Corrado Alvaro

Tuscia in pillole
Vincenzo Ceniti, console TCI

Melania G. Mazzucco con il romanzo storico “L’Architettrice” (ed. Einaudi) si è aggiudicata la sesta edizione del premio letterario Corrado Alvaro-Libero Bigiaretti fondato da Giorgio Nisini, attualmente presidente di giuria, col patrocinio da quest’anno del Touring Club Italiano.

Giorgio Nisini fondatore del Premio Alvaro-Bigiaretti (Foto Bruno Fini)

La Mazzucco ci regala il ritratto di una straordinaria donna del Seicento, Plautilla, la prima architettrice della storia moderna. Premiato anche, con l'”Alvaro-Bigiaretti Studenti”, Nicola Brunialti per il romanzo “'Il paradiso alla fine del mondo” (Sperling & Kupfer). Pronipote di Alessandro Manzoni, Brunialti, è tra gli autori dei programmi di Paolo Bonolis. Il Premio “Studenti” gli è stato assegnato da una speciale giuria composta da allievi dell'Università della Tuscia e di diversi Istituti Superiori della provincia di Viterbo. Le premiazioni si sono svolte in streaming nei giorni scorsi nella sala Benedetti di Vallerano.

La notizia ci dà modo di ritornare sulla figura di Corrado Alvaro, figlio adottivo della Tuscia Viterbese pur essendo originario di San Luca di Reggio Calabria (1895). Frequentò Vallerano dal 1939, dove aveva acquistato per il suo buen retiro, una casa di campagna all’ombra di secolari castagni. In uno di questi, col cavo sventrato da un fulmine, aveva ricavato una panca e una tavola per scrivere e leggere. Era il suo “ufficio” preferito. Amò tanto questo appartato luogo dei Cimini, da voler essere sepolto nel piccolo cimitero del paese dove riposa con la moglie Laura Babini e il figlio Massimo.

Fu soprattutto un narratore, più che un novelliere e romanziere. Il diario “Quasi una vita” viene acclamato come un capolavoro della prosa italiana, in cui si manifestano acume intellettuale e “modernità di fantasia”. Notevoli anche le sue doti di drammaturgo che espresse ne “La lunga notte di Medea”, rivisitazione originale di una tragedia che oggi fa testo nella storia del teatro del Novecento.

Fu anche saggista, giornalista e critico letterario, cinematografico e teatrale. Apprezzati i suoi contributi alla sceneggiatura di alcuni film. Oltre “Riso amaro” (1949), ricordiamo “Una donna tra due mondi” (1936), “Una notte dopo” (1942), “Storia di una capinera” (1944), “Caccia tragica” (1946), “Roma ore 11” (1952). Nel romanzo “L’uomo è forte”, descrive il regime bolscevico e il totalitarismo fascista senza condizionamenti e false ipocrisie. La sua prosa, asciutta e solida “come le pietre di Calabria”, raggiunge il vertice nelle tre raccolte di racconti: “La moglie”, “L’amata alla finestra” e “Gente in Aspromonte”. In quest’ultimo dossier parla dei calabresi, delle ingiustizie che hanno dovuto e che devono subire, del loro modo di essere briganti come atto di ribellione ai soprusi.

Nei suoi racconti, oltre agli uomini ci sono anche le donne. Una di loro, alla fine del Settecento, guidò una masnada di antirivoluzionari che non sopportavano le angherie francesi. Un’altra, scolpita come un macigno e di vago sapore erotico, la riconosciamo nel volto della “ribelle muta” che posa, contro la sua volontà, per volere del padre-padrone, dinnanzi al pittore intento, nel ritrarla, a violarne l’intimità. Per questo la giovane serra volutamente le labbra, come se fossero una ferita o un bacio “sdegnato” indirizzato al genitore.

Corrado Alvaro morì a Roma nel 1956, appena sessantenne, in un appartamento di via del Bottino, presso piazza di Spagna, dove viene ricordato con una lapide posta sulla facciata dell’edificio. “Se ne è andato bruscamente – scriverà Libero Bigiaretti suo caro amico di poesia e letteratura – con quel suo modo di congedarsi che era sempre inatteso e improvviso, a passo svelto …”.

La tomba di Corrado Alvaro a Vallerano

E’sepolto, come detto, nel cimitero di Vallerano. Bigiaretti acquisterà la villa di Alvaro che tenne fino al 1993 anno della sua morte. Anche lui con la moglie volle essere sepolto a Vallerano. Oggi la casa di campagna dove vissero Alvaro e Bigiaretti è di Riccardo Rovere e Daniela Zanarini che custodiscono gelosamente ricordi e cimeli del loro soggiorno.

 

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