Le foto di 42 ex voto in Galleria sono in fondo all'articolo 

Le foto delle tavolette ex voto sono di Maurizio Pinna

Partita da Napoli la Feluga di Michele Balzamo, e passato Monte Circello li 3 Febraro 1803 per Tempesta orribile / fu in pericolo di sommergersi, e 14 uomini di naufragare. Domenico Zavaresi trovata nel suo porta lettere l’Immagine di / Santa Rosa, l’attaccò all’albero, e la invocò; gli altri aggiunsero le preghiere; ed in ore due, e mezza giunsero salvi / in Gaeta, avendo fatto 60 miglia di corso.

Sette altre Barche che venivano dietro, sbalzate alle spiagie si fra / cassarono. Dominicus Zavaresi Neapolitanus P(er) G(ratiam) A(cceptam)

Altro scritto su ex voto è il n. 42

Nell’anno del Signore 1699 nel pontificato di Innocentio 12° alli 3 di settembre; Mattia Marinelli putto di anni tre abitante alla piazza detta del erba cadde da una finestra di sua casa e diede sopra un tetto e da quello in terra a sedere a vista di molto popolo. Invocato dal padre e madre de detto fanciullo e dal popolo fu trovato il fanciullo (continua al verso) a sedere in terra senza danno alcuno, el padre chiamato Bernardino Marinelli portò alla Santa la tavola con il miracolo dipinto pe’ er rendimento di gratie.

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Da "Per Grazia Ricevuta - Le tavolette votive di Santa Rosa"
a cura di Eleonora Rava e Filippo Sedda
Centro Studi Santa Rosa da Viterbo onlus

L’espressione “Ex voto” significa a seguito di un voto. Si tratta di una locuzione latina composta dalla preposizione ex e dalla parola votum, derivata a sua volta dal verbo vovere, che significa promettereformulare una preghiera. Altra espressione latina recita ex voto suscepto”, cioè per voto fatto, un voto, quindi, manifestato ed ascoltato. L’estensione del significato ha portato a designare con la stessa locuzione gli oggetti dell’offerta, applicandola anche alle offerte votive del mondo antico.

In un’epoca in cui la storiografia si è allargata, ormai da tempo, a comprendere tutti gli aspetti delle vita degli uomini ed in tal senso ha imparato ad utilizzare una sterminata, quasi illimitata, varietà di fonti scritte e materiali, anche gli ex-voto hanno la loro degna collocazione come “documenti”, nel senso ampio conferito al termine. Lo stesso Le Goff ha scritto: «La nuova storia ha allargato il campo della documentazione storica … un utensile, un ex-voto sono, per la nuova storia, documenti di prim’ordine»1.

In quest’ottica sono anch’essi “documenti/monumenti”2. Gli ex-voto potrebbero essere definiti in linea di massima come una fonte materiale (si tratta di manufatti) contenente una comunicazione artistico-visivo-iconografica sovente corredata da qualche tracciato verbale, assolutamente intenzionale. Anche gli ex-voto sono documenti di valenza polifunzionale e polinformativa: possono essere letti ai fini della storia religiosa, ma anche ai fini di quella della cultura, dell’economia, della società, delle istituzioni, dell’arte, dell’ambiente, della cultura materiale …

Gli ex-voto bene si collocano tra storia ed antropologia3 ed in effetti vasta è la letteratura in merito sia sotto il profilo storico che sotto l’aspetto dell’analisi antropologica che vi rintraccia tutto un mondo di tradizioni e religiosità popolari. Oggi sono pienamente considerati veri e propri beni culturali, oggetto di censimento e schedatura4.

Note e celebri – tanto per fare qualche esempio – sono le collezioni della Madonna di Montenero a Livorno, della Madonna della Quercia a Viterbo, di San Nicola a Tolentino, ma in quantità più o meno consistenti ex-voto si possono trovare un po’ ovunque vi sia un santuario e/o un particolare “oggetto” di culto e devozione. Vari sono i generi di ex-voto: da quelli anatomorfi alle fotografie, dalle tavolette votive ai metalli preziosi, né mancano, ad esempio, quelli espressi su latta (Madonna della Milicia a Palermo) o su ceramica (Deruta-Perugia).

