Dott. Giusppe Di Prima

Prebiotici e Probiotici sono due termini che spessissimo vengono confusi oppure usati in maniera impropria. Nonostante la similitudine nei nomi, PREbiotici e PRObiotici sono categorie molto diverse tra loro.

Mentre nel primo caso ci si riferisce a delle fibre alimentari nel secondo caso si tratta di microrganismi, in particolare quei singoli ceppi specifici in grado di sopravvivere all’acidità dello stomaco e arrivare vivi nell’intestino in quantità adeguate apportando un beneficio alla salute dell’ospite.

Si tratta di sostanze significativamente differenti tra loro, ma entrambe in grado di esercitare un effetto positivo sull’organismo e, in particolar modo, sulla salute dell’intestino. Per ricordare e non confondersi, porto un esempio: Vogliamo allevare piccoli organismi viventi ed evidentemente abbiamo bisogno di inserirli in un “terreno di coltura”. Cosa ci serve prima di tutto?

Se non ci procuriamo il terreno, la coppia degli organismi che abbiamo non ha la possibilità di sopravvivere e riprodursi. Quindi PRIMA abbiamo bisogno di procurarci il “terreno”.

Prima può essere sintetizzato con PRE che costituisce il prefisso che compare in numerosi composti derivati dal latino, spesso in contrapposizione a post- “dopo”... “PRE” precede altri nel tempo e significa “prima”. (preannunciareprecederepredestinareprevederepreavvisoprevenditapregiudiziopreistoria) Quindi, prima il terreno cioè le fibre PREbiotiche.

I “prebiotici” sono infatti particolari fibre che fungono da nutrimento per la crescita di microrganismi potenzialmente benefici, con un effetto di modulazione. Le fibre prebiotiche favoriscono così l’equilibrio della flora intestinale.

I prebiotici sono sostanze organiche non digeribili, capaci di stimolare selettivamente la crescita e/o l'attività di uno o di un numero limitato di batteri benefici presenti nel colon.

Lo studio dei prebiotici è iniziato negli anni '90 con lo scopo di fornire nutrienti specifici alla flora batterica intestinale, stimolandone la crescita. Dopo aver appreso le benefiche proprietà dei fermenti lattici vivi ed essersi scontrati con le oggettive difficoltà nel farli sopravvivere alla digestione gastrica, gli studiosi cercarono di fornire all'organismo sostanze nutritive ottimali per stimolare la crescita della microflora benefica. Tali studi diedero origine ai prebiotici, sostanze che, secondo l'attuale classificazione, devono avere caratteristiche ben precise, riassumibili nei seguenti punti:

- devono superare, pressoché indenni, i processi digestivi che avvengono nel primo tratto del tubo digerente (bocca, stomaco e intestino tenue);

- devono rappresentare un substrato nutritivo fermentabile per la microflora intestinale, in modo da stimolare selettivamente la crescita e/o il metabolismo di una o di alcune specie batteriche;

- devono modificare positivamente la flora microbica a favore di bifidobatteri e lattobacilli.

Le fibre prebiotiche non vengono digerite dall’uomo per mancanza degli specifici enzimi degli erbivori ma sono indispensabili alimenti per la microflora intestinale. Le fibre prebiotiche assorbono acqua e quindi aumentano il peso e la massa delle feci favorendo lo svuotamento intestinale; “nutrono” i batteri provocando una produzione di metaboliti preziosi come gli acidi grassi a catena corta. In soggetti con vari malesseri intestinali, il ripristino delle condizioni fisiologiche dell’ecosistema intestinale ha comportato un miglioramento dei sintomi. Ecco perché, per trattare l’intestino irritabile, sia nella variante stitica sia nella variante diarroica, è auspicabile scegliere fibre prebiotiche.

Possiamo trovare le fibre prebiotiche – come inulina, frutto-oligosaccaridi (FOS) e betaglucani – in un’ampia varietà di alimenti vegetali.

