Suor Maria Rosa Bernardinis Monastero Santa Rita di Cascia

FESTA DI SANTA RITA 2021
“Siamo chiamati ad essere testimoni della santità di Rita”: alla vigilia del 22 maggio, il messaggio della Priora

CASCIA (PERUGIA), 21 MAGGIO 2021 - Perdono, amore e servizio alla famiglia e al prossimo. Sono i valori che legano le tre “Donne di Rita”, che ricevono il Riconoscimento Internazionale Santa Rita. Ad aprire la cerimonia di premiazione, oggi alle ore 17:30 in Basilica, il messaggio di Suor Maria Rosa Bernardinis, Priora del Monastero Santa Rita da Cascia: “Le storie di queste donne ci consegnano quello che è il valore della Festa di Santa Rita. Un giorno davvero speciale che, facendoci rivivere il suo vissuto e i suoi insegnamenti, ci invita ad essere, noi stessi ed oggi, testimoni della sua santità. Ciò vuol dire che è nostro compito fare in modo che il messaggio di Rita sia potente e vivo, attraverso di noi. Nelle nostre azioni quotidiane facciamoci accompagnare concretamente dall'amore, dal perdono, dal dialogo, dalla speranza e dall’umiltà che la nostra Rita ha seminato nei secoli fino ad oggi. Lei ci chiede di raccogliere questi semi e di continuare a diffonderli in nome di Dio. Perché il vero miracolo di Rita sta nel portare questa benedizione nella nostra vita e tramite noi in quella di quanti ci sono vicini. E allora la sua festa sarà la nostra festa!”.

Padre Alejandro Moral Antón, Priore Generale dell'Ordine di Sant’Agostino, consegnerà la pergamena, simbolo del Riconoscimento.

 

LE DONNE PREMIATE - Il Riconoscimento Internazionale Santa Rita dal 1988 viene consegnato a delle donne, di ogni età, condizione, nazione e religione, che vivendo i valori ritiani sono un esempio universale. Sono chiamate, infatti, “Donne di Rita”, perché come lei si sono distinte per scelte e opere che profumano di santità. Con loro, si vuole mostrare al mondo che è possibile vivere secondo i valori che guidarono l’esistenza di Santa Rita: tra tutti il perdono e l'amore. Ecco le storie delle tre donne, presentate da Tiziana Campisi, giornalista di Vatican News-Radio Vaticana con le motivazioni ufficiali:

  • Geltrude Garrisi, conosciuta come Gina, di Caltabellotta (Agrigento), “riceve il Riconoscimento per aver accolto con amore e accettato la nascita di una figlia, tanto desiderata, affetta da una grave malattia genetica. La grande devozione di Gina a Santa Rita le ha insegnato a trovare la forza per portare avanti la sua missione soprattutto attraverso la preghiera e la vicinanza al Signore. Continua così ad essere esempio di conforto e speranza per tante mamme che quotidianamente si confrontano con la sofferenza dei loro figli”;
  • Anna Lorenza Gorla Ambrosoli, per tutti Annalori, di Milano. “Riceve il Riconoscimento Internazionale Santa Rita perché, come la santa, ha saputo volgere la sua dolorosa esperienza personale e familiare ad impegno fattivo per costruire il bene comune. L’assassinio del marito Giorgio Ambrosoli, uomo di Stato ligio, professionista schivo e incorruttibile, è diventato così seme di bene per la costruzione di un’Italia fondata sui valori di giustizia ed equità sociale, tramandandone l’eredità morale non solo ai suoi figli, ma anche alle nuove generazioni, che ha incontrato in oltre 40 anni di instancabile attività sociale”;
  • Monika Kornecka che arriva da Cracovia (Polonia) e “riceve il Riconoscimento perché, sull’esempio ritano, ha perdonato senza esitare l’uccisore del figlio rifiutando sin da subito le richieste di vendetta e di odio che si stavano propagando attraverso il web intorno alla sua famiglia. Il suo è stato un perdono fattosi carne nella preghiera per la conversione dell’assassino e in segni tangibili di vicinanza anche in carcere. Tutto ciò accompagnato alla decisione di dedicarsi alla cura di bambini sofferenti e morenti, per rendere ancor più fecondo il suo essere madre”.

