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Scarica sul tuo computer lo studio del prof. Massimo Miglio "Stemmi come immagini Sociali Johannes Jacob Fugger e Viterbo nel primo cinquecento in "Famiglie nella Tuscia Tardomedievale per una storia" a cura di Alessandro Pontecorvi e Abbondio Zuppante, testi di autori vari. Clicca qui
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Piatto anteriore
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Frontespizio allo stemma di famiglia dei casati nobiliari viterbesi
Frontespizio allo stemma di famiglia dei casati nobiliari viterbesi
I casati nobiliari viterbesi
I casati nobiliari viterbesi
Almadiani Aquilini Bacci Botonti
Almadiani Aquilini Bacci Botonti
Bussi Cabbaluzzi Capocci Caprini
Bussi Cabbaluzzi Capocci Caprini
Cesarini, Cardinale
Cesarini, Cardinale
Chigi Cerrosi Cordelli Gatti
Chigi Cerrosi Cordelli Gatti
Colonna, Cardinale
Colonna, Cardinale
Farnese Alessandro, Cardinale
Farnese Alessandro, Cardinale
Farnese Orazio, Duca di Castro
Farnese Orazio, Duca di Castro
Farnese Ottavio, Duca di Parma e Piacenza
Farnese Ottavio, Duca di Parma e Piacenza
Farnese Pier Luigi Duca Parma, Castro e Piacenza
Farnese Pier Luigi Duca Parma, Castro e Piacenza
Farnese Pier Luigi, Duca di Parma e Piacenza
Farnese Pier Luigi, Duca di Parma e Piacenza
Farnese Ranuccio, Cardinale
Farnese Ranuccio, Cardinale
Gentili Latini Lunensi Mazzatosta
Gentili Latini Lunensi Mazzatosta
Marozzi Monaldeschi Nanni Nini
Marozzi Monaldeschi Nanni Nini
Orsini, Cardinale
Orsini, Cardinale
Paolo III Farnese, Papa
Paolo III Farnese, Papa
Paolo III Farnese, Papa
Paolo III Farnese, Papa
Peroni Petrucci Potenza Polastro
Peroni Petrucci Potenza Polastro
Rossolini Rossi Salimbeni Sacchi
Rossolini Rossi Salimbeni Sacchi
Santori Spiriti Spreca Serlerio
Santori Spiriti Spreca Serlerio
Savelli, Cardinale
Savelli, Cardinale
Sforza, Guido Ascanio di Santa Fiora, Cardinale
Sforza, Guido Ascanio di Santa Fiora, Cardinale
Stelledoro Turini Valori
Stelledoro Turini Valori
Almadiani – Famiglia
Almadiani – Famiglia (Viterbo, Secc. XII-XVIII)
Antica famiglia patrizia viterbese, documentata dal sec. XII. Il cognome deriva dal capostipite Almadiano, menzionato nel 1141 nei regesti del Comune di Viterbo come possessore di un castello. Si tratta di un’«illustre stirpe, spesso protagonista negli avvenimenti cittadini del tempo» (Angeli). Gli A. ebbero per secoli cariche civiche (priori, sindaci, consiglieri, gonfalonieri) e dignità ecclesiastiche (arcipreti, canonici, vicari episcopali); frequenti tra loro i dottori in legge, i medici, gli speziali, i notai, i capitani. Furono presenti anche a Graffignano, a Gallese e, per brevi periodi, a Roma.
Il più celebre membro della famiglia fu Giovanni Battista (v.); tra gli altri, si segnalarono il notaio Orsino (metà del sec. XV), che fu cancelliere del Comune di Corneto, il medico e speziale Giovanni (seconda metà del sec. XV), che avendo ottenuto la dignità di conte palatino dall’imperatore Federico III aggiunse l’aquila imperiale all’arme araldica di famiglia (1474), il notaio Agostino (secc. XV-XVI), allievo in Roma del Cantalicio e quindi dedito alle lettere, pubblicando l’opuscolo in terza rima Delle virtuti et bagni di Viterbo, con alcuni sonetti e canzoni di piacere (1510), cui seguì l’Opuscolo novo sul sommo bene del cielo e della terra (1513), entrambi stampati a Roma; inedita rimase una storia in versi latini sulla Madonna della Quercia.
Nel Seicento spicca il capitano Giovanni (1637-1696), che dopo essere stato conservatore e depositario del Comune di Viterbo, fu depositario del Monte di Pietà (1675-76); ma a seguito della scoperta di un ammanco di oltre 5300 scudi, fu costretto a vendere la tenuta detta «dell’Asinello». Lasciò allora Viterbo e si mise al servizio della Spagna, per cui fu inviato in Puglia come governatore di Bitonto e preside di Bari. Sposò la gentildonna Angela de la Puerta di Valladolid, figlia del governatore spagnolo del presidio di Porto Ercole. Visse poi a Roma al servizio del Cardinal Francesco Maria de Medici, del quale fu cameriere segreto. Morì il 23 nov. 1696, lasciando il figlio naturale Paolo. La vedova si risposò con il cartografo romano Nicola del Carretto e i beni di famiglia toccarono a Paolo. Morto però anche questi nel 1729 a Bologna, la stirpe era estinta; in base alle disposizioni del testamento del 1521 di Giovanni Battista, tutto il patrimonio toccò ai Carmelitani della chiesa viterbese di S. Giovanni Battista a Ponte Tremoli, che ne entrarono in possesso nel 1735.
Quella chiesa, fondata da Giovanni Battista, era infatti da oltre due secoli sede della cappella e dei sepolcri degli A. (1513) e perciò comunemente detta «chiesa degli A.». Oggi, sconsacrata, è detta «sala A.» ed è sede di conferenze e mostre. Nei pressi gli A. ebbero due case, una più antica e una più recente, ma la casa originaria era in contrada Orologio vecchio; altra casa con torre era in parrocchia di S. Maria Nuova, presso piazza Padella.
Arme: partito, nel 1° d’oro all’aquila di nero uscente dalla partizione; nel 2° losangato d’argento e di rosso, al capo d’azzurro caricato della lettera L d’oro accostata da due rose di rosso.
BIBL. – Angeli 2003, pp. 27-30, 602-603 (con completo albero genealogico ed esaustivi rif. alle fonti documentarie). Inoltre: Bussi 1742, pp. 296-297; Coretini 1774, p. 111; Amayden, p. 101; Signorelli 1926; G. Mazzaroni, La chiesa e le case degli Almadiani, «Bollettino Municipale di Viterbo», febbraio 1932; Signorelli, II, pp. 386-388; Signorelli 1968, pp. 109-110; Italo Faldi, Viterbo a pezzi. S. Giovanni Battista degli Almadiani, «Biblioteca e Società», XXX, 1-4, dic. 1996, pp. 3-5; Rhodes 1998.
[Scheda di Orietta Sartori – Ibimus]
Da http://www.gentedituscia.it/almadiani-famiglia/
Il testo in cui sono tutti gli stemmi nobiliari di Roma e Viterbo. Clicca qui
