Claudio Cianchella
Alcuno può tacere alle rispettabilissime riflessioni del Signor Paolo D’Arpini Inerenti nel particolare la coscienza e la memoria, le trovo interessanti ed allo stesso tempo opinabili e stimolanti, e per dare ancorpiù lustro al glorioso giornale del direttore Mauro Galeotti, oserei iscrivere alcune opinioni e “riflessioni” …
Fiumi d’inchiostro ed immani studi nell’andato hanno inciso le pagine della coscienza, sin dagli eruditi Achei ove della filosofia e letteratura hanno impaginato orizzonti storici e culturali.
Le riflessioni del Signor D’Arpini ingenerano elementi di energia vitale ove vengono plasmati i pensieri creativamente evoluti. La coscienza è un enigma che viaggia in parallelo con l’intelligenza, di cui l’uomo “evoluto” comprende quasi nulla, dal punto di vista conoscitivo, anche se percepiamo che le due energie spesso viaggiano in parallelo e non raramente intrecciano, fra i predetti elementi
L’ipotesi filosofiche e conoscitive, della mia persona, si limitano a teorizzare che la coscienza è lo stato consapevole della vita ed il contrario dell’inconscio o quale spazio indefinito ove interagiscono i pensieri. Raramente vi è sintonia sulla affermazione luminosa ispirata al principio della conoscenza, quale concetto della irrilevabilità, dal momento che nel coevo sfuggono materialmente gli elementi alle rilevazioni umane. Tuttavia non possiamo escludere assolutamente che la conoscenza è linfa vitale della coscienza.
Questa disquisizione potrebbe apparire in conflitto con alcune opinioni espresse dal Signor D’Arpini, ma se estendiamo il pensiero ai confini ipotetici del sistema interpretativo, le divergenze sono quasi impercettibili ed in alcuni momenti manifestano empatia ed armonia.
Altro elemento che emana un fascino misterioso, è la memoria! Dopo infiniti studi ed osservazioni appare nel contesto scientifico ed umano, quale etimologia pressoché sconosciuta, la possiamo definire un “Archivio Biologico” ove sono racchiuse le informazioni percepite dal nostro apparato sensoriale e dall’altrettanto enigmatico pensiero. Questa “cosa non cosa” come la definiva Eccles, probabilmente ed evidentemente non osserva i criteri di catalogazione ed al contrario di quanto siamo portati a pensare, essa rappresenta l’emblema della stupenda imperfezione.
Possiamo enunciare che le “informazioni” hanno elementi di momentanea emotività nel tempo, che solitamente giungono deformate per moltissimi motivi ove incombe “la maturazione dei tempi”. Quest’ultimi interagiscono sensibilmente sui dati acquisiti e non dimeno sono soggetti ad evoluzioni interpretative durante il periodo successivo all’evento singolare della acquisizione dell’informazione medesima.
Altro elemento significativo è rappresentato dalla impressionante e fortunosa dispersione di queste informazioni, una “selezione naturale” che consente al nostro intelletto di evitare elementi di “meccanismo schematico” e non di creatività.
Le indefinite “informazioni o ricordi” contenuti nella memoria sono milioni o miliardi e non provocano alcuna sensazione od emotività, fintato che un pensiero o uno dei sensi non emana un impulso, in quell’istante si accende l’universo dei miliardi di cellule che compongono il nostro corpo:- gioia-sofferenza- palpiti-sudorazione-affanno-angosce ecc…
Alcuni pensieri non dominanti numericamente e fra questi quello che iscrive, sostengono che la imperfezione della memoria interagisce con i sogni. Inoltre, scuole di pensiero rafforzano l’idea che vi è una regione della memoria-cervello, ove il “subconscio” racchiude le memorie imperfette che sono la causa della deformazione dei sogni. Qui potremmo soffermarci per giorni o decenni, ma il consiglio che rivolgo alla mia persona è quello di studiare, studiare ed ancora studiare, dal momento che di questi elementi l’uomo di scienza non ha purtroppo conoscenza ed appunto coscienza!
I migliori apprezzamenti alle riflessioni del Signor Paolo D’Arpini …
Che il futuro ci sia amico…






















