Francesco Mattioli, sociologo

Beh, stavolta sono sostanzialmente d’accordo con D’Arpini. Non  si deve giocare troppo con i termini fino a farli diventare pericolosamente strumenti di pregiudizio. 

D’Arpini nota che il termine “laico” originariamente designava tutto ciò che era “di popolo”, “profano”, “secolare”.  Di qui, in una religione, la differenza tra l’ambito operativo, gerarchico, e filosofico - teologico caratteristico della casta sacerdotale, definito “clericale”.  Nella religione protocristiana laici e presbiteri occupavano spazi differenti nelle chiese e nelle cerimonie religiose; qualcosa di simile avviene ancora oggi.   Ma in tutte le religioni  esiste questa differenza, seppur declinata differentemente, e persino nelle organizzazioni sociali non religiose, quando individuano gli “addetti ai lavori”.

L’influenza politica delle religioni sull’organizzazione sociale nel corso della Storia e la contrapposizione spinta  a livello filosofico tra religione e ragione (e scienza) ha finito per far diventare la differenza tra laico  e clerico una contrapposizione conflittuale. Così, da un lato “clericale” è divenuto sinonimo di oppressivo,  dogmatico, tradizionalista e conservatore mentre laico è divenuto sinonimo di anti-clericale, libertario e progressista. Il cosiddetto “politicamente corretto” ad esempio spinge molto non solo  sulla “laicità” dello stato, ma anche sulla laicità dei valori di riferimento. Ovviamente, nel conflitto, le posizioni si estremizzano e come c’è un clericalismo tradizionalista, così c’è anche un laicismo mangiapreti, che si esprime non solo in politica, ma anche nella scienza, come accade allo scientismo neopositivista, quello che  ancora sostiene l‘oggettività assoluta del sapere scientifico e la sua primazia cognitiva. 

In realtà, come nell’accezione originaria si può essere “laici” e credenti al stesso tempo, semplicemente  perché non si indossa una tonaca, così si può essere laici seppur credenti praticando un atteggiamento critico costruttivo contro certe degenerazioni delle religioni.

Allo stesso modo, si può essere “clericali” nei movimenti laici, se si diventa laicisti e  quindi portatori di dogmi e di rituali altrettanto conservatori di quelli religiosi.

Le conseguenze sono la chiusura reciproca.  Quindi gli “ismi” e gli "anti" di ogni natura.   La soluzione del problema probabilmente sta nel rendersi disponibili al dialogo; non per abdicare alle proprie idee, beninteso, ma per cercare di smussare certe divergenze che spesso sono solo il prodotto di un arroccamento identitario, e per cercare di far prevalere la collaborazione, la condivisione nel nostro comune cammino storico e cognitivo.

P.S.: E’ vero che la svastica in antico rappresentava il sole, la vita e si trova rappresentata tra i popoli antichi sia di origine celtica che caucasica fin da epoca preistorica. Ma la sua adozione da parte del nazismo la rende ormai un simbolo odioso da non riutilizzare. La realtà è quella che noi significhiamo in una determinata temperie storica.   

 

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