Pietro Tamburini

Ricollegandomi al coraggioso intervento pubblicato qualche giorno fa in questa stessa sede a firma di Francesco Mattioli (col quale ho avuto il piacere di collaborare quando dirigevo il Museo territoriale del lago di Bolsena mentre lui rivestiva l’incarico di assessore provinciale alla Cultura) sul “…fatto che persone che non appartengono alla scienza, parlino di scienza”, vorrei aggiungere la mia testimonianza di etruscologo, dato che anche l’etruscologia rappresenta un ambito scientifico spesso vittima degli incompetenti, dei “no vax” della ricerca storica.

Del resto non possiamo più stupirci di nulla, vivendo nello stesso mondo e calcando le stesse strade, ad esempio, di quelli che sono certi che i vaccini anti-Covid contengano dei micro-chips, di quelli che ritengono l’astrologia più realistica dell’astronomia o, infine (incredibile dictu) dei Terrapiattisti.

Purtroppo una parte non trascurabile della saggistica contemporanea dedicata agli Etruschi – dove abbondano opere di grande pregio tipografico, con frontespizi molto curati e attraenti e perfino con prezzi di copertina assolutamente abbordabili - si deve alla speculazione commerciale di soggetti senza scrupoli che si spacciano per “editori”, pur essendo tutt’altro.

Un giorno uno di questi signori (con cui alcune istituzioni museali dell'Alto Lazio avevano in corso progetti editoriali fondati su saggi di carattere scientifico) a fronte del mio disappunto per aver pubblicato e promosso contestualmente alcuni libercoli di fanta-etruscologia partoriti da menti deliranti, mi rispose che lui pubblicava tutto ciò che gli veniva preventivamente pagato, manifestando, in questo modo, la sua vera ed esclusiva natura di "stampatore", dato che qualunque editore che si rispetti, mettendoci la propria faccia e la propria firma, pubblica solo ciò che, oltre al valore commerciale, abbia un riconosciuto valore culturale, adeguato a una corretta informazione dei lettori e, al tempo stesso, al contrasto della disinformazione, soprattutto quella in ambito scientifico. Rispetto troppo le persone per pensare che lo stampatore in questione fosse veramente convinto delle astrusità che andava pubblicando!

Sedicenti editori sostenuti, quindi, dall’inquietante entusiasmo di pseudo-studiosi o di “studiosi-fai-da-te”, che si auto-definiscono eufemisticamente “indipendenti”, tanto presuntuosi quanto ignoranti della materia, veri e propri ladri di conoscenza, specialisti nella pratica della disinformazione che, abusando dei primi due commi dell'art. 21 della Costituzione ("Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure"), pensano che sia sufficiente la passione, nutrita dalla lettura di qualche libro, per poter sapere e scrivere di tutto sugli Etruschi, per poter dibattere di etruscologia alla pari con gli archeologi (di cui arrivano in genere a confutare gioiosamente le tesi), convinti dell’inutilità degli studi universitari, della frequenza delle scuole di specializzazione o dei dottorati di ricerca, dell’apprendimento dei principi dello scavo stratigrafico, della reiterata partecipazione alle indagini archeologiche e ai convegni scientifici, della schedatura dei reperti e di tanto altro ancora: in sintesi, di tutto ciò che costituisce la base del bagaglio di competenze dell’etruscologo. 

Come se l’etruscologia non avesse la dignità di scienza! E la scienza, è bene ricordarlo, non è democratica, nel senso che deve essere, sì, al servizio di tutti ma non può in nessun caso essere alla portata di tutti, essendo fondata in primis sulla conoscenza approfondita e specializzata della materia scientifica. Infatti, fin dagli inizi del secolo scorso l’etruscologia (come ogni altra branca dell’archeologia) ha iniziato un cammino che, da disciplina prettamente umanistica, l’ha condotta ad assumere sempre di più la fisionomia di una scienza sperimentale - in cui ogni affermazione deve essere suffragata da una sufficiente e qualificata base di dati e di confronti - aperta verso ogni innovazione tecnologica utile ad affinare i propri strumenti di indagine, disposta a ogni forma di collaborazione con le cosiddette “scienze sussidiarie dell’archeologia”, in primo luogo con le scienze della Terra.

In sintesi, se un tempo l’attendibilità di qualunque affermazione sugli Etruschi (orale o scritta che fosse) era direttamente proporzionale alla fama e all’autorevolezza dello studioso che l’aveva partorita, oggi - capovolgendo il quadro – sono la fama e l’autorevolezza dello studioso che dipendono dall’attendibilità delle sue affermazioni, valutate ed eventualmente validate solo e soltanto sulla base della correttezza scientifica dei dati prodotti e dei confronti proposti: due elementi che implicano quell’adeguata competenza scientifica di cui lo studioso improvvisato non potrà mai disporre.

La dannosissima letteratura “etruscologica” prodotta dai ciarlatani e fatta circolare dagli stampatori di cui sopra è stata ed è capace di diffondere fiumi di sgangherate nozioni, talvolta vecchie e superate, talaltra del tutto fantasiose e false, ma rese in genere credibili dalla sontuosità della veste editoriale, ingannando in questo modo il lettore inconsapevole, spesso incapace (non certo per sua colpa) di distinguere a priori l’opera di un ciarlatano dallo scritto di uno studioso che all’etruscologia ha dedicato la propria vita professionale, facendone un mestiere di alta specializzazione. Purtroppo oggi questa sgangherata letteratura può godere di una diffusione e di un grado di visibilità praticamente illimitati grazie alle potenzialità offerte dalla rete Internet, dove la circolazione delle fake news è globale e vorticosa e, quindi, in grado, assai più dell’editoria cartacea, di attribuire credibilità e autorevolezza agli “studi etruscologici” dei ciarlatani. 

Mentre le nozioni che possediamo sulla storia del Greci e dei Romani ci sono perfettamente note e lo sono in pratica da sempre - poiché sia degli storici greci sia di quelli latini ci è stata tramandata buona parte delle opere - la storia etrusca la possiamo ricostruire solo dalla terra, cioè dai dati che le moderne tecniche archeologiche sono in grado di identificare, recuperare e analizzare, seguendo le metodologie sempre più sofisticate e affidabili dello scavo stratigrafico e l’ampio spettro di interpretazioni che oggi, grazie all’ausilio delle scienze sussidiarie dell’archeologia, possono essere proposte con un sufficiente grado di attendibilità. E, se la storia etrusca è conservata solo e soltanto nella terra, ecco che un’altra figura deleteria per l’etruscologia si affianca a quella dello studioso-fai-da-te: lo scavatore clandestino, il cosiddetto “tombarolo”, che, in spregio a tutto quanto detto finora, morso da una passione maniacale per il possesso del reperto oppure mosso da ragioni puramente economiche, devasta i giacimenti archeologici al solo scopo di placare le sue pulsioni e/o di arricchirsi. Ma questa è un’altra storia.

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L'articolo di Francesco Mattioli

Mattioli: "Mi colpisce il fatto che persone che non appartengono alla scienza, parlino di scienza"