
Mariella Zadro
Difficile stabilire quale porzione di territorio dell’ Etruria sia più ricco di storia rispetto ad altri siti.
Ogni qualvolta si organizza una campagna di scavi,oltre al ritrovamento di reperti, che confermano o ampliano le conoscenze, che gli archeologi documenteranno, le sorprese non mancano mai.
Non è la prima volta che proprio la zona di Vulci, antica città etrusca nel territorio di Montalto di Castro e Canino, ci restituisce oggetti e vasellame unici nel loro genere.
L’apertura di una tomba è sempre un momento delicato, che va a scoprire la storia del defunto, attraverso il corredo che vi si trova.
E’ notizia recente, il ritrovamento di un corredo funebre in una tomba inviolata di 2600 anni, nella necropoli dell’Osteria, proprio nel territorio di Vulci.
I resti ossei, secondo gli archeologi, apparterrebbero ad una giovane donna di circa venti anni e, potrebbero essere di una ragazza addetta alla mescita del vino e della birra.
Oltre a una coppa di origine greca in stile ionico, un bucchero con un tingitoio e un Kyathos (servizio da vino), è stato ritrovato un balsamario in faience (contenitore per unguenti o profumi) di fattezza egizia che ritrare una donna con un mantello maculato allacciato sotto il collo e tiene con le gambe un grande vaso.
Un oggetto non unico, ma di rara bellezza , che permetterà di arricchire la conoscenza di un popolo in buona parte misterioso.






















