Francesco Mattioli
“La cosa peggiore dei no vax è che producono dati, citazioni dotte, considerazioni di scienziati che sono inventati, falsi, oppure male interpretati o ancora non rappresentativi delle conoscenze consolidate della scienza.
Persino la loro apparente familiarità con i saperi e i meccanismi della scienza derivano da pregiudizi, da letture sballate, da nozioni rimasticate a proprio uso e consumo, e da millantato credito.”
Queste le considerazioni offerte dal sottoscritto qualche tempo fa ad un convegno virtuale tra scienziati e sociologi della scienza e sottoscritte in toto dai partecipanti. Che non erano truppe cammellate riunite da Pfizer, ma un consesso di studiosi indipendenti.
Non risulto pagato da nessuna multinazionale del farmaco e non sono neppure organico con qualche partito di governo; credo di non essere neppure un ingenuo, non foss’altro per i trentadue progetti di ricerca di cui sono stato membro o direttore negli ultimi quarantaquattro anni di carriera universitaria.
Quindi, vista la coerenza delle mie considerazioni sui no vax con quelle del 95% degli studiosi di medicina e di scienze sociali, delle due l‘una: o sono vittima anch’io di una colossale obnubilazione di massa nella scienza, o esistono sulla Terra pochi Illuminati che ne sanno una più del Diavolo su come va il mondo, attingendo al variopinto repertorio del web, dove uno vale uno e chi è più bello, più estroverso, più provocatorio o più paradossale la vince su tutti, persino sulla scienza senza neppure farne parte.
Non farò nomi. Ma mi colpisce il fatto che persone che non appartengono alla scienza, parlino di scienza convinti di saper distinguere al suo interno il grano dal loglio, di decidere quale dato, quale indicazione, quale sapere è attendibile e quale invece è pattume, oppure come debbano essere letti certi dati senza scontarli alla luce delle proprie personali opinioni.
Mi soffermerò su due questioni.
La prima.
C’è chi sostiene che uno studio dimostrerebbe che i no vax sono più colti, in fatto di vaccini, dei vaccinati. Colti è una parole grossa che andrebbe meglio spiegata, perché bisogna vedere quali criteri si adoperano. Quel 95% di Premi Nobel, direttori di istituti di ricerca, di cliniche specializzate, di studiosi e ricercatori che lavorano delle università, sono meno “colti” di quel 5% di loro colleghi no vax? Di quei saccenti uomini illuminati, come l’attore comico Montesano, la leggiadra opinionista Brigliadori e il cantante-impegnato Povia?
Ma soprattutto, chi sostiene l’importanza del dato, conosce la teoria dell’esposizione selettiva di Klapper? Quella della Confirmation bias, altrimenti detta “Camera dell’eco”, che tratta di come molta gente si faccia cieca alla realtà pur di credere in una nozione che ne soddisfa l’ego, per quanto possa essere una fola?
Lo sa che anche i terrapiattisti sono più ”colti” di geografia (cioè ne parlano più spesso…) della gente che ritiene che la Terra sia rotonda? Sol per questo sono nel giusto? Forse è terrapiattista anche lui?
La seconda.
Il caso Malone. Nella scienza, per fortuna, esiste la discussione. Così, che “uno” (non “il”) tra i padri della tecnica mRNA nei vaccini possa avere dei dubbi sull’azione della proteina Spike è del tutto normale. Poi, è chiaro: l’umanità, e quindi la scienza, hanno dovuto “correre” rispetto ai tempi usuali delle sperimentazioni, per evitare che invece di cinque milioni di morti nel mondo se ne potessero contare, ad oggi, il triplo.
Con tutto ciò, la vaccinazione di milioni di persone senza effetti collaterali importanti, la particolare diffusione del virus e la sua letalità tra le persone che non si sono vaccinate, diventano dati fondamentali per testare l’utilità stessa dei vaccini sia sul piano medico-scientifico che sul piano meramente statistico.
Mi diceva Don dante Bernini, che oltre che vescovo era anche un esperto di scienza, che la migliore forma di conoscenza che abbiamo a disposizione non è l’ideologia, ma la scienza. Ma ricordava che questa (come del resto testimonia oggi il revival della meccanica quantistica) non è certezza; Popper stesso osservava che una verità scientifica è valida fino a prova contraria, altrimenti non ci sarebbe progresso scientifico ma totalitarismo cognitivo. Don Dante concludeva ammonendo che se uno cerca la verità assoluta, la verità vera che neppure Pilato possedeva, è bene che entri in chiesa e si confronti con il Crocifisso.
Tutto ciò per dire che l‘onestà intellettuale della scienza e la sua progressione sperimentale non vanno usate per screditarla e per screditarne le applicazioni utili all’Essere Umano, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà. E’ una operazione intellettualmente e moralmente disonesta.
Il covid-19 è una pandemia che per molti mesi è stata incontrollabile, se non ricorrendo a provvedimenti drastici come le protezioni individuali e i lockdown, e che ha causato finora cinque milioni di morti nel mondo e un tasso di mortalità in Italia più alto di quello del periodo della Spagnola e del Secondo Conflitto mondiale. C’è chi, barando sui dati, dice che tutto ciò non è vero. Lo vada a dire a chi è andato ai piangere i propri cari in un cimitero lontano da casa e senza poter dare loro una carezza prima della frettolosa tumulazione.
Ma non mettiamola sul piano sentimentale. Mettiamola ancora sul piano scientifico e politico. La vaccinazione e il greepass, in Italia – e meglio che nel Regno Unito, in Usa o in Francia, paesi democratici che passano per i più avanzati e organizzati – hanno consentito la ripresa del lavoro e della vita di relazione, senza i quali non c’è sopravvivenza. Evitando di giungere ai metodi drastici praticati dal totalitarismo cinese: altro che tradendo la Costituzione, cari ideologi da strapazzo del libertarismo individualista e irresponsabile! Malone teme che con il tempo i vaccinati svilupperanno malattie organiche e psicotiche? Intanto, a dieci mesi dalla prime vaccinazioni, non sembra che ciò stia accadendo. Inoltre, costui argomenta tradendo i principi della scienza, che si esprime solo sulla base di dati sperimentali consolidati.
Nell’anniversario della morte dell’Alighieri, mi sento di concludere chiosando un suo celebre passo: “Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute (responsabilità civile) e conoscenza (scientifica)”.
Buona vita.






















