A cura di Barbara Pasqualini

Viterbo Prato Giardino
(foto di Enrico Pasqualini) 

Pensieri in libertà

Gennaio 2022

Un nuovo anno è iniziato, non vorrei sembrarvi retorica, mi auguro però, con tutto il cuore, possa essere sereno per tutti noi.

Normalmente questo è un periodo di bilanci e di buoni propositi per il futuro…

Per essere conforme alla tradizione anche io ho formulato le mie buone intenzioni: tra le molte, una in particolare riguarda un po’ anche voi. Ve ne state chiedendo la ragione?

Semplice: ho deciso che mi piace troppo curiosare nella tradizione popolare, tra vecchi proverbi e modi di dire, o ripescare dagli almanacchi eventi passati, magari non proprio quelli “hanno fatto la storia”, piuttosto, invece, i più strani e poco noti.

Ed adoro rendervi partecipi delle mie “scoperte”.

Vi va di accompagnarmi ancora in questi miei buffi excursus?

Ammetto che la mia domanda è…un pochino retorica, infatti, senza attendere la vostra risposta vi invito a scoprire insieme l’ennesimo modo di dire, personalmente a me sconosciuto, e letto proprio casualmente:

Quel, che non va nelle maniche, va ne’ gheroni.

Da Google:

gherone

/ghe·ró·ne/

sostantivo maschile

1.

Ciascuno dei due lembi triangolari di stoffa, applicati inferiormente ai lati della camicia per aumentarne l’ampiezza.

Anticamente, ciascuna delle falde della gonnella maschile.

2.

In marina, ciascuno dei rinforzi che le vele hanno nei punti soggetti a maggiore usura.

3.

In araldica, pezza onorevole in forma di pergola in cui però l’intervallo tra i due bracci divaricati è pieno.

https://it.wikipedia.org/wiki/Gherone

Gherone è un termine utilizzato in araldica per indicare una pezza triangolare, prodotta da due linee di partizione intersecantisi nel cuore dello scudo.

Taluni utilizzano per questa pezza il termine grembo (da cui deriva il grembiato).

In generale si può definire gherone qualunque pezza triangolare avente la base lunga la metà del lato di uno scudo e il vertice nel centro dello scudo. Esistono quindi gheroni moventi dal capo, dal fianco destro, dalla punta o dal fianco sinistro. Per ognuno dei quattro casi, il gherone può muovere dal centro del lato, o da una delle due estremità.

Tra i gheroni moventi dal capo si distinguono quelli moventi dal capo a destra, dal capo (sottinteso al centro) e dal capo a sinistra; lo stesso per quelli moventi dalla punta. Tra i gheroni moventi dai fianchi si distinguono allora quelli moventi dal fianco destro in alto (o gherone propriamente detto), dal fianco destro (sottinteso al centro) e dal fianco destro in basso; lo stesso per quelli moventi dal fianco sinistro.

Origine

Dal longob. *gairo ‘giavellotto’ •sec. XIII.

Quel, che non va nelle maniche, va ne’ gheroni; e vale che Quello, che non si consuma in una cosa, si consuma in un’altra.

Riassumendo:

https://www.treccani.it/vocabolario/gherone/

gheróne s. m. [der., per metafora, del germ. gairo «punta del giavellotto»]. – 1. Ciascuno dei due lembi triangolari di stoffa, innestati, specialmente in passato, al fondo dei teli della camicia, da ambedue le parti, per aumentarne l’ampiezza. Nell’uso ant., lembo, falda della gonnella maschile, aperta sul davanti: Non si tenea la man sotto il gh. (Rustico di Filippo); alzandosi i gh. della gonnella (Boccaccio). 2. In marina, ciascuno dei rinforzi (detti anche fortezze) applicati alle vele nei punti soggetti a maggior logorio. 3. In araldica, pezza onorevole in forma di pergola in cui però l’intervallo tra i due bracci divaricati è pieno.

https://www.treccani.it/vocabolario/manica/

…quel che non va nelle m. va nei gheroni, risparmiando da una parte, si finisce con lo spendere di più dall’altra.

Il detto, pensate, è menzionato anche nei Promessi Sposi.

Capitolo XXXVII Promessi Sposi

Quel che va nelle maniche, non può andar ne’ gheroni.

(Il capitolo 37 de I promessi sposi si apre con Renzo felice di aver finalmente ritrovato Lucia nel Lazzaretto sana e salva, che cammina senza sosta per tornare a Pasturo. Poi raggiunge Agnese nella casa dove si era rifugiata per evitare il contagio e le racconta del ritrovamento della ragazza.)