La fermentazione di prebiotici ad opera della microflora intestinale origina acido lattico e acidi carbossilici a corta catena che, in virtù della loro acidità, creano condizioni ambientali favorevoli per la crescita dei simbionti (Bifidobatteri, Lactobacillus Acidophilus) ed ostili per lo sviluppo di microrganismi patogeni. Si assiste, di conseguenza, ad una diminuzione della flora "nemica" e dei suoi metaboliti tossici che, quando presenti in concentrazioni eccessive, favoriscono l'infiammazione della mucosa e ne alterano la permeabilità, con ripercussioni negative sulla salute dell'intero organismo. Tra di esse ricordiamo l'ammoniaca (tossica per il cervello), le ammine biogene (altamente tossiche), le nitrosamine (epato-cancerogene) e gli acidi biliari secondari (potenti promotori del cancro del colon).

Agli acidi grassi a corta catena prodotti dalla fermentazione dei prebiotici vengono attribuite anche funzioni protettive contro le malattie infiammatorie intestinali. L'acido butirrico sembrerebbe avere un effetto preventivo sullo sviluppo del cancro al colon; inoltre i FOS migliorano la biodisponibilità degli isoflavoni presenti nei legumi (sostanze a cui sono ascritti effetti protettivi verso diversi tipi di cancro, come quello alla mammella e quello alla prostata).

Inoltre, poiché favoriscono l’assorbimento del calcio e del magnesio, diventano particolarmente utili nelle donne in menopausa e nella prevenzione dell’osteoporosi.

Alcuni estratti di pianta come manna, tamarindo, prugna ecc. sono presenti in erboristeria e rappresentano un utile mezzo per una rieducazione funzionale dell’intestino.

Gli acidi grassi a corta catena (in special modo il butirrico), oltre a ridurre la proliferazione di patogeni e ad avere proprietà antiputrefattive, sono un ottimo nutrimento per le cellule della mucosa del colon e contribuiscono a migliorarne trofismo ed efficacia. Tutto ciò si traduce in un migliore assorbimento delle sostanze nutritive a discapito di quelle tossiche perché il basso consumo è associato a potenziali rischi di salute. Il termine «Fibra alimentare» viene usato per la prima volta nel 1941. Il termine “”Fibra alimentare” raggruppa uno spettro molto ampio di composti differenti con strutture molecolari e proprietà fisicochimiche molto differenti tra di loro. Rappresenta uno dei gruppi più eterogenei di molecole associate che si trovano in natura.

Le parti commestibili di piante o carboidrati analoghi resistenti alla digestione e all’assorbimento nell’intestino tenue, vengono completamente o parzialmente fermentati nel colon.

Per prebiotici, quindi, si intendono tutte quelle sostanze di origine alimentare che non sono digeribili ma che, se assunte in quantità adeguate, favoriscono in maniera selettiva la crescita e l’attività di uno o più batteri già presenti nel tratto intestinale.

(Un prebiotico è un costituente degli alimenti, non vitale, che conferisce un beneficio alla salute mediante una modulazione del microbiota).

Un ruolo importante è rivestito dai frutto-oligosaccaridi (conosciuti come FOS) e tra questi l’inulina risulta il prebiotico di maggiore interesse.

I prebiotici favoriscono la crescita e l’attività dei probiotici, infatti, promuovono la crescita di una o più specie batteriche utili allo sviluppo della microflora probiotica.

Per avere il giusto apporto di prebiotici è necessario intervenire sulle proprie abitudini alimentari, aumentando il consumo di cereali integrali, legumi, verdura e frutta.

Ognuno di noi deve quindi trovare la propria via per un consumo adeguato di fibre, comprese quelle prebiotiche: una tessera di rilievo nel mosaico delle buone abitudini alimentari, un punto importante a favore dell’equilibrio della nostra flora intestinale. I complementi dietetici prebiotici sono particolarmente indicati per chi segue una dieta povera di frutta e verdura, o deve riprendersi da una terapia antibiotica o soffre di disordini gastrointestinali (in questo caso è bene parlarne prima con il proprio medico curante).

 

 

 

 

 

 

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