A loro modo sono una sorta di fonti “narrative” poiché il miracolo, il prodigioso intervento soprannaturale, è descritto, quindi narrato, in termini immediati di comunicazione. Le diffuse tavolette votive rettangolari5 affidate ad “artisti” per lo più anonimi, che svolgono un ruolo di mediazione tra il “committente” e il prodotto finito da consegnare come segno di gratitudine, presentano caratteri stereotipi; per questo motivo c’è chi sostiene che gli ex-voto non avrebbero valore per la ricostruzione della realtà materiale dell’epoca in cui sono elaborati, ma non bisogna essere drastici in simili affermazioni; a ben guardare proprio quelli espressi su tavolette, in maniera talvolta anche un po’ naif, provano che chiunque li abbia dipinti, volendo o non volendo, ha lasciato spunti, segni, spie dell’“ambiente” del suo tempo.

Ex-voto e miracoli formano un binomio “meccanico”: al miracolo ottenuto “risponde” l’ex-voto in una sorta di circuito definibile in richiesta/preghiera, ottenimento della grazia/miracolo, offerta dell’ex-voto. « … il miracolo, nel Medioevo, occupa il posto della previdenza sociale»6: questa frase di Le Goff si può applicare ben oltre la stretta età medievale.

Il ricorso al miracolo7 è un fenomeno di lunga durata e i miracoli sono spie di un universo quotidiano popolato di problemi, pericoli, paure. Così anche gli ex-voto s’impongono come fenomeno di lunga du rata che ha radici antiche e profonde nella misura in cui affondano nelle necessità e nei limiti della natura umana: si prospettano come un angolo di quella storia della mentalità, dei comportamenti, degli atteggiamenti che hanno ampliato il territorio della dimensione storica. In essi s’incontrano la sfera dell’umano (i richiedenti in difficoltà), posta in basso, e quella del Di vino (le forze benefiche esaudienti le preghiere), posta in alto, in genere tra nuvole.

Si tratta di un fatto privato che diventa pubblico; un evento in generale individualmente importante che s’intende trasmettere/raccontare/far conoscere ad un più ampio giro di persone; un gesto di gratitudine pubblica che deve essere inserito, esposto insieme a tutti gli altri perché così conferisce più valore alla Potenza miracolante e s’inserisce in una dimensione più collettiva; l’evento viene in qualche modo socializzato. “Piccoli” eventi della quotidianità (guarigioni, salvataggi da pericoli e da incidenti…) che, “sceneggiati”, assurgono a dignità di memoria, che divengono atti di fede, modi di pregare, di vene rare, di ringraziare.

Gli ex-voto espressi su tavolette o quant’altro sono testimonianze vive ed eloquenti, semplici ed immediate (quasi naif) dell’autenticità della devozione popolare e palesano un’insopprimibile necessità del Sacro e del Divino.

Giovanna Casagrande

J. LGOFFLa nuova storia, Milano 1980, 13.

L. OSBATEx-voto e ricerca storica, in Ex-voto tra storia e antropologia, a cura di E. DSIMONI, Roma 1986, 49.

Ex-voto tra storia e antropologia.

Cfr. R. GRIMALDI – R. TRINCHEROStrategie di analisi dei beni culturali. Sistemi multimediali e culture della rappresentazione, in F. CASTELLI, P. GRIMALDIMaschere e corpi. Tempi e luoghi del carnevale, Roma 1997, 190-210, dove molto spazio è dedicato agli ex-voto piemontesi e non solo.

Poiché la base è più lunga dell’altezza, il rettangolo sta ad indicare il limite entro cui vive ed agisce l’uomo nella sua storia concreta (G. BUCARO, I quadretti votivi del Santuario della Milicia, in Ex-voto tra storia e antropologia, 26).

J. LGOFFLa civiltà dell’Occidente medievale, Torino 1981, 266.

Cfr. voce Miracolo, in Dizionario dell’Occidente medievale, II, Torino 2011, 736-741.

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