
Francesco Mattioli, sociologo
Checché ne dica Enrico Montesano, istrione tanto brillante quanto lontano dalla consapevolezza scientifica dei fatti, la mascherina è probabilmente la migliore difesa dalla pandemia.
In realtà le regole d’oro per difendersi dal Covid-19 sarebbero tre: mascherina, distanziamento, igiene personale delle mani.
Praticandole tutte e tre in modo attento e preciso, la diffusione del virus troverebbe seri ostacoli; tuttavia una di esse nei fatti è pressoché impossibile da seguire perfettamente: il distanziamento.
Non è possibile evitare assembramenti: tre quarti della popolazione italiana vive in grandi città, vive in luoghi di lavoro più o meno affollati, quindi viaggia in bus, in metropolitana, in treno e lavora in ufficio o in fabbrica.
Tutti luoghi dove la distanza non può essere rispettata. Ma anche se nelle scuole, in fabbrica o negli uffici si riuscisse a praticare un efficace distanziamento, la gente poi quando esce si attruppa sui mezzi pubblici e vanifica tutti i sacrifici fatti sul posto di studio o di lavoro.
La mascherina, quindi, diventa essenziale. Pur con tutte le difficoltà che essa comporta, in termini di fastidio, di respirazione, di gestione.
Perché – sia chiaro – la mascherina funziona se è pulita e se è portata nel modo giusto. Quindi deve coprire costantemente naso e bocca; per certi versi, andrebbe portata sempre quando si esce di casa, perché anche se siamo soli un nostro starnuto potrebbe depositare droplets virulenti in spazi e oggetti con cui potrebbero venire in contatto successivamente altre persone. Ma non sottilizziamo, questo semmai certificherebbe la necessità per chiunque di lavarsi e disinfettarsi spesso le mani.
Se tutti indossassimo correttamente la mascherina chirurgica, quella leggera, economica, che non difende sé stessi ma difende gli altri, le cose andrebbero già per il verso giusto.
La disgrazia sta nel fatto che gli imbecilli irresponsabili, gli egoisti superficiali, i filosofi del libertarismo autoreferenziale, i distratti, i disinformati costituiscono una porzione pur piccola ma agguerrita e pericolosa della popolazione: e costoro non portano la mascherina, o non la portano correttamente. Così, diventa necessario indossare la più impegnativa, pesante, completa e costosa ffp2, che difende gli altri ma anche sé stessi.
Se la pandemia non accenna a diminuire non dipende dal Governo Conte, dalle opposizioni di principio di Salvini o di Meloni, dalla disorganizzazione nella scuola o dalla inefficienza dei mezzi pubblici. Dipende quasi esclusivamente dal fatto che da qualche parte qualcuno si toglie la mascherina o si sente in diritto di non portarla e si ritrova ad essere possibile portatore di infezione (untore, insomma, anche se la parola piace poco).
Non a caso, il settanta per cento dei casi nasce in famiglia, nei gruppi di amici, nelle situazioni in cui si pensa di poter dare una tregua alle difese in atto come una festa o una cerimonia, o un incontro di lavoro tra persone fidate. E non a caso, è raro che accada in un supermercato o in un centro commerciale in cui la mascherina è obbligatoria per tutti e c’è una sorveglianza diretta e continua sul rispetto delle regole.
Un Montesano potrà sentire vulnerata la sua sacrosanta libertà dentro un supermercato, certo, e lo considererà alla stregua di un lager o di una strada di Pechino controllata dalla dittatura del Partito. Ma se vuole acquistare un chilo di patate in sicurezza sono certo che si adatterà alle regole. La pancia è una compagna di vita molto esigente.
Per finire, due incisi.
Il primo.
Ci sono dei casi – sport professionistici di squadra, spettacoli di movimento e di recitazione– dove la mascherina non può essere portata. Ben venga la possibilità di mantenerli in vita, è sufficiente che coloro che li praticano si facciano tamponi quasi giornalieri e vivano in una “bolla di protezione”. Così Ronaldo potrà abbracciare Bonucci dopo un gol o Milly Carlucci ballare abbracciata a Samuel Peron. Certo, non tutti possono vivere così, e la mascherina diventa indispensabile.
Il secondo.
I dati statistici – cioè i numeri, non le idee - stanno a dimostrare che comunque la si veda, la patologia definita Covid-19 non è una semplice epidemia di forte influenza; si considera “severa” perché è un tantino più pericolosa, se è vero che finora ha fatto ben oltre un milione di morti.
I negazionisti se ne facciano una ragione, come cercano disperatamente di farsene una ragione i parenti delle vittime.






















