Santi Valentino e Ilario

Francesco Mattioli

 

La storiografia è una brutta bestia, perché trattando di cose passate non può né osservare lo svolgimento dei fatti, né creare una interlocuzione diretta con gli attori.

Meglio va alla storiografia contemporanea, che non solo può contare su una gran mole di documenti, ma anche sulla testimonianza di molti personaggi; in questo caso il difetto sta nel fatto che lo storiografo può essere ancora legato agli eventi e quindi subire l’influenza della sua  partecipazione/adesione/contrasto rispetto ad essi.    

Alcuni storici, come Bloch e altri, ritengono necessario e ineludibile il ricorso anche ad altre scienze, come la sociologia, la psicologia, l’antropologia culturale, la geografia, ecc. 

In generale, la storiografia è una brutta bestia perché lavora su fonti indirette, spesso di parte e costringe lo studioso ad un lavorìo ermeneutico che inevitabilmente porta lo stampo dell’orizzonte ideologico dello storico. Hai voglia, come suggerisce Popper, a ricorrere ad una “logica”; perché se il processo induttivo/deduttivo può seguire una logica stringente, sono però le premesse, la selezione delle fonti e dei reperti che inevitabilmente risentono dell’influenza dei valori dello storico.

I problemi maggiori riguardano la storiografia antica; perché i documenti sono più rari, quasi sempre di parte, e persino i resoconti degli storici d’allora risentono di forti condizionamenti ideologici, oppure avvengono a distanza di decenni se non di secoli rispetto agli eventi, adottando fonti che noi non  siamo più in grado di verificare. Così, dobbiamo ricorrere spesso a controlli trasversali tra le  varie fonti e, soprattutto, all’archeologia. Che tuttavia non sempre offre dati sufficienti o chiari.

Un esempio di tutto ciò si ritrova nella Storia del Cristianesimo, o meglio del Primo Cristianesimo. Vi si sono esercitati fior di studiosi, ma i risultati finali restano sostanzialmente oggetto di feroci discussioni che trasudano ideologia.

Le fonti dirette sono di carattere prevalentemente letterario e risalgono ai Vangeli, che adottano testimoni della prima ora. Ma i Vangeli sono una storiografia di carattere pedagogico-narrativo, quindi si prestano a forzature, tanto che uno dei lavori più impegnativi degli storici è quello di distinguere i fatti proprio dagli arricchimenti letterari che sebbene non siano stati necessariamente prodotti per manipolare la gente, certo dovevano enfatizzare.   

Gli storici di ispirazione positivista hanno tentato di scartare i vangeli come fonte, argomentando che non  solo erano strumenti di catechesi, ma erano stati scritti molto più tardi di quel che si creda, comprese le altre opere del Nuovo Testamento come gli Atti e le Lettere. Ma cosa hanno opposto? I Vangeli apocrifi, che sicuramente sono ancor più posteriori e appartengono a piccole sette presto estinte; altre opere letterarie dove tuttavia si fanno solo accenni, come ad esempio le Storie di Flavio Giuseppe, salvo a dichiararle manipolate quando sorreggono i contenuti dei Vangeli.

Dalla storiografia cristiana d’altronde non si possono non  aspettare agiografie.

Quindi, nella storiografia antica l’influenza di posizioni ideologiche è pesante.  C’è un movimento storiografico attuale che sta cercando di interpretare con maggior equilibrio i dati disponibili e utilizzando teorie, metodologie, dati di discipline viciniori, comprese perfino quelle naturalistiche.  Per quel che riguarda la Storia del Cristianesimo si parla di “terza ricerca” , sottolineando proprio la terziarietà che si cerca di perseguire nell’analisi;  ed è su questo lodevole intento che dobbiamo fare affidamento.

Di conseguenza, sostenere che i cristiani non sono stati perseguitati sotto l’Impero Romano, che erano una mera setta ebraica “divergent”, che la loro diffusione appartiene di fatto alla Diaspora degli Ebrei nel mondo, che già nel III secolo si erano di fatto impadroniti delle leve del potere a Roma, ecc. non solo non è una novità, ma si tratta di argomentazioni vecchiotte (datano già al XIX secolo, se non  prima), evidentemente di parte, fortemente discutibili nella selezione critica  delle fonti, nella loro interpretazione e nelle conseguenti deduzioni.  Insomma atteggiamenti che oggi neppure il Cicap (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze) - che comunque non è certo la personificazione della Sapienza e della Scienza -  si azzarda a sottoscrivere.  Interpretazioni così chiaramente forzate si ritrovano semmai nei blog dell’ateismo più spicciolo, più massimalista, un po’ mangiapreti e in genere anche storiograficamente più sprovveduto.    

Non mi sembra un buon investimento intellettuale attingervi.

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L'articolo di Paolo D'Arpini

Persecuzioni contro i cristiani e bugie "religiose" di convenienza, in verità i "cristiani" non furono mai perseguitati da Roma

 

 

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