Il direttore di Radio Maria don Livio Fanzaga

Francesco Mattioli, sociologo

Dunque, il direttore di Radio Maria Don Livio Fanzaga ritiene che il demonio agisca attraverso menti criminali e che “questa epidemia è un progetto per costruire il mondo di Satana, portato avanti dalle èlites mondiali con la complicità di qualche stato”.

Beh, diciamocelo. Il Cristianesimo un pochino complottista lo è, nel senso che nelle vicende umane riconosce sovente le opere del Demonio, che agisce in modo subdolo, nascondendosi ora dietro le sembianze di un serpente, ora di un persuasivo tentatore, ora di un criminale assetato di sangue. 

Che il Male esista lo vediamo ogni giorno, nelle sue più disparate nequizie: da quelle di ordinaria follia del minorenne che pesta di botte una vittima di bullismo al terrorista armato di coltello o di bombe, dal vicino maleducato all’inquinatore seriale, dal pestatore di donne all’affarista senza scrupoli,  dallo spargitore di calunnie al dittatore stragista.   

Il fatto è che nell’Essere Umano convivono il Bene e il Male: tanti sono gli individui che nella storia hanno costruito, tanti sono quelli che hanno distrutto; e a sentire la psicanalisi in ciascuno di noi cova una voglia positiva e una distruttiva. Quando Dio cacciò Adamo ed Eva dall’Eden fu chiaro:  dovrete convivere con il Male, con il sudore della fronte, con la limitatezza del corpo e della mente, con il dolore e la morte. Ma come Figli di Dio, gli esseri umani avrebbero comunque progredito, come Figli della Luce avrebbero fatto prevalere sempre di più il Bene sul Male. In questa prospettiva escatologica la venuta del Cristo, del Dio fatto Uomo propugnatore di Amore e di Carità attiva, di libertà e di uguaglianza, sarebbe stata cruciale.

La religione cristiana va vissuta con intelligenza critica; non é totemismo, né occultismo. Lo diceva San Tommaso, che armonizzava fede e ragione.  Oggi il cristiano non ripete formule e rituali quasi a vanvera, sa quel che dice e quello che fa. Sa che cosa è il male, di dove si genera e di come può essere prevenuto; di certo con la preghiera, ma – come si legge nel Vangelo, quando Gesù manda i suoi apostoli a predicare la Parola -  soprattutto con l’azione, con la “carità”, in un “ora et labora” che non si spende dentro le quattro mura di un convento, ma nell’impegnativo scenario del recinto puzzolente delle pecore, per dirla con Papa Francesco, quello della vita sociale.

Così, vedere un prete complottista sorprende amaramente. Perché il complottismo è un segnale di ignoranza, di una ragione piegata, mortificata che legge in modo semplicistico, superficiale, istintivo la realtà che ci circonda, cercando spiegazioni facili che deresponsabilizzino l’individuo. Il complottismo dice sempre che è colpa di qualcun altro che trama nell’ombra, ci prende tutti per dei babbei che abboccano all’amo di sinistri pescatori di consenso.     

Tranne loro, i complottisti, che invece hanno capito tutto.

Hanno capito che le scie degli aerei spargono oscuri veleni della mente, che il rilevatore di temperatura mirato sulla fronte ci stampa indelebili norme comportamentali, che nei vaccini si annidano un cocktail di marcatori di consenso e di bombe ad orologeria di controllo sociale e psicosanitario, che nell’acqua del rubinetto vengono  immesse sostanze psicogene in grado di controllare i nostri comportamenti e  le nostre credenze, che un qualche Priorato di Sion  gioca con i nostri soldi e i nostri destini su un immenso tabellone planetario del Monopoli. 

Se poi accanto a queste “verità” poniamo anche il terrapiattismo, i progetti cosmici dei raeliani, il ritorno alla vita agreste e il falso sbarco sulla Luna, ben ricostruito in uno studio, magari situato nell’Area 51, il quadro delle “intuizioni” di questi profeti è completo.  Peccato che in genere, dopo aver gridato al lupo al lupo non sappiano come opporsi alle diaboliche zanne della belva: per loro anche l’impegno politico è un segno del Male e  preferiscono spesso chiudersi in un aristocratico rifiuto della realtà, a favore di uno spiritualismo autoreferenziale destinato ai pochi eletti meritevoli della suprema “visione” del Vero.

I complottisti sanno giocare anche su alcuni fenomeni reali e certamente controversi.  C’é infatti a livello internazionale una sorta di “combutta” tra le potenze economiche: ma si chiama globalizzazione e non è un disegno del Diavolo, ma semmai una benedizione di Dio. 

La globalizzazione rende talmente interdipendenti le economie e le finanze mondiali da scongiurare una qualsiasi guerra planetaria,  e nello stesso tempo migliora i consumi, tenta di garantire la  qualità della vita dei popoli attraverso lo sviluppo tecnologico e con la crescita della comunicazione di massa mette in grado la gente di interagire con il mondo, non di esserne manipolata e schiava. Certo, ha effetti collaterali pericolosi – si guardi all’inquinamento, ai tentativi di autocrazia mediatica – ma è persino in grado di produrre anticorpi ai suoi eccessi attraverso l’impegno politico, la scienza, la conoscenza, l’informazione, la coscienza civica dei cittadini.

Quanto alle epidemie e alle pandemie, che il Diavolo si stia divertendo alle nostre spalle potrebbe valere quanto dire che Dio ci punisce per i nostri peccati, direttamente – ne seppe qualcosa il faraone che osò opporsi a  Mosé -  o indirettamente, lasciando campo libero al demonio.  Se così fosse, questa operazione va avanti da un bel pezzo e non  sarebbe colpa di novelle élites mondiali, ma di un  sistema ben collaudato, che ammazza la gente in tutto il mondo da millenni, perché le pandemie si generano da tempi immemorabili, hanno estinto popoli interi, guerrieri o miti che fossero e in ogni dove. 

Se dietro al Sars-cov-2 c’è un distratto analista o un cinico cecchino cinese, bisognerebbe capire chi c’era dietro alla spagnola, alla peste bubbonica o alla peste nera;  e se l’Hiv fosse solo una punizione divina contro l’omosessualità e la pederastia, bisognerebbe capire come mai non ha fatto prioritariamente una mezza strage in quegli ambienti ecclesiastici che ne facevano abominevole uso.   

Forse don Livio potrebbe illuminarci meglio su tutti questi meccanismi, con argomentazioni meno fantastiche e più concrete sul piano politico, scientifico e soprattutto su quello teologico razionale, quello che piaceva tanto anche a San Tommaso.

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Biografia don Livio Fanzaga

Padre Livio Fanzaga è il direttore di Radio Maria Italia.
Nasce nel 1940 nel comune di Sforzatica, vicino a Dalmine, in provincia di Bergamo.

Ordinato sacerdote nell’ordine religioso dei Padri Scolopi, nel 1966 si è laureato in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana a Roma e in Filosofia presso l’Università Cattolica di Milano.

Dopo una breve esperienza missionaria in Senegal, si è dedicato alla pastorale giovanile nella parrocchia di San Giuseppe Calasanzio a Milano.

Dopo un pellegrinaggio a Medjugorje, nel 1987 assume la direzione dei programmi di Radio Maria, allora piccola emittente parrocchiale e oggi divenuta l’emittente cattolica più ascoltata del mondo.

 

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