Giuseppe Gioachino Belli
(7/9/1791- 21/12/1863)

Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Il Belli coi sonetti fece storia
scrivendo nel dialetto, da Romano,
ed io, Viterbese senza boria,
li scrivo di(a)lettando col nostrano.

‘NA CONVERSAZZIONE CO’ PEPPE1

“Caro Giuse’, se deve stà ‘n campana!”. 2

“Da vecchio, Pie’, 3 sta’ attento, è regolare”.

“Caro Giuse’, me sento giù, ‘na frana!”.

“C’è Peppe che sta bene e chi sta male”.

 

“Caro Giuse’, la vita è ‘na puttana!”.

“E Pietro nun capisce ch’è mortale”.

“Caro Giuse’, la morte tutto spiana!”. 

“E Pietro nun capisce ch’è normale”.

 

“Caro Giuse’, te see 4 propio ‘nvecchiato!”.

“’nvecchiato, sì, ma no rincojonito”.

“Se vede a letto sto bel risultato!”.

 

“Ma un tempo me sò 5 tanto divertito”.

“Ma, mo’, ‘l divertimento l’àe 6 scordato!

Pantaree, 7 Giuse’. Que’ 8 è garantito”.

 

Nun è finito.

“E che vorrebbe dì sto pantareo?”

“Vorrebbe dì che ‘l tempo è nostro reo”.

 

“Me fae 9 babbeo?

Sto panta me lo paghe a la scopetta

ché, lì, tu, nun me freghe, damme retta!”.

 

Bella scenetta?

Co’ Peppe ce sto bene e me confido

e come a un alterego me ce fido.

 

Titolo. Una conversazione con Giuseppe. Peppe, troncamento di Giuseppe, amico fraterno ed alter ego dell’autore.

Stare in campana è una bella espressione significante di stare accorti.

Troncamento di Pietro.

Ti sei.

Mi sono.

Lo hai.

Dal greco Panta rei, tutto scorre, tutto passa.

Questo, ciò.

Mi fai, mi consideri.

 

 

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