Viterbo PENSIERI IN LIBERTA'
a cura di Barbara Pasqualini

Prato Giardino a Viterbo sotto la neve (foto di Enrico Pasqualini)
Pensieri in libertà Dicembre 2020
Forse vi sembrerò retorica, sembra impossibile che un anno sia trascorso, invece siamo nuovamente giunti al S. Natale!
Abbiamo affrontato un periodo difficile e doloroso e purtroppo non possiamo ancora archiviarlo come “passato”.
Spero e prego con tutto il cuore che noi tutti possiamo vivere questa Solennità serenamente! Che Dio ci benedica e protegga!
Non voglio rattristarci con fatti di cronaca di cui ci informa costantemente chi ha molta più competenza di me…desidero regalarci qualche minuto di leggerezza ed evasione, come sempre, invitandovi a seguirmi nei miei pensieri, nelle mie numerose domande, nelle mie “ricerche”, cui m’appassiono e che poi condivido con voi con piacere ed entusiasmo!
A suggello dei miei più affettuosi auguri di buone feste a tutti voi, per non smentirmi, vi propongo la mia ultima curiosità (per quest’anno, s’intende, vorrei continuare a “tartassarvi” con i miei interrogativi anche in futuro!).
Mi è capitato sovente di sentire l’espressione che vi sottoporrò oggi, la ho anche usata ma non ne conoscevo il significato…
Perché si dice “essere un pezzo da novanta”?
https://cultura.biografieonline.it/pezzo-da-90/
Nella nostra lingua, essere considerati “un pezzo da novanta” vuol dire essere una persona influente, importante e di un certo spessore. Secondo lo storico della mafia Michele Pantaleone, che trattò l’argomento nel suo saggio “Mafia e Politica”, il termine pezzo da novanta, proviene dall’ambiente malavitoso.
[Come apprendo consultando Wikipedia, Michele Pantaleone (Villalba, 30 novembre 1911 – Palermo, 12 febbraio 2002) è stato un saggista, giornalista, politico e sociologo italiano.
Era esperto sulle dinamiche di Cosa nostra nella Sicilia a cavallo della seconda guerra mondiale e del decennio successivo.
Tra le sue opere più note i libri, Mafia e politica -1962- e Antimafia: occasione mancata-1969-, testi di grande importanza per avere una chiara definizione di cosa è la mafia.
Come riporta l’enciclopedia Treccani, nel suo importante saggio Mafia e politica (Einaudi, Torino 1962), egli spiega che il pezzo da novanta era propriamente «il più grosso petardo di ferro, alto 26 cm, che veniva sparato nelle feste a conclusione dei giochi di fuochi e degli spari dei mortaretti»; da qui, in senso figurato, pezzo da novanta diventa, nel linguaggio della mafia, un ‘mafioso potente e molto temuto’.
Infine, si aggiunge anche il significato estensivo di ‘pezzo grosso’, riferibile colloquialmente a chiunque rivesta una posizione di rilievo o di grande potere in un ambito o attività».]
In senso figurato, quando si parla di un uomo che viene definito “un pezzo da 90”, si vuole evidenziare come l’uomo sia una persona di potere, un personaggio con grande influenza che ricopre una posizione di rilievo o di grande prestigio in un ambito o attività.
Secondo Pantaleone il pezzo da novanta infatti è un capo mafia, un mafioso che occupa una posizione potente e temuta dall’organizzazione.
Secondo alcune ipotesi, perciò, il termine deriva dal più grosso petardo di ferro, alto 26 cm, che veniva sparato nelle feste in conclusione dei giochi di fuochi e degli spari dei mortaretti.
Nel dialetto siciliano invece, viene comunemente chiamato “u’ pezzu ‘i nuvanta”, un cannone con una bocca di fuoco immensa, lunga 53 volte il calibro in uso per il tiro anticarro: veniva utilizzato nella seconda guerra mondiale e aveva un calibro di 90 mm. Il cannone era invidiato anche dai tedeschi che in quel periodo possedevano il famoso 88 Flak.
[N.B. A seguito di una rapida consultazione di Wikipedia apprendo che il cannone contraerei 8,8 cm Fliegabwehrkanone (FlaK), soprannominato Flak 88, fu uno dei cannoni di maggior successo della seconda guerra mondiale. Venne utilizzato anche come cannone controcarri ed in questa funzione si dimostrò una delle armi meglio riuscite fra quelle prodotte nell’intervallo fra le due guerre mondiali.]
