Livio Quatrini

A proposito della poesia c'è da notare che il viterbese, come tutte le lingue, ha una sua grammatica e una sua sintassi. Il plurale dei nomi, sia maschili che femminili, termina sempre in -e.

i fagioli son FACIOLE,

fagiolini FACIOLETTE,

pure i baffi sono BAFFE,

anche i sassi sono SASSE,

per di più i carabinieri

sono qui CARABBIGNERE

non coi baffi, ma con BAFFE.

Quando eravamo bambini a Piascarano (Pianoscarano) o San Pietro, prima metà del XX secolo, la rima suonava così:

Le faciole co le sasse

Le carabbignere co le baffe (passando gli indici sotto al naso) 

facendo questo gesto di indicare i baffi ci pulivamo il naso - ma poiché nessuno aveva un fazzoletto, strisciavamo gli indici sui lati esterni dei pantaloni (che erano sempre corti), dicendo

e co’ le strisce rosse.

Conversazione che si poteva sentire a Piascarano tra una persona  che andava al Ponte di Paradosso e un'altra:

"'Ndo vae?"

"A veterbo." 

Il fatto stava ad indicare che Pianoscarano era sentito come entità a parte rispetto a San Pellegrino, che sta al di là del Ponte di Paradosso, e fa parte di Viterbo.

 

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