RICONOSCIMENTO INTERNAZIONALE SANTA RITA 2021 GINA GARRISI

Motivazione del Riconoscimento
Riceve il Riconoscimento Internazionale S. Rita il 21 maggio 2021 per aver
accolto con amore e accettato la nascita di una figlia, tanto desiderata, affetta da una grave malattia genetica. La grande devozione di Gina a S. Rita le ha insegnato a trovare la forza per portare avanti la sua missione soprattutto attraverso la preghiera e la vicinanza al Signore. Continua così ad essere esempio di conforto e speranza per tante mamme che quotidianamente si confrontano con la sofferenza dei loro figli.
Presentazione
Gina nasce a Caltabellotta, Agrigento, in un’umile e devota famiglia. Sposa un giovane conterraneo, Calogero Marsala e i due vorrebbero subito coronare il loro sogno d'amore con l'arrivo di un figlio che tarda ad arrivare. Dopo quattro lunghi anni di intense preghiere la tanto sospirata maternità arriva. Secondo Gina attraverso l'intercessione potente di Santa Rita, il Signore manifesta la sua bontà e le concede il dono di una figlia.

Da sempre devota della Santa degli impossibili, come segno di ringraziamento, Gina indossa per tutta la gravidanza il tipico vestito agostiniano di Santa Rita. Il 24 ottobre 1988 nasce Maria, una bambina bellissima. Grande è la gioia in famiglia, ma crescendo i genitori notano in lei qualcosa di strano. Iniziano i controlli nei diversi ospedali della Sicilia e ben presto si scopre che Maria è affetta da una malattia genetica, il Morbo di Williams. Una notizia sconvolgente se Gina non avesse avuto la forza della fede, fede che è stata sempre più rafforzata dalla preghiera. Maria cresce e i problemi legati al morbo iniziano ad aumentare e viene ricoverata tante volte.

Intanto Gina in quei luoghi di sofferenza e nei volti dei pazienti vede il volto del Signore e si prende cura di loro, ha sempre un sorriso e una parola di conforto per i
genitori che si trovano nella medesima situazione.
Durante un viaggio con il treno bianco a Lourdes, racconta che alla vista di

quelle creature inizia a piangere e a dichiararsi egoista perché rispetto a certe disabilità, lei è fortunata e continua a ripetere “mia figlia non ha niente”.

Intanto continua e crescere la sua devozione alla Santa degli impossibili, indossa sempre il vestito votivo dì Santa Rita, fino a farsi promotrice insieme ad altre donne del nascente gruppo di preghiera della Pia Unione Primaria Santa Rita della comunità di Caltabellotta.
Nella sua vita Gina ha sperimentato tanti valori già incarnati da Santa Rita: la fortezza nella sofferenza, l’assiduità nella preghiera, la disponibilità verso il prossimo bisognoso; tanto è vero che viene definita da chi la conosce "mamma coraggio". Inoltre come Santa Rita si dedica instancabilmente alla sua famiglia che oltre a Maria è stata arricchita da altri due figli, Stefania e Pino, voluti e donati dal Signore.

A chi le chiede come fa ad essere una donna forte, Gina risponde: “Attingo dalla preghiera e dall'esempio di Santa Rita la forza per portare a compimento la missione che il Signore mi ha affidato. Ognuno ha il suo compito, come una maestra ha il compito di insegnare, io ho il compito di prendermi cura di Maria”.