Tra le altre ipotesi, il termine fa riferimento alla statura dei pupi siciliani che rappresentavano nelle piazze di quel tempo, le gesta eroiche dei Paladini di Carlo Magno. A Palermo, i vari Pupi che raffiguravano “Orlando”, “Il Feroce Saladino” ed altri paladini, avevano una statura di 90 cm. Di diverse stature, invece, erano i pupi costruiti e provenienti da altre città siciliane. Durante le rappresentazioni, il puparo, solitamente chiedeva al suo aiutante di passargli “un pezzo da novanta”.
[Per chi è curioso come me:
https://it.wikipedia.org/wiki/Opera_dei_Pupi
https://www.comune.catania.it/la-citta/tradizioni/pupisiciliani/storia-dei-pupi-siciliani/
L’Opera dei Pupi (Òpira dî Pupi in siciliano) è un tipo di teatro delle marionette, i cui protagonisti sono Carlo Magno e i suoi paladini.
Le gesta di questi personaggi sono trattate attraverso la rielaborazione del materiale contenuto nei romanzi e nei poemi del ciclo carolingio (Il ciclo carolingio o materia di Francia fa parte, come il ciclo bretone, di quella letteratura dei cicli, di carattere epico-cavalleresco, che si sviluppò immediatamente dopo l’anno Mille e che celebrava nelle sue composizioni, in versi, i valori più alti della società aristocratica.), della storia dei Paladini di Francia (La Storia dei Paladini di Francia è un lungo romanzo cavalleresco a dispense scritto da Giusto Lodico, il quale cucì insieme tra il 1858 e il 1860 i vari episodi del Ciclo carolingio dando loro una successione cronologica. Nel 1895 e 1902 l’opera fu ristampata con episodi aggiuntivi redatti dall’editore palermitano Giuseppe Leggio.
Questo libro è la fonte primaria dell’Opera dei Pupi.) e dell’Orlando furioso (L’Orlando furioso è un poema cavalleresco di Ludovico Ariosto pubblicato per la prima volta nel 1516 a Ferrara.). Le marionette sono appunto dette pupi (dal latino “pupus” che significa bambino). L’opera è tipica della tradizione siciliana, si hanno già notizie nel Settecento, come documenta il puparo e studioso Enzo Mancuso.]
Nella numismatica, ossia lo studio scientifico della moneta e della sua storia, tale espressione farebbe riferimento invece, al soldo di 90 grammi che per un certo periodo storico, aveva un peso e valore superiore rispetto alle altre monete.
In periodo, per eccellenza, di tombolate in famiglia è quasi lecito chiedersi se l’espressione “La paura fa novanta” sia attinente a quella poc’anzi ricordata…
In realtà la connessione è solo nel menzionare numero “novanta”.
Dal dizionario leggiamo:
la paura fa novanta, (scherz.) è un’espressione con cui si sottolinea che la paura fa fare qualsiasi cosa (con riferimento al fatto che nella cabala del lotto la paura corrisponde a questo numero).
(https://www.garzantilinguistica.it/ricerca/?q=novanta)
Nella cabala del lotto a ogni numero dall’1 al 90 è abbinata una serie di simboli e d'immagini e la paura corrisponde al numero 90.
Magari vi ho fatto venire il desiderio di una partita a tombola? Questo tradizionale gioco da tavolo, nato, come Wikipedia mi ricorda, nella città di Napoli nel XVIII secolo, come alternativa casalinga al gioco del lotto, è spesso accompagnato da un sistema di associazione tra numeri e significati, di solito umoristici (La Smorfia) ed è sempre piacevole da riscoprire in famiglia! A me riporta indietro nel tempo, quando da bambina trascorrevo la Vigilia del S. Natale con i miei nonni, che, per l’occasione, giocavano con me rendendomi felicissima!
Permettetemi di congedarmi rinnovandovi i miei auguri…per me tutti voi siete “pezzi da novanta”, nel senso positivo del termine, naturalmente!
Immagini & fonti:
il-padrino-capo-mafia
https://cultura.biografieonline.it/wp-content/uploads/2013/10/il-padrino-capo-mafia.jpg
Michele_Pantaleone
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/fd/Michele_Pantaleone.jpg
pupi_siciliani
https://www.siciliaedonna.it/wp-content/uploads/2014/12/pupi_siciliani.jpg






