<<Se i rimasti vivi erano, l’uno per l’altro, come morti resuscitati, Renzo, per quelli del suo paese, lo era, come a dire, due volte: ognuno gli faceva accoglienze e congratulazioni, ognuno voleva sentir da lui la sua storia. Direte forse: come andava col bando? L’andava benone: lui non ci pensava quasi più, supponendo che quelli i quali avrebbero potuto eseguirlo, non ci pensassero più né anche loro: e non s’ingannava. E questo non nasceva solo dalla peste che aveva fatto monte di tante cose; ma era, come s’è potuto vedere anche in vari luoghi di questa storia, cosa comune a que’ tempi, che i decreti, tanto generali quanto speciali, contro le persone, se non c’era qualche animosità privata e potente che li tenesse vivi, e li facesse valere, rimanevano spesso senza effetto, quando non l’avessero avuto sul primo momento; come palle di schioppo, che, se non fanno colpo, restano in terra, dove non dànno fastidio a nessuno. Conseguenza necessaria della gran facilità con cui li seminavano que’ decreti. L’attività dell’uomo è limitata; e tutto il di più che c’era nel comandare, doveva tornare in tanto meno nell’eseguire. Quel che va nelle maniche, non può andar ne’ gheroni.>>

 

Concludendo sembra proprio che io sia sempre la pietra dello scandalo

Perché, poi, si dice proprio così, per indicare una persona oggetto di grande clamore (e, spesso, per ragioni riprovevoli)?

Inutile dirlo, è scattata l’ennesima ricerca!

 

Pietra dello scandalo

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

https://it.wikipedia.org/wiki/Pietra_dello_scandalo

La pietra dello scandalo, nell’antica Roma, era una grande pietra che si trovava di fronte alla porta maggiore del Campidoglio sulla quale era scolpita la figura di un leone, sulla quale dovevano sedersi coloro che mancavano ai loro impegni debitori oppure coloro che erano stati dichiarati falliti e avevano dovuto svendere tutti i loro beni ai creditori.

Seduti sulla pietra dovevano gridare ad alta voce cedo bona o cedo bonis (svendo tutti i miei beni) e per tre volte dovevano alzarsi e violentemente sedercisi di nuovo. Fatto questo la colpa era ritenuta estinta e dal quel momento i creditori non potevano più rivalersi su di loro.

Fu Giulio Cesare a inventare questo tipo di pena per sostituire una delle Leggi delle XII tavole (sono un corpo di leggi compilato nel 451-450 a.C. dai decemviri legibus scribundis, contenenti regole di diritto privato e pubblico. Rappresentano una tra le prime codificazioni scritte del diritto romano, se si considerano le più antiche mores e lex regia. Non si conosce il testo completo.) in cui si autorizzavano i creditori non soddisfatti a uccidere o ridurre in schiavitù il debitore moroso, secondo l’istituto della manus iniectio.

[La legis actio per manus iniectionem o manus iniectio rappresenta uno dei cinque modi di agire previsti dall’antico schema procedurale delle legis actiones e veniva utilizzata, secondo quanto dice Gaio (180 d.C. circa, giurista romano) nelle sue opere, per la realizzazione di posizioni giuridiche soggettive per le quali una legge vi faceva rinvio, avente quindi carattere esecutivo]

Credo che, a questo punto, sia più saggio congedarmi, augurandovi di nuovo tanta serenità per questo 2022 appena iniziato: se non facessi così, rischierei di invischiarvi subito in un’infinita catena di domande! Temo, invece, di avere già abusato troppo della vostra pazienza!

Il mio arrivederci sarà musicale, per renderlo più piacevole.

Buon ascolto, oggi vi propongo un omaggio al celeberrimo compositore e musicista austriaco Wolfgang Amadeus Mozart, che nacque proprio nel mese di gennaio (Salisburgo, 27 gennaio 1756 – Vienna, 5 dicembre 1791).

Come potrete immaginare, scegliere un brano con un patrimonio di opere a disposizione così meraviglioso ed ampio è stato difficilissimo: infine ho optato per una delle più ammirate e conosciute composizioni di Mozart, frequentemente eseguita e registrata in tutto il mondo, la Sinfonia n. 40 in Sol minore K 550, composta a Vienna durante il mese di luglio del 1788.

Essa è la seconda di tre sinfonie (le altre sono la n. 39 e la n. 41 “Jupiter”) composte in rapida successione durante l’estate del 1788.

Per me è un’emozione che si rinnova ad ogni ascolto.

 

https://www.youtube.com/watch?v=JTc1mDieQI8

 

Permettetemi una curiosità: questa sinfonia è stata oggetto di cover: tra queste è assai celebre e nota quella di Sylvie George Vartan (Iskretz, 15 agosto 1944) è una cantante francese di origine armena e bulgara, che incise un 45 giri intitolato Caro Mozart su questa sinfonia.

https://www.youtube.com/watch?v=mJ8GnPIBIH8

 

Immagini & Fonti

http://www.iccdold.beniculturali.it/siti_tematici/Scheda_VeAC/lemmario/index.asp@page=consultazionealfabetica&lettera=g&idCapo=203&indietro=1.html

GONNASVA6

(gonna svasata corta con gheroni)

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/e/e2/Araldiz_gherone.png

Araldiz_gherone

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/cc/I_promessi_sposi-008.jpg

I_promessi_sposi-008

 

 

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