
A cura di Mario Olimpieri
Buona giornata Mauro, oggi è il turno dei Patroni di Cellere e di altri paesi. Un cordiale saluto a te e ai lettori. Mario
PATRONI
Oggi descriviamo il patrono di Cellere, S. Egidio, e anche i patroni di altri paesi.
Potete qui leggere una poesia dedicata a S. Egidio, scritta tanti anni fa da Vincenzo Olimpieri (detto 'Sciugatrosce).
Sant’Egidio
Crebbe di gloria sulla prisca Atene
Egidio illustre, virtuoso e casto;
lasciò dovizie e vanità terrene,
non curò pregio né del mondo il fasto.
Si recò poscia alle Galliche arene,
varcando l’onde nel fatal contrasto;
ebbe nell’antro e per foreste amene
dalla cerva alimento e di erbe il pasto.
Visse lunghi anni, ma l’uom ch’è mortale
debba perire benché ha fasto e gloria
ond’è che spento alfin cade il suo frale.
E quindi, lieto al ciel, pien di vittoria,
ratto salì lo spirito immortale,
e vinse Dite, e di Satan la boria.
VINCENZO OLIMPIERI (‘SCIUGATROSCE)
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CELLERE, ALTRI PAESI E I RISPETTIVI PATRONI
SANT'EGIDIO ABATE
Nato da nobile famiglia in Atene, questo santo passò i primi anni della sua vita nel paese natio. Di ingegno profondo, colto, amante della pietà, ben presto si cattivò la benemerenza del popolo e dei prìncipi e con essa gli onori del mondo. Ma sprezzante di tutto, Egidio fuggì da Atene, e si recò in Francia, ritirandosi in un luogo deserto presso la foce del Rodano, per attendere con più fervore al servizio di Dio. Poco tempo dopo passò in una foresta e vi stabilì la sua dimora, vivendo in preghiera, fra austerità e digiuni. Si nutriva di erbe, di radici, di frutti selvatici, dormiva su nuda terra, e suo guanciale era un sasso. Il Signore ebbe pietà di lui in quel luogo deserto e gli mandò una cerva che gli forniva giornalmente il latte.
LA CHIESA DI S. EGIDIO
È il monumento più importante della città, un gioiello dell’architettura rinascimentale, commissionata dal cardinale Alessandro Farnese (poi papa Paolo III) ad Antonio da Sangallo il Giovane. Di ispirazione bramantesca, è costituita da una pianta a croce greca e, in alzato, da tre avancorpi sormontati da una originale cupola conica, sul retro è presente un caratteristico abside.
Posta in una vallata denominata “Vallone” (a quei tempi proprietà della Comunità di Cellere) si presenta come chiesa campestre con le caratteristiche del “tempio” e risulta costruita nel periodo intorno al 1512 - 1520 in prossimità di una antichissima chiesetta preesistente dedicata al culto di S. Egidio (demolita nel 1581).
L’interno, ben conservato grazie a recenti restauri che hanno interessato tutta la struttura, offre un meraviglioso pavimento esagonale ed è arricchito da pregevoli affreschi del Cinquecento e Seicento posti sugli altari dedicati a S. Egidio e a S. Giovanni Battista Decollato (una Madonna col Bambino in gloria, Sant'Egidio e San Giovanni Evangelista, di notevole qualità; Sant'Antonio Abate: la Decapitazione di S. Giovanni Battista e una scena agreste).
ISCHIA DI CASTRO
SANT'ERMETE
Di origine greca, Ermete arriva a Roma nel III secolo e diventa cittadino romano. Nominato prefetto, si converte al cristianesimo con moglie, figli, sorella e un migliaio di schiavi, al che viene arrestato per ordine di Traiano che manda a Roma Aureliano e lo fa martirizzare dal tribuno Quirino.
