
FANTASY MAX 400 (parole)
Johan Beistler
La fanciulla aveva i capelli del colore dell’ambra del Baltico, incorniciati da una coroncina di fiori bianchi, gli occhi scuri come le profondità dell’universo e la bocca del color di rosa dell’aurora, come scrisse una tempo Omero.
Guardava dinanzi a sé con il mento alto, quasi in atteggiamento di sfida, e le piccole mani candide erano strette a pugno lungo i fianchi.
Attendeva.
Di lontano si udiva un rullare di tamburi, monotono, confuso con il muggito di un vento caldo che si animava ad ondate scomposte, tormentando i fiori del maggiociondolo.
Il bel cavaliere si materializzò quasi d’improvviso di fronte a lei, apparendo da un ciuffo di bassi quercioli ai limiti del bosco. Era un principe, portava la corona a incorniciare la nera capigliatura adagiata sulle spalle e aveva il volto di un dio greco. Scese da cavallo con un movimento agile ed elegante e si avvicinò alla fanciulla; le fece una cortese riverenza e allungò dolcemente una mano come ad offrirle il braccio.
- Sono qui a condurvi al mio castello – annunciò con voce calda e fascinosa.
La fanciulla ristette un po’ sulle sue, osservandolo; poi, quasi recitasse una sorta di rituale, chiese scandendo le parole:
- E perché dovrei seguirvi al vostro castello? –
- Per diventar mia sposa, signora – rispose sorridente il cavaliere accennando ancora una riverenza.
- E perché dovrei diventare vostra sposa? – chiese ancora la fanciulla.
Il cavaliere, che credeva di aver concluso il necessario ma breve scambio di battute, rimase per un attimo interdetto; quell’ulteriore richiesta della fanciulla non era prevista. Sbatté le palpebre, deglutì a vuoto, poi ribatté con voce malferma:
- Poiché vostro padre vi destinò a me, offrendo generosi beni dotali, vengo a trarvi… mia sposa –
La fanciulla fissò il principe negli occhi, quasi volesse scrutarlo nell’animo; poi tirò un dolce sospiro e disse con voce soave:
- No, bel principe cavaliere. Tornate da dove siete venuto. Sarò io a decidere chi mi farà sua sposa. Non sarete né voi, né mio padre, né una cospicua dote a decidere, né qualche Fata Turchina, ma sarò solo io a farlo –
Poi girò le spalle al cavaliere, risalì sul suo bizzarro cocchio ovale dai cavalli alati, e sparì in un attimo tra le nuvole portate dal vento. Lontano, i tamburi smisero di rullare.
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