare nel palazzo delle Tuileries; in quello stesso anno muore la madre, vittima dell’epidemia di colera che colpisce Parigi, provocando un immenso dolore al diciottenne Eugène, che per distrarsi intraprende un viaggio in Normandia.

Per raccogliere denaro e continuare i suoi viaggi, il giovane Viollet vende i suoi acquarelli, esegue decorazioni, dà lezioni di disegno e nel 1833, con l’amico musicista Emile Millet, compie un viaggio, dove ha occasione di  visitare i castelli della Loira, le coste dell’Oceano, le montagne dei Pirenei, producendo oltre 165 acquarelli.

Nel 1834 sposa Elisabeth Tempier ed è nominato professore-supplente dei corsi di composizione e ornamento nell’Ecole de dessin, Scuola Reale gratuita che diventerà più tardi l’Ecole nationale superiéure des arts décoratifs.  

Nel 1835 intraprende un altro viaggio in Francia (in Normandia, a Chartres, a Mont-Saint-Michel) con Léon Gaucherel, un suo allievo che si specializzerà in incisioni ed eseguirà numerose tavole per il suo Dictionnaire e lo accompagnerà nel suo viaggio in Italia.

Il giovane Eugène è consapevole della necessità di compiere un viaggio in Italia, meta obbligata nel XIX secolo nella formazione degli architetti, ai quali, a conclusione degli studi, il Gran prix di Roma permetteva un soggiorno a Villa Medici per disegnare i modelli dell’antichità classica; né allievo dell’Ecole des Beaux-Arts, né pensionnaire de l’Accadémie di France a Rome, egli considerava il territorio italiano una fonte inesauribile di studio, ma a condizione di avere a disposizione un soggiorno abbastanza lungo.

L‘occasione economica gli viene offerta quando, durante un ballo alle Touileries trae uno schizzo a seppia della sala del banchetto, che il re chiede di trasformare in acquarello. La somma ricevuta gli permette di realizzare il suo viaggio in Italia, che tanta influenza avrà nella sua formazione.

La prima importante lunga tappa prevista in Sicilia - una regione carente di viabilità e di alberghi se non nelle grandi città - non gli consente di portare con sé la moglie (lo avrebbe raggiunto a Roma e Firenze con il fratello), e parte con l’amico Léon Gaucherel, che rientrerà a Parigi nel maggio 1837. A lui  affida i disegni eseguiti dall’inizio del viaggio, di cui Gaucherel compilerà una Lista cronologica di 334 disegni. Durante l’accidentato percorso nell’isola saranno accompagnati da  Pepe, un anziano siciliano incontrato a Selinunte.

Le numerose lettere di Viollet-le-Duc al padre e alla moglie e il suo Diario (Journal) ci consentono di seguire giorno per giorno un’esperienza che dura quasi 18 mesi (dal 21 marzo 1836 al 24 agosto 1837), e soprattutto di cogliere le impressioni del giovane Viollet-le-Duc su un viaggio che riconoscerà lui stesso come rivelatore del gusto e del talento: 42 anni dopo,  nel suo volume Comment on devient un Dessinateur (J. Hetzel et Cie Editeurs, Paris 1878) le Petit Jean, che ha una predisposizione per il disegno, verrà messo alla prova con un viaggio in Italia.

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