CANINO
SAN CLEMENTE
Traiano ordinò che Clemente fosse gettato in mare con un'ancora di ferro al collo. Dopo questi avvenimenti, ogni anno, il mare recedeva di due miglia, fino a rivelare un sacrario costruito "miracolosamente" che conteneva le ossa del martire e permetteva ai fedeli di recarvisi. Questa leggenda non è antecedente al IV secolo ed era sicuramente conosciuta da Clemente venne menzionato per la prima volta come martire da Tirannio Rufino (circa 400).
VALENTANO
SAN GIUSTINO
Giustino è stato un martire cristiano, filosofo e apologeta di lingua greca e latina. Fu uno dei primi filosofi cristiani. È venerato come santo e Padre della Chiesa dai cattolici e dagli ortodossi. Il nome Giustino deriva dal latino e significa onesto, probo. Nelle immagini sacre è spesso rappresentato con la palma, simbolo del suo martirio.
FARNESE
SANT'ISIDORO AGRICOLTORE
Durante la giornata di lavoro Isidoro si fermava a pregare attirandosi le ire dei colleghi e del padrone. Ma il Santo lavorava più degli altri e quando pregava, durante l’aratura, gli angeli lavoravano al posto suo con l’aratro e con i buoi. Conquistata la fiducia del padrone, portava a casa più soldi e insieme alla moglie Maria li divideva tutti tra i poveri.
LATERA
SANT'ANGELO
L’8 settembre del 1834 è la data della traslazione (trasporto) del corpo del martire Sant’Angelo da Roma a Latera. lo sparo “dei mortari” annunciò al clero e al popolo di partire dal paese per recarsi presso la chiesa della Madonna della Cava dove, prima di essere trasportato il giorno seguente all’interno della Collegiata, il corpo del santo venne collocato.
Le reliquie vennero rinvenute nelle Catacombe di Priscilla sulla via Salaria. Esse vennereo donate a una nobile famiglia romana, la quale a sua volta le donò al laterese Padre Flaminio Maria Annibali, Provinciale dei Minori osservanti. Tra la popolazione si diffuse una grande simpatia verso questo santo giovinetto (che la perizia stabilì avere circa 15 anni), il quale venne acclamato compatrono e festeggiato solennemente ogni anno nel giorno dopo del suo arrivo a Latera.
PIANSANO
SAN BERNARDINO DA SIENA
San Bernardino nacque a Massa Marittima in provincia di Grosseto l'8 settembre 1380 dalla nobile famiglia degli Albizzeschi (famiglia di origine senese), dove il padre Tollo era governatore, e lo stesso giorno venne battezzato nella cattedrale. Rimasto orfano (a 3 anni della madre Nera e a 6 del padre) si trasferì a Siena dove frequentò gli studi e visse agiatamente, curato dalle zie.
Dopo aver vestito l'abito a ventidue anni, iniziò un'intensa attività come predicatore girando e predicando con forbito linguaggio per tutta l'Italia settentrionale.
TESSENNANO
SAN LIBERATO
S. Liberato visse nella seconda metà del III secolo d.C., morì martire vittima della persecuzione contro i cristiani da parte degli imperatori romani.
Si ritiene che Liberato fosse un militare, e con molta probabilità, una guardia d’onore dell’imperatore.
Quando divenne cristiano rinunciò alla sua carriera e si dedicò completamente alla sequela di Cristo, riconoscendolo come suo Signore, al posto dello stato e dell’imperatore.
ARLENA DI CASTRO
SAN ROCCO
Rocco di Montpellier, universalmente noto come san Rocco (Montpellier, 1345/1350 – Voghera, notte tra il 15 e il 16 agosto 1376/1379), è stato un pellegrino e taumaturgo francese, venerato come santo dalla Chiesa cattolica e patrono di numerose città e paesi. È il santo più invocato, dal Medioevo in poi, come protettore dal terribile flagello della peste, e la sua popolarità è tuttora ampiamente diffusa.
GROTTE DI CASTRO
SAN FLAVIO
Nel 1656 Papa Alessandro VII donò agli abitanti di Grotte le reliquie di San Flavio Martire, conservate nelle catacombe di Callisto a Roma. San Flavio diventò così il patrono di Grotte.
