“Non affliggerti per quello che devi o non devi fare. Qualunque azione dovrà essere fatta attraverso di te, sarà fatta, che tu lo voglia o meno. Semplicemente resta tranquillo.” (Sri Ramana Maharshi)

Paolo D'Arpini

Il così detto  "percorso di realizzazione" è un passatempo che la mente richiede. Noi siamo già quello che vorremmo essere quindi come possiamo "diventarlo"?. Però è vero che restare sintonizzati all'interno aiuta, come pure aiuta la lettura di testi spirituali. Purtroppo a volte succede che la comprensione intellettuale possa ingannarci, lasciandoci credere di aver “compreso”. Quindi cosa posso consigliare agli amici che mi chiedono consiglio sul metodo di realizzazione? Forse la cosa migliore - come diceva Nisargadatta Maharaj-  il fattore chiave -  è l’abbandono ed il  seguire il proprio intuito che infallibilmente ci guida verso il risveglio. “Quando i fiori sbocciano le api giungono senza essere invitate” diceva il santo Neem Karoli Baba

Alcuni saggi -come Ramana Maharshi-  suggeriscono delle regole di comportamento, soprattutto in campo alimentare, per mantenere la quiete mentale. Certo la mente è influenzata dal cibo che immettiamo nel nostro organismo ma l'assunzione di una dieta "satvica" (che significa equilibrata, non violenta)  è una conseguenza del nostro livello di coscienza. Io stesso  non ho deciso volontariamente di privilegiare una dieta "satvica", è avvenuto spontaneamente,  e  mi definisco "vegetariano" perché non c'è un altro termine adatto per qualificare chi sceglie una alimentazione  "naturale", sia dal punto di vista genetico che ecologico ma anche psichico e spirituale. 

La mia storia personale (destino) ha voluto che il "risveglio"  avvenisse attraverso il contatto con il mio maestro Baba Muktananda, incontrato senza alcuna apparente volontà da parte mia nel 1973, e dal quale ricevetti la spontanea iniziazione "shaktipat". Continuai da allora a mantenere una consapevole “disciplina” di vita, con fasi più o meno intense in accordo con gli eventi. 


Contemporaneamente, col trascorrere del tempo, seguendo le mie propensioni elettive,  ed in forma di  passatempo intellettuale,  mi dedicai allo studio del vedanta, dello zen, del taoismo, etc.  Inoltre, nel corso degli anni, incontrai diversi realizzati dai quali ricevetti suggestioni o insegnamenti  sottili, mai formali. 


Ritengo perciò che l'approccio "laico", ovvero non confessionale o fideistico, sia il più indicato. Lo affermo in seguito alla mia esperienza e per questa ragione "trasmetto" ciò che io stesso ho sperimentato, essendo comunque consapevole che altre esperienze, in forme diverse, possano condurre a risultati affini. Per questo tendo, nei limiti del possibile, a mantenere un approccio alquanto sincretico, pur fondamentalmente restando in un filone laico e nondualistico. 



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