Claudio Pennisi, giornalista

Tutti gli anni, nelle campagne del viterbese vengono liberati centinaia, anzi migliaia di fagiani. Le associazioni di cacciatori allevano per qualche tempo questi uccelli in delle voliere in estate, in seguito li abbandonano un po' dappertutto per poterli abbattere a settembre.
 
Gli sfortunati fagiani altro non sono che dei giovani di pochi mesi, che vengono tenuti ammassati a decine, in delle voliere dove si stressano e finiscono per beccarsi a vicenda fino a strapparsi le tenere piume della schiena e della coda. Finito questo devastante periodo di "ambientamento" i fagiani vengono liberati, solitamente in piccoli gruppi di 3 o 4 esemplari.
 
Lo spettacolo che segue alla liberazione è deprimente, gli uccelli sono spaesati, non sanno difendersi dai predatori, faticano a trovare acqua e cibo e spesso a stento riescono ad alzarsi in volo. I giorni passano, qualcuno soccombe, vittima di una volpe, una martora o un uccello rapace, quelli che non muoiono di sete e non vengono predati si avvicinano spesso vicino alle strade di campagna, dove chiunque può vederli e far loro del male.
 
Non hanno paura dell'uomo, d'altronde sono nati in incubatrice, sono cresciuti con l'operaio che porta loro il mangime e non sanno che un uomo con un fucile in spalla è una minaccia mortale. Anche se avvertissero la pericolosa presenza di un nemico umano o animale, spesso si limiterebbero ad affrettare il passo o a un breve volo.

Solo pochi più scaltri arrivano al mese di settembre, ora ci sono i cacciatori ad attenderli, gli stessi che li avevano liberati tornano a cercarli. I fagiani difficilmente si allontanano dal punto in cui sono stati lanciati, ma allertati dalla presenza dei cani si appiattiscono dove l'erba è più alta e fitta.
 
Aspettano l'ultimo momento per volare via, ovvero quando ormai il cane li ha puntati, al rumoroso volo del fagiano segue il boato del fucile, poi il silenzio. Adesso tra l'erba non resta che un fagotto di penne mimetiche e una pozza di sangue, l'uccello ha ormai esalato l'ultimo respiro.
 
Muoiono così migliaia di fagiani tutti gli anni uccisi per divertimento, ingrassati e poi abbandonati a se stessi quando sono poco più che dei pulcini inesperti. Definire questa pratica becera e inutile "ripopolamento" è assurdo; anche perché dopo la seconda metà di settembre è assai difficile che qualche fagiano sopravviva, a questa mattanza legalizzata.
 
La caccia al fagiano è qualcosa che sfugge ai più, ma conoscere questo fenomeno può aiutare a comprendere quanto la caccia sia diventata un'attività ormai anacronistica e ridicola.
 

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