Buongiorno Mauro, ecco un nuovo articolo su un'altra figura di spicco della famiglia Macchi di Cellere. Un saluto a voi tutti. Mario

Mario Olimpieri 
di ritorno dal passato e nuovamente impegnato nel mondo di facebook

All’ingresso della Rocca farnesiana vengo subito riconosciuto dal sorvegliante e sono ancora accolto con gentilezza.

- Signor Mario, lei è proprio fortunato perché oggi può incontrare il conte Vincenzo Macchi, Ambasciatore presso gli Stati Uniti, ma da qualche giorno qui a Cellere per una breve vacanza. Ecco che la sta per ricevere, entri pure.

- Buongiorno signor Conte, e dire che ero venuto per avere notizie proprio sulla sua persona.

- Allora sono a sua disposizione.

- Non pensavo di trovarla qui a Cellere.

- Sono venuto per qualche giorno e ho intenzione di prendermi un po’ di libertà e di andare a caccia con i miei amici. Vuole venire anche lei.

- La ringrazio vivamente, ma la caccia non fa parte della mia vita e del mio tempo libero, però posso indicarle una bella zona ricca di selvaggina e dove posseggo anche un bel casale.

- La ringrazio, signor Mario, e ne terrò conto.

Ma lei è venuto per precisi motivi, vero?

- Sì, vorrei da lei una panoramica sulla sua vita e sui primi anni della sua carriera diplomatica. 

- Con piacere, lei è un cittadino di Cellere, ha l’interesse ma anche il diritto di conoscere le attività dei Macchi di Cellere.

Io mi sono ben presto laureato in giurisprudenza il 31 ottobre 1888 all'Università di Roma, vincendo poi un concorso per entrare nei ranghi del Ministero degli Affari esteri e, modestamente, posso dirle che mi sono classificato al primo posto. 

- Complimenti signor Conte! E oggigiorno quale carica ricopre?

- Attualmente, dopo avere assunto nel passato molteplici incarichi interni, sono stato nominato Ambasciatore in Argentina.

- Una curiosità, ma lei è ancora solo, oppure si è formato una famiglia?

- No no! Mi sono presto sposato in Argentina con Dolores Josefa Cobo Salas, che mi ha regalato una bella bambina, Agnese e, in seguito, Stefano, rendendo felici anche i nonni Giuseppe e Giulia.

- Qual è stato inizialmente il suo maggiore impegno in Argentina?

- Mi sono adoperato con successo affinché si migliorassero i servizi offerti ai cittadini italiani immigrati, investendo in cultura e scuole.

- Come ha ben compreso che investire sulla scuola è come edificare un solido edificio di cultura e di un futuro migliore!

- Certamente! Lei ha centrato il problema e sembra essere di parte.

- Dice bene, signor Conte, sono proprio di parte; la mia vita è stata sempre dedicata alla scuola e all’educazione di generazioni di bambini. Ma, mi dica, come si sta svolgendo adesso la sua vita?

- Adesso sto ricoprendo anche la carica di Ambasciatore di Sua Maestà il Re d’Italia a Washington. 

- Un onore davvero prestigioso!

- Lei ha pensato al prestigioso, ma per me è un impegno oneroso perché ci troviamo in una situazione drammatica, come potrebbe essere lo scoppio di una guerra mondiale.

- E lei quali contatti ha perciò con l’Italia e a quali iniziative sta pensando?

- A dir la verità, già ho avuto importanti iniziative per non far scendere l’Italia in questo gravissimo conflitto e ho anche invitato il Governo italiano a inviare una delegazione italiana presso gli Stati Uniti, come hanno già fatto Gran Bretagna e Francia.

- E ha avuto rispondenza a questo invito?

- Sì, ho avuto la soddisfazione di incontrare una delegazione composta da personaggi italiani di prestigio.

- Me ne può citare qualcuno?

- Mi soffermo sul più conosciuto a livello mondiale.

- E cioè?

- Alludo al grande scienziato Guglielmo Marconi.

- Guglielmo Marconi!

- Sì, le posso lasciare anche una foto dove, oltre agli altri delegati, si vedono molto bene il Marconi e la moglie.

- Grazie davvero, la farò vedere a tutti i celleresi. Ma presto ritornerà in America, signor Conte?

- Prestissimo, la mia presenza è importante e mi impegnerò all’estremo delle mie forze per evitare che l’Italia scenda in un conflitto mondiale.

- Allora le auguro un pieno successo affinché non si verifichi un disastro per il mondo e, particolarmente, per Cellere e per i suoi figli chiamati alle armi. Non vorrei mai vedere un monumento dedicato a dei giovani soldati di Cellere per la loro triste fine in una guerra.

- Caro signor Mario, vorrò evitare tutto ciò e nel mio pensiero ci saranno al primo posto i giovani figli di Cellere, chiamati a difendere la Patria.

Adesso, prima di accomiatarci, mi deve togliere una curiosità.

- E quale?

- Nel recarmi qui nella mia abitazione cellerese ho veduto le persone vestire in un modo ordinato ma semplice: vesti lunghe per le donne e abiti alla “campagnola” per gli uomini; allora mi dica, come mai lei veste diversamente e in tutt’altra maniera?

- Signor Conte, perché io vengo da lontano…

- Ma non mi ha detto che è di Cellere? 

- Indubbiamente, ma per “lontano” io intendo parlare non di un luogo, ma del tempo.

- Mi scusi, ma continuo a non comprendere.

- Ho dovuto fare un lungo ma meraviglioso viaggio: io vengo dal 2022 e lei, signor Conte, è stato da me incontrato oggi nel 1900, per cui i miei abiti sono moderni e a lei sconosciuti.

- Ah, ma lo sa che quel che mi dice mi appassiona e vorrei ancora incontrarla in altra data e per altre novità.

- Sono pienamente d’accordo e posso così andare via felice e desideroso di raccontare agli altri quanto mi è accaduto quest’oggi. La saluto cordialmente, signor conte Vincenzo Macchi.

- Arrivederci, signor Mario. 

 

 

 

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