Ecco un'anticipazione degli interventi:
Franco Raimondo Barbabella - "Dante e le sue patrie"
"È stato scritto che 'Dante è il poeta che inventò l’Italia'. È proprio così? In che senso si può dire con fondamento? Possiamo poi con ciò spingerci fino ad attribuire a Dante l’appellativo di fondatore dell’idea di Italia come patria degli italiani? Per rispondere dobbiamo tener presente che la sua opera somma, la Commedia, va letta insieme alle altre opere, Convivio e De Monarchia in primis, ed è comunque un immenso deposito di saperi, riferimenti, valori, costruzioni concettuali, che tutti insieme fungono da sorgente di identità e insieme da stimolo ad oltrepassarla. Di Dante si può dire anche per questo che è pienamente uomo del Medioevo. Così le sue tre patrie (Firenze, l’Italia, l’Impero) sintetizzano perfettamente sia la complessità del periodo che la sua tensione creativa e di movimento, si potrebbe dire la tensione di uno spirito riformatore".
Fioralba Salani - "Dante exsul immeritus e pellegrino nella Commedia"
"Nel corso del Convegno Ravennate del 1987 su Dante e le città dell’esilio, Mario Luzi sottolineava 'il valore dello sconvolgimento e del superiore ritrovamento che l’esperienza dell’esilio ha riservato a Dante': nell’esperienza dell’esilio Dante ha scorto una 'forza di rivelazione' talmente significativa da assumere tale esperienza a 'immagine ed interpretazione totale del destino terreno ed ultraterreno dell’uomo'. Esilio, dunque, non solo come esperienza dolorosa e sofferta di una ingiusta sventura, ma soprattutto come chiave interpretativa del percorso artistico, culturale, morale di Dante e della sua poetica. Cogliere il nesso tra Dante pellegrino nei tre regni e Dante esule in terra significa cogliere anche l’unità tra mondo terreno e mondo ultraterreno, fra tempo ed eterno. Questo il tema della nostra breve riflessione".
Raffaele Davanzo - "San Tommaso, Giotto, Arnolfo di Cambio, Dante. Come cambiò il modo di comunicare"
"Tommaso d’Aquino concepisce l’arte come libero contributo creativo dell’uomo per mirare alla rappresentazione del bello e in generale della realtà sensibile (che è la parallela opera creativa di Dio). Fino a circa il 1260 l’arte del Medioevo aveva cercato di subliminare le connotazioni corporee delle immagini, rendendo astratto anche lo spazio che veniva simboleggiato con immateriali fondi oro; subito dopo, seguendo il pensiero realistico di Tommaso, si darà invece importanza al rilievo, alla tangibilità di uno spazio divenuto commensurabile, cioè prospettico, e alla composizione sintattica: in fondo ad ogni tipo di arte capace di esprimere anche le passioni e le profondità psicologiche dell’uomo, pur sempre nel quadro generale della creazione divina. È il nuovo modo di comunicare di Giotto, Arnolfo di Cambio e Dante, tre campioni di una visione del mondo che è già la nostra".
Donato Catamo - "Dante, Pantaleone, Virgilio ed il mistero di Otranto"
"Che il 'Ghibellin fuggiasco' abbia raggiunto i lidi di Otranto e calpestato le serre salentine, è un’ipotesi tutt’altro che peregrina, in quanto le forme ed i colori di Mastro Pantaleone sul pavimento musivo della Cattedrale Santissima Annunziata di Otranto ed i versi della Commedia del Maestro fiorentino vanno oltre similitudini ed analogie e raggiungono livelli di forti corrispondenze tali che rimane difficile sostenere che il sommo poeta non sapesse. Oppure, forse, è stato un 'complotto' tra Gregorio, l’Igumeno, e Guido Cavalcanti?".
Roberta Menichetti - "Allor si mosse e io li tenni dietro... Il veltro dantesco come guida"
"Per il tema del viaggio si è proposto il motivo della guida e della speranza, attraverso la lettura dell’incontro di Dante con Virgilio e della profezia del Veltro nel canto I dell’Inferno. Questo motivo è sviluppato anche in un breve testo che ne è la reinterpretazione, con lo scopo di chiarire il senso dell’espressione nel titolo dell’intervento: 'il veltro dantesco'. L’ultimo passo proposto è la conclusione del viaggio con il saluto a Beatrice e il tema dell’amore nella Commedia".






