MARTA
SAN BIAGIO E SANTA MARTA
Un santo molto amato Biagio, che, per non rinnegare la sua fede cristiana, subì un doloroso martirio con pettini di ferro usate per cardare la lana. Ma non bastò a ucciderlo per cui gli aguzzini, dopo aver tentato di affogarlo in un lago dove il santo uscì indenne, ricorsero dopo vari tentativi al taglio della testa.
SANTA MARTA
Era sorella di Lazzaro e di Maria. Era questa una famiglia molto distinta e caritatevole che Gesù molto amava e sovente onorava con la sua presenza.
A Marta era affidata la cura delle faccende domestiche, e per questo è eletta a patrona di casalinghe, donne di casa, domestiche e tutti coloro che si occupano di pulizie e cucina domestica.
MONTALTO DI CASTRO
SANTI QUIRINO E CANDIDO
Quirino e Candido sono due santi martiri venerati quali patroni a Montalto di Castro.
A Montalto di Castro esiste un’urna che contiene due teschi ricoperti di cera con alcune ossa e un’ampolla. Quest’urna è conservata presso l’altare maggiore della parrocchia e nel giorno della loro festa, vengono portate in processione tra le vie del paese.
Ovviamente sono dei corpi santi che provengono da Roma.
Si presume che Candido e Quirino facciano parte, secondo la tradizione, dei quaranta soldati messi a morte nel 320 a Sebaste in Armenia, dall’imperatore Licinio.
Furono esposti nudi su un lago gelato, mentre sulla riva un bagno caldo doveva invogliarli ad abiurare. Uno cedette, ma il suo posto fu preso da una delle guardie, convertita dall’eroismo degli altri.
Il mattino seguente i quaranta soldati erano tutti morti, tranne il più giovane. Sua madre lo portò in braccio dietro i cadaveri dei compagni finché non spirò anch’egli, e allora depose il suo corpo a fianco degli altri.
La loro iconografia li rappresenta nudi, in piedi su un lago gelato.
Si racconta che le ossa dei martiri sono state ritrovate a Montalto di Castro nel XVI secolo, in occasione dei lavori di ampliamento della chiesetta di Santa Lucia, ad opera di mons. Mozzanica, auditore del card. Odoardo Farnese. Il suo cavallo, narra la leggenda, si sarebbe inginocchiato proprio nel luogo, dove erano sepolte le ossa dei santi con una “tabella” dove c’era scritto “Hic requiescunt ossa Beatorum Quirini et Candidi martirum”. I resti vennero ricomposti e sistemati in una cassa dietro nella chiesa di Santa Maria Assunta dove attualmente si trovano.
LUBRIANO
SAN PROCOLO
La seconda domenica di settembre Lubriano celebra il pastorello San Procolo, vissuto in questi luoghi a cavallo tra il 1200 e il 1300. Poco si sa sulla sua misteriosa esistenza, per questo ci si attesta alla ininterrotta tradizione orale, fedelmente e gelosamente custodita dalla popolazione lubrianese.
Il Pastorello Procolo
Un giovane pastorello con in mano una verga, pascola il suo gregge nella piccola selva. In valle S. Lazzaro una piccola grotta sorgente di luce “Francescana”, in solitudine Lui dimora. Dal tardo medioevo, il popolo di Lubriano, con viva devozione, invoca il Suo nome. Dall’alto dei cieli sparge grazie, come gocce d’acqua, negli umili cuori.
19.10.2012
Realino Dominici
Procolo, umile pastorello vissuto a Lubriano intorno al 1300 e morto all’età di soli 20 anni, sepolto dapprima a Bagnoregio e poi traslato a Lubriano e proclamato Patrono. Procolo è presente sullo stemma comunale, che ne ripropone la figura appoggiata a un albero di quercia con una verga nella mano destra e un castello composto da tre torri con la mano sinistra.























