Francesco Mattioli, sociologo

Il prof. Occhini, che conosce molto bene le vicende politiche del medioriente e più in generale del mondo musulmano, delinea situazioni politiche e culturali che non possono non inquietare l’occidente.

Tuttavia cade in quella che a mio avviso resta una impasse ideologica, la “demonizzazione” dell’occidente, accusato di essere nelle mani di lobbies affaristiche capaci di movimentare a loro vantaggio i destini del pianeta spostando pedine - e ideali – a loro piacimento.

Questa demonizzazione, che a seconda degli argomenti ora si sposta sulle manovre imperialistiche degli Stati Uniti, ora sulle spinte nazionalistico-colonialiste di Francia e Regno Unito, ora sulla debolezza dell’Italia, è stata cavalcata da tutti i nemici del liberalismo occidentale: in primis dai marxisti, che però al liberalismo contrapponevano le dittature sovietiche, maoiste  e castriste, talvolta strizzando pudicamente l’occhio persino al terrorismo rosso nostrano; dai nazifascisti (e oggi dai sovranisti), che da un lato auspicavano di sedere al banchetto del colonialismo, dall’altro vi scorgevano la mano rapace del capitalismo giudeo; dagli ambientalisti, che imputano al liberalismo un progresso industriale disordinato fino a vagheggiare, in taluni suoi esponenti, il ritorno ad un mondo arcadico campagnolo; dai complottisti, seppur divisi tra il timore di Wall Street e le mene dei raeliani; e dagli intellettuali da salotto buono, che i problemi li leggono, ma non li sperimentano. 

Purtuttavia, è nell’occidente che si scrivono le Costituzioni e le Dichiarazioni dei Diritti dell’Uomo; che funzionano le democrazie rappresentative; che agiscono i sindacati dei lavoratori; che c’è la libertà di stampa e di religione; che nascono i  movimenti civili; che l’opinione pubblica può premere sui poteri legali; che  si  attuano e si tollerano forme di anarchismo libertario; che si rischia la salute pur di non compromettere gli altri diritti ritenuti fondamentali; che i tribunali si schierano per principio garantista per l’innocenza fino a  prova contraria dell’accusato, a costo di scandalizzare le vittime. Quindi, tra le pecche del mondo mediorientale e quelle dell’occidente, preferisco tollerare quest’ultime, magari giustificandomi con l’idea che è il male minore, sul quale peraltro si può politicamente agire.     

Ci sono due Turchie; quella che guarda all’occidente al di qua del Bosforo, e quella codina, tradizionalista che sta al di là, più grande, più arretrata, più disposta a farsi guidare da una dittatura, come è abituata a farsi guidare da una religione teocratica e assolutista. Ho conosciuto uno studente di Istanbul, Kemal, che mordeva il freno e una ragazza di Ankara, Cansu mi sembra di ricordare, che veniva a trovarmi con il velo, persino a Roma. Un paese schizofrenico, oggi, la Turchia, che cerca di occupare gli spazi lasciati liberi dal neocolonialismo, in medio Oriente e in Nordafrica, in paesi del tutto disabituati alla democrazia e che  tiene persino in  scacco l’Europa nelle acque greco-cipriote del Mar di Levante con la scusa di saper tenere a bada il jihadismo.

L’Iran, dal canto suo, esercita una dittatura teocratica insostenibile; chiaro che in  tal modo si complichi da sé la vita in uno scacchiere globale che vive solo di precari equilibri.

Io non so dire se la democrazia debba essere “esportata”. Se esistono dei valori ritenuti assoluti, è chiaro che a qualcuno passerà per la testa che sia buono e giusto battersi perché questi si diffondano nel mondo. Certo, si accoderanno anche gli opportunisti, che nel gioco del liberalismo capitalista si muovono a piacimento assieme ai sognatori e ai propugnatori della libertà. Ma a me disgusta che le donne musulmane debbano nascondere il loro volto. Dice Occhini: “Ritengo che ogni tipo di civiltà ed ogni popolo abbia il diritto di comportarsi secondo la propria tradizione e la propria cultura, da cui consegue anche il diritto di darsi le istituzioni di governo che ritengono per loro più opportune”. 

Tuttavia non si può essere democratici a New York e tradizionalisti ad Ankara o a Teheran; non ci si può battere contro l’esclusione ad Atlanta ed essere razzisti a Pechino.  Questo relativismo non appartiene alla cultura della democrazia, che è un prodotto di lusso tipicamente occidentale, difficile da usare, certo, ma sublime nei suoi esiti, e che non è mai nato altrove.  Occhini cita a suo sostegno l’art.2-7 della carta dell’ONU: “ Nessuna disposizione del presente Statuto autorizza le Nazioni Unite ad intervenire in questioni che appartengono essenzialmente alla competenza interna di uno Stato; né obbliga i Membri a sottoporre tali questioni ad una procedura di regolamento in applicazione del presente Statuto”. 

Competenza interna degli Stati? E che ne è della Dichiarazione dei Diritti Universali dell’Uomo, che ai primi articoli esalta la dignità e i diritti dei singoli individui, a prescindere da genere, razza, ceto, ecc.?  In ogni caso Occhini delega all’ONU ogni azione internazionale di diritto, sanzioni e controlli militari compresi. Buon per lui che ci crede; lì siedono, e occupano posti nel Consiglio di Sicurezza, esponenti di nazioni e culture che praticano le più bieche e subdole dittature (vero, Putin?). Mi raccontò una volta uno studente bosniaco: “Abbiamo visto i caschi blu venire a proteggerci. Non mi risulta che i loro fucili abbiano mai sparato un colpo. E a Srebrenica stavano lì a guardare che ci massacravano”.  Mi risulta che quello studente abbia anche testimoniato contro Mladic.   Alle testimonianze dei miei studenti iraniani e turchi, Occhini può aggiungere anche questa.

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L'articolo del prof. Occhini

Caro Prof. Mattioli, prendo atto che il suo commento ad un mio precedente articolo

 

 

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