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RICONOSCIMENTO INTERNAZIONALE SANTA RITA 2021 ANNALORI GORLA ved. AMBROSOLI

Motivazione del Riconoscimento

Riceve il Riconoscimento Internazionale S. Rita il 21 maggio 2021 perché, come la Santa, ha saputo volgere la sua dolorosa esperienza personale e familiare ad impegno fattivo per costruire il bene comune. L’assassinio del marito, uomo di Stato ligio, professionista schivo e incorruttibile, è diventato così seme di bene per la costruzione di un’Italia fondata sui valori di giustizia ed equità sociale, tramandandone l’eredità morale non solo ai suoi figli, ma anche alle nuove generazioni, che ha incontrato in oltre 40 anni di instancabile attività sociale.

Presentazione

Annalori è la vedova di Giorgio Ambrosoli, l’avvocato assassinato da un sicario ingaggiato da Michele Sindona per aver analizzato come Commissario liquidatore il crack subito dalla Banca Privata Italiana.

È rimasta nella storia la lettera che Giorgio Ambrosoli scrisse alla moglie negli anni settanta poco dopo aver accettato il delicato incarico. Annalori trovò il documento tra le carte del marito. D’istinto la donna sarebbe andata dal Governatore della Banca d’Italia a chiedergli di revocare quell’incarico di cui ormai conosceva a fondo i rischi, per riprendersi la serenità della sua famiglia, ma sapeva che se lo avesse fatto sarebbe stato un tradimento dei valori a cui la lettera faceva riferimento, e prima ancora un tradimento a suo marito. La lesse, la custodì nel suo cuore, e la rimise dove l’aveva trovata.

“Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto... Riuscirai benissimo, ne sono certo, perché sei molto brava e perché i ragazzi sono uno meglio dell’altro”.
Questo è il testamento morale a cui la vedova non è mai venuta meno, nonostante fosse rimasta sola con tre figli giovanissimi: Francesca, 11 anni, Filippo, 10, e Umberto, 8.

Trent’anni dopo l’omicidio dell’avvocato Ambrosoli, Annalori fu provata da un altro grande dolore: la scomparsa del figlio Filippo. Nonostante i gravi lutti, la donna comunque, ha continuato sempre a portare avanti con gli altri due figli, Umberto e Francesca, oltre al nipote Stefano, il testimone lasciatole dal marito. Molteplici sono gli incontri con i ragazzi a cui ha partecipato, per sottolineare quanto la figura di Ambrosoli sia più che mai attuale, così come tutto ciò che gli è accaduto. Tuttavia Annalori è sicura che suo marito non sia stato un eroe, ma una persona comune che ha fatto solo il proprio dovere.
“Giorgio con grande senso di responsabilità ha fatto quello che era suo dovere fare, fino in fondo, ovvero di restituire i soldi agli investitori che avevano subito una perdita a causa del fallimento dell’istituto bancario”, questo ha affermato più volte alla stampa la vedova.

Annalori ha trasmesso questi valori anche ai suoi sei nipoti di cui due portano il nome Giorgio. In particolare Stefano che ha vent’anni è impegnato in Libera, l’Associazione fondata da don Ciotti e nella Giornata della Virtù Civile Giorgio Ambrosoli. La vedova, per onorare la memoria del marito e del figlio Filippo, presiede il Premio Giorgio Ambrosoli, che viene assegnato a persone che nello svolgimento della loro professione, avendo ricevuto minacce, hanno assunto lo stesso comportamento dell’avvocato.

La famiglia Ambrosoli è sempre rimasta unita e aperta agli altri. La figlia Francesca ha dichiarato: «Ho capito sin da subito che la rabbia è inutile e che il tempo ti porta a lasciarla alle spalle per non rendere la vita più pesante di quello che è». Le fa eco la mamma: «Sono convinta che chi commette questi atti non sa quello che fa. Che qualcosa gli impedisca di capire che sta spegnendo una vita umana. Però il perdono deve essere mediato dalla giustizia e le persone devono trovarlo dentro di loro».

