
FANTASY MAX 400 (parole)
Johan Beistler
Il comandante William “Rusty” Jones scese dal suo rover elettrico alzando uno sbuffo di polvere rossastra e si guardò intorno, in cerca dei suoi colleghi. La pianura era costellata di piccoli massi erosi dal vento e dalla sabbia e sullo sfondo, molto lontani, si ergevano i rilievi rocciosi del monte Sharp.
D’un tratto, il breve orizzonte marziano si animò e pur se da direzioni opposte vide avvicinarsi i due mezzi attesi; questi si incontrarono e poi si affiancarono, dirigendosi verso di lui lentamente, per non alzare troppa polvere.
Quando furono nei pressi di Jones, si fermarono e i due guidatori scesero agilmente guardandosi intorno. Poi fecero un gesto di intesa all’americano che li aspettava con le mani ai fianchi. Dai comodi e leggeri caschi sorridevano tutti e tre, con uno sguardo complice, come tre amici che si fossero dati appuntamento per un giro di birra al bar. Uno di loro era russo, il comandante Aleksej Kirilenko, e l’altro cinese, il comandante Ning Zhou.
- Benvenuti su Marte! - li salutò l’americano, mimando una sorta di inchino.
- Che incontro storico!- esclamò Aleksej, mentre Ning ricambiava con grande enfasi l’inchino di William.
I tre si guardarono intorno allargando le braccia, indicando l’orizzonte, mandando grida quasi fossero dei tifosi dopo un gol della propria squadra di calcio.
- Ma che ci fate voi, nel mio giardino?-
La voce, dietro di loro, era roca e il tono tutt’altro che amichevole.
I tre astronauti si guardarono l’un l’altro, chiedendosi chi dei tre avesse fatto quella battuta, ma ciascuno lesse nel volto dei suoi colleghi un’espressione di sorpresa. Si girarono quasi all’unisono.
C’era un uomo anziano, pingue, con una camicia a scacchi rossi e blu, un panciotto grigio maltrattato e dei jeans sdruciti. In mano brandiva una zappetta da giardino che agitava verso di loro.
- Ehi tu, allontanati dalle mie petunie, le stai calpestando!- intimò a Ning.
- Ma lei…. – cercò di articolare l’americano con voce incerta.
- E guarda come avete parcheggiato quei trabiccoli… in mezzo alla strada… ma sulla Terra non avete regole?- esclamò ancora il vecchio.
- Ma questo è Marte, c’è il deserto, come potete essere qui, così…così…- provò ad articolare il russo.
L’uomo scosse la testa, con una smorfia di disprezzo nel volto:
- I soliti terrestri, che credono che il mondo sia solo quello che vedono loro… Su Marte il deserto, ma quando mai… e tu spostati, ti ho detto che mi rovini le petunie!-
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