
Pietro Egidi nel 1912
A ogni passo, per così dire, una scena nuova, rivolgendosi, balza improvvisa la sorpresa.
Ora è una fuga di gradini su cui s'apre una porta in piena aria; ora un grosso arcone che si schiaccia sui passanti, e di là fa travedere altri archi e scalette, balconi, muri grezzi, stipiti scolpiti; ora una nera torre massiccia, senza finestre, senza feritoie; ora la fresca vena di una piccola fonte.
Qua dalla parete ferrigna spunta un modiglione dolato; là dentro una corte erbosa fa capolino un portichetto dagli archi slabbrati.
Un proferlo mezzo cadente pare sbarri la strada? è una voltata netta, oltre la quale sulla breve piazzetta sorge una piccola chiesa solitaria.
La quiete delle ore canicolari, il silenzio delle notti lunari convengono sommamente alla città. È in quelle. ore che essa, come bella stanca di ripulse, si mani- festa e si concede a chi l’ama.
Chi di sotto gli archi del palazzo comunale non ha visto la piazza deserta, affocata in un meriggio di agosto; chi non è rimasto pensoso a contemplare i meravigliosi giuochi in cui il sole s’attarda tra le colonne e gli archi del palazzo degli Alessandri; chi non sa come sbianchi il peperino sotto il latteo raggio lunare, e quanto paurose le ombre notturne si annidino sotto i portici, e come fantastiche cadano dalle torri e corran per le vie, non conosce.
Viterbo, non può sentirne l’anima, non provarne l’irresistibile fascino.
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Pietro Egidi (Viterbo, 6 dicembre 1872 – La Souche, 1º agosto 1929) è stato uno storico italiano, specialista del Medioevo.
Laureatosi a vent'anni all'Università di Roma (5 dicembre 1892), Egidi insegnò a lungo in varie scuole italiane: dapprima Lettere nei ginnasi dell'Aquila e di Arpino, e quindi storia e geografia negli istituti tecnici di Girgenti, Terni, Forlì per finire a Napoli, dove sarà dal 1904 al 1912. Nel 1910 ebbe la libera docenza a Roma e dal 1912 insegnò come docente straordinario all'università di Messina mentre nel 1915 fu all'Università di Torino, dove succedette a Pietro Fedele, dapprima incaricato e, dal 1916, come ordinario.
Dal 1923 fu direttore della Rivista Storica Italiana. Dal 1924 fu anche membro dell'Istituto storico italiano per il Medio Evo, posizione a cui rinunciò nel 1926 per dedicarsi interamente agli studi e all'insegnamento.
Fu autore di numerosi saggi sul Medioevo, di una pregevole biografia su Emanuele Filiberto, Duca di Savoia, e di vari scritti su argomenti eterogenei, tra cui opere dedicate alla città di Viterbo e al suo territorio.
Morì improvvisamente il 2 agosto 1929, dopo essere stato colpito da un malore, mentre era in vacanza a Courmayeur, in compagnia dello storico dell'arte Lionello Venturi e di Guglielmo Pacchioni, direttore della Galleria Sabauda.
Opere
- Canzoni e cantilene popolari di Arpino, Viterbo, 1899.
- Memorie dell'orfanotrofio della Divina Provvidenza di Viterbo, Viterbo, 1903.
- I disegni degli affreschi di Benozzo Gozzoli in S. Rosa di Viterbo, Perugia, 1904.
- Chi era l'uccisore di Cola di Rienzo, in Miscellanea per le nozze Crocioni-Ruscelloni, Roma, 1908, pp. 141-146.
- Vincenzo Federici, F. Tommassetti e Pietro Egidi, Statuti della provincia romana, Roma, Forzani e C., 1910.
- La colonia saracena di Lucera e la sua distruzione, 1911-14.
- Necrologi e libri affini della provincia romana, 2 volumi, 1908-14.
- La Communitas Siciliae del 1282, Tipografia D'Angelo, 1915.
- Codice diplomatico dei Saraceni di Lucera, 1917.
- Ricerche sulla popolazione dell'Italia meridionale nei secoli XIII e XIV, 1920
- Edizione critica delle tragedie manzoniane, Torino, 1921
- (con G. Falco), Storia dei popoli civili, manuale per gli istituti tecnici, Genova, 1925)
- Emanuele Filiberto. 1559-1580, Paravia, Torino 1928 (continuazione di Arturo Segre, Emanuele Filiberto (1528-1559), 1928)
- Edizioni postume
- Gli statuti viterbesi del 1237-38, del 1251-52 e del 1356, in Statuti della provincia romana, a cura di V. Federici, Roma, 1930.
- Mezzogiorno medievale e Piemonte moderno, antologia postuma di saggi a cura di da F. Lemmi.

Cartolina postale a firma di Pietro Egidi che dal 1923 fu direttore della Rivista Storica Italiana






















