Le foto sono di Mariella Zadro, a fine articolo video e altre foto
Mariella Zadro
“Affetto, tenerezza, ricordo, decoro” con queste parole riferite ad Ostelvio Celestini, Antonello Ricci ha accolto amici e parenti nel parco della parrocchia della Sacra Famiglia, venerdì 28 maggio, in occasione della presentazione del libro “Ostelvio Celestini. La léngua vitorbese. Poesie in dialetto”, dedicato al poeta dialettale.
Il libro pubblicato da Davide Ghaled è stato realizzato con la collaborazione di tutti i familiari di Ostelvio: la moglie Lina, i figli Paola e Luigi, i nipoti e tutti gli amici fraterni con i quali aveva condiviso diversi progetti letterari.
In questa occasione, alla presenza di un pubblico attento e commosso, in molti, hanno voluto contribuire con alcuni pensieri in ricordi dell’amicizia con il poeta e dedicargli alcune parole di ringraziamento.
E’ stato Don Luca Scuderi a salutare Ostelvio, come componente della comunità parrocchiale ricordando la sua attiva partecipazione in ogni circostanza. La pazienza e la riservatezza facevano di Celestini una persona speciale.
Per il presidente della Fondazione Carivit Marco Lazzari, la conoscenza dell’artista Celestini ha una data precisa: il 9 giugno 2018 in occasione dell’inaugurazione della mostra di sbalzi, sculture, incisioni e smalti su metallo “Suggestioni in luce “ed era anche la sua prima uscita pubblica dopo la nomina a Presidente della Fondazione. Momenti ricchi di emozioni che a distanza di tempo, fanno rivivere quelle sensazioni, che rimarranno nei personali ricordi.
Franco Giuliani, presidente dell’associazione culturale Tuscia Dialettale che ha condiviso con l’amico Ostelvio la fondazione della stessa associazione, ha voluto rivolgere un appello a tutti i presenti per accogliere il suo “testamento”: “Entrare nelle scuole e far conoscere le nostre radici” …” Lui amava i giovani e tutte le volte che li incontrava era una festa”! Conclude il suo intervento, facendo un appello ai poeti dell’associazione (alcuni presenti tra il pubblico) “Prendiamo in mano questo testamento che Ostelvio ci ha lasciato, cercando di divulgare la storia, le tradizioni e i personaggi della nostra amata Veterbe”.
L’attore e regista Pietro Benedetti, ha sottolineato l’importanza del dialetto che caratterizza tutte le poesie del poeta che definiva sua lingua naturale. Proprio perché naturale, narra le sue radici con un’armonia e una forza che lasciano stupito il lettore.
Massimo Mecarini, presidente del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa, in particolare, ha ricordato i momenti vissuti con il poeta nella commissione del concorso La lèngua vitorbese rivolto agli alunni della scuola primaria. In ogni poesia Ostelvio, andava sempre a cercare il messaggio che la poesia trasmette: le radici del passato, i riferimenti storici e l’amore per la vita quotidiana.
Sfogliando il libro, strutturato in sezioni, come una tavolozza di colori che illustrano momenti, eventi, emozioni senza tralasciare la fede e la politica, si legge tra i versi, in diversi scritti l’amore che il poeta aveva per il suo quartiere di Pianoscarano.
Per lui era un vero paradiso, l’abitato era totalmente separato, dal resto della città, ed il torrente Paradosso faceva da confine.
In questa circostanza è bello risentire Ostelvio che recita la sua “Piascarano… Adè… Piascarano” (al min. 6,5) in occasione di una passeggiata alla vigilia del Natale 2013: La Magia di Pianoscarano, Tra Storia Musica e Poesia.
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