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RICONOSCIMENTO INTERNAZIONALE SANTA RITA 2021 MONIKA KORNECKA

Motivazione del Riconoscimento

Riceve il Riconoscimento Internazionale S. Rita il 21 maggio 2021 perché, sull’esempio di S. Rita, ha perdonato senza esitare l’uccisore del figlio rifiutando sin da subito le richieste di vendetta e di odio che si stavano propagando attraverso il web intorno alla sua famiglia. Il suo è stato un perdono fattosi carne nella preghiera per la conversione dell’assassino e in segni tangibili di vicinanza anche in carcere. Tutto ciò accompagnato alla decisione di dedicarsi alla cura di bambini sofferenti e morenti, per rendere ancor più fecondo il suo essere madre.

Presentazione

Monika è una mamma che ha saputo perdonare l’uccisore di suo figlio Dawid Kornecki.

Il 7 settembre 2013, Dawid, 23 anni da due giorni, stava tornando a casa in compagnia della sua fidanzata, Aleksandra, e di un’amica, Agnieszka, dopo aver festeggiato il suo compleanno con gli amici nel centro storico di Cracovia e aver chiesto alla sua amata di sposarlo. Quando all’improvviso, un uomo ubriaco si è avvicinato a loro e ha cominciato a infastidire una delle ragazze. Il giovane nel tentativo di difenderla viene colpito alle spalle e muore poco dopo in ospedale.

In un attimo la vita di Monika è cambiata. Tuttavia, nonostante il dolore che le toglieva la forza di andare avanti, non si è lasciata intrappolare dall’odio e con la forza della fede non solo è riuscita a perdonare l’assassino di suo figlio, ma ha cominciato una nuova vita, dedicandola agli altri.

“Per me perdonare è stato fondamentale. Mi ha aiutato a superare questa situazione, è stato l’unico modo che ho trovato per salvarmi e andare avanti. Quando ho saputo della morte di mio figlio mi è mancata la forza di vivere. Ogni giorno dovevo svegliarmi e avere un obiettivo. Così ho ripreso il mio lavoro da commercialista. Poco dopo mi sono resa conto che non mi bastava e ho ricominciato a fare l’infermiera. È nell’umanità sofferente che trovo il senso della mia vita, prima con i bambini malati e ora nel reparto covid di Cracovia”.

Al momento dell’omicidio di Dawid, mentre i social inneggiavano alla vendetta, Monika, guardando nel suo cuore trovava tanto dolore ma mai odio. Ma se per lei è stato istintivo perdonare, per suo marito Krzystof non è stato così. “Mio marito era pieno di odio e ha pensato persino di vendicarsi. Poi, però, mentre eravamo in ospedale in attesa di vedere il corpo di Dawid, Krzystof ha pronunciato parole di perdono. Improvvisamente ha cominciato a dire che anche l’assassino era figlio di Dio e amato da Lui. Credo che quello sia stato un vero miracolo per la mia famiglia. Preghiamo per la conversione di quest'uomo. Siamo sicuri che bisogna vivere con amore e dare agli altri tutto il bene che abbiamo, visto che la vita è molto breve. Anzi, la mia vita non potrebbe continuare senza il perdono. Nutrire odio sarebbe mortale, perché così ci si chiude a Dio, agli altri e al mondo. L'odio è un veleno che paralizza l'uomo e non gli permette di vivere. Se coltiviamo l’odio nel cuore diventiamo schiavi del male. Per tagliare le radici del male bisogna sempre fare il contrario".

Il perdono di Monika è un perdono propositivo che si concretizza in gesti tangibili. Durante le festività natalizie del primo Santo Natale senza Dawid, lei e il marito hanno inviato in carcere all’assassino un pacco, contenente dei dolci, la Bibbia e una lettera nella quale gli assicuravano il loro perdono. Lui ha risposto due volte pentito di aver compiuto il terribile gesto, ha chiesto loro perdono.
“Sono sicura che ha bisogno di preghiere e perciò prego per la sua conversione”, ha chiosato Monika.

 

 

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