Prof. Giuseppe Occhini

Un paio di articoli comparsi tempo fa su questo giornale in merito alle persecuzioni dei cristiani mi inducono ad alcune brevi considerazioni.

Il vasto schieramento culturale e politico finalizzato alla demolizione della religione cristiana, presentata come responsabile di arretratezza, superstizione e oscurantismo, che ostacolano un più rapido sviluppo del progresso e della libertà degli uomini, si basa in gran parte sulla costatazione dell’attuale sottosviluppo intellettuale di gran parte delle popolazioni occidentali a cui si possono propinare facilmente tesi e racconti di scarso fondamento o addirittura completamente false.

Va in primo luogo evidenziato nella ricostruzione della storia della chiesa dei primi secoli (in particolare dei primi tre) un preconcetto ideologico presentato come rigoroso criterio dell’utilizzazione  delle fonti: l’esclusione di tutte quelle di derivazione cristiana in quanto a priori non oggettive e veridiche perché cointeressate.

Se questo criterio venisse esteso a tutta la storiografia antica, di fonti storiche utilizzabili ben poche ne resterebbero. Il giusto metodo è invece quello di considerare tutte le fonti, senza tagli aprioristici, e poi sottoporle ad un’accurata esegesi in grado di fare una cernita della loro attendibilità. Ma certi negazionisti del cristianesimo vanno ben oltre; se esiste infatti per l’epoca indicata qualche fonte non cristiana che parla dei cristiani in termini positivi o comunque non negativi deve necessariamente trattarsi di qualche postuma aggiunta e manipolazione del testo originario. Così ad esempio accade per gli scritti di Giuseppe Flavio autore della seconda metà del I secolo d.C.

Spianata in tal modo la strada, acquisiti contemporaneamente gli scritti di autori pagani anticristiani, mirati  studi filologici  si sono affannati a presentare il cristianesimo in una veste completamente diversa da come lo conosciamo e comunque sempre con una valenza negativa. Si è giunti tra l’altro a mettere in dubbio l’esistenza stessa di Cristo, la presenza di Pietro e Paolo a Roma e a postdatare in maniera  inverosimile la cronologia del Nuovo Testamento.

Attenzione, non sto dicendo che tutti i documenti pervenutici del cristianesimo antico, cioè quello dei Padri apostolici e dei successivi  apologisti e controversisti siano al cento per cento oro colato; nel trascorrere dei secoli d’altra parte le loro opere, come quelle di tanti autori antichi, ebbero errate trascrizioni e traduzioni, aggiunte e rifacimenti. Anche il grande storico Eusebio di Cesarea nella sua famosa Storia ecclesiastica  mentre in alcuni casi dimostra un certo spirito cortegiano e  non imparziale, dà  talvolta sull’Occidente notizie approssimative e inattendibili. Il che non toglie che la sua opera sia una miniera di importanti notizie sulle fasi più antiche dell’istaurarsi del cristianesimo.

Dopo questa premessa vengo a precisare il motivo principale del mio intervento che, anche se con argomenti alquanto diversi coincide sostanzialmente con l’opinione espressa tempo fa dal Prof. Mattioli. Trattasi della negazione delle persecuzioni dei Cristiani.

Non starò ad elencare ovviamente le centinaia di fonti antiche che documentano l’argomento, né i testi di storici moderni (vedasi ad esempio il primo volume di Sante Mazzarino L’impero romano editore Laterza) mi limiterò a riferire un brano di una famosa lettera inviata da Plinio il Giovane (n.61- m.113 d.C) all’imperatore Traiano mentre era legato imperiale in Bitinia. Trattasi dell’epistola 96 del X libro degli Epistularum libri  che dovrebbe esser conosciuta da chi vuol metter becco nelle persecuzioni dei Cristiani.

Scrive Plinio:

……nei confronti di coloro che venivano deferiti a me come Cristiani ho seguito questo comportamento. Ho chiesto loro direttamente se fossero Cristiani: a quelli che confessavano ho chiesto per la seconda e la terza volta, minacciando la condanna a morte: coloro che perseveravano ho ordinato che fossero condotti a morte. Né, infatti, dubitavo che, qualunque cosa fosse quello che confessavano, dovesse certamente essere punita la caparbietà e inflessibile ostinazione….

Traiano risponde alla lettera condividendo l’operato di Plinio ma aggiunge che devono essere perdonati coloro che sono disposti a ritrattare e che non devono essere accettate le denunce anonime. I successori di Traiano, cioè Adriano ed Antonino Pio furono sostanzialmente indulgenti nei confronti dei Cristiani ma il successivo imperatore Decio dette inizio a feroci persecuzioni.

Tutto ciò dimostra che la “verità” storica non può essere stabilita a priori seguendo le elucubrazioni esoteriche della propria esistenza individuale o di una presunta e indimostrabile  saggezza cosmica e che certi attacchi frontali al cristianesimo possono essere spesso battaglie perdute in partenza.

 

 

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