
Il luogo dove era l'Osteria della Bronca
Gianluca Braconcini
"L'Osteria della Bronca"
Percorrendo la Strada Cimina all'altezza del Quinto Chilometro, proprio davanti l'ingresso del meleto, un largo sentiero si addentra tra i boschi. Qui, proprio all'inizio e sul lato sinistro, si vedono attraverso la vegetazione i resti di una vecchia costruzione.
È ciò che resta di un’antica gendarmeria trasformata nell'Ottocento in osteria, punto d'incontro dei boscaioli, luogo di ritrovo dei cacciatori ad inizio e fine battute e mèta di scampagnate domenicali. Era questa "l'Osteria della Bronca"; aveva un grande stanzone con camino e forno dove prendevano posto i clienti ed altre due camere per chi voleva fermarsi anche la notte.
Oltre a bere qualche "fojetta" di vino ed un fresco bicchiere di "sgazzirra", era possibile mangiare alcuni piatti della cucina casareccia, carne alla brace oppure il "pollastro" con le patate cotto al forno. Gli avventori passavano il tempo giocando a carte o si divertivano in un'animata gara di bocce nel campo che si trovava dietro l'edificio.
Una mattina la Sòra Filomena, che gestiva il locale a fine Ottocento, mentre sistemava il letto di una stanza non si accorse che un viandante aveva dimenticato il fucile sotto le coperte.
La donna toccò l'arma per sbaglio, partì un colpo che le centrò il braccio e, per le gravi ferite riportate, le venne amputato.
Da quel giorno la Filomena venne chiamata "la Bronca", che nel dialetto viterbese vuol dire monca di un braccio e da cui prese poi il nome anche l'osteria, rimasta aperta fino al 1956 e gestita dal nipote "Giggi de la Bronca" con l'aiuto della moglie Stella e della figlia Filomena.






















