
Il Maestro Fausto Ricci al pianoforte di casa sua a Viterbo
Vincenzo Ceniti Console Touring
Fausto Ricci da Viterbo e Josè Carreras da Barcellona. Due mostri sacri della lirica vissuti in epoche diverse.
Nella prima parte del Novecento il primo, ai giorni nostri il secondo. Accomunati sulla via della città dei Papi dal Concorso internazionale di canto lirico “Premio Fausto Ricci” che li vede oggi protagonisti in ruoli diversi. Ricci (1892-1964) come icona dell’iniziativa e Carreras (1946 ) come presidente di giuria.

José Carreras presidente di Giuria del “Premio Fausto Ricci 2020”
A fare da fondale, i gioielli di pietra della nostra città e soprattutto il teatro dell’Unione che dal 16 al 18 Ottobre prossimi accoglie l’ottava edizione del “Premio” con la partecipazione di uno stuolo vivace e festoso di giovani talenti di tutto il mondo. Quelli selezionati per i premi finali si esibiranno nel concerto di domenica 18 Ottobre.
Fu il Touring Club di Viterbo nel 2012 a ricordare la vita, la voce, le opere e i successi del celebre baritono viterbese Fausto Ricci in un “Omaggio” celebrativo (per il 120° anniversario della sua nascita) nella Sala Regia di Palazzo dei Priori cui partecipò fra gli altri come relatore il cantante-regista Alfonso Antoniozzi che ci fece conoscere sorprendenti particolari sia del personaggio, che dei diversi modi di affrontare, in quei tempi, la regia, la messa in scena e la lettura di un’opera lirica.
In quella circostanza – in cui mi occupai degli onori di casa facendo ascoltare al numeroso pubblico presente in sala un CD con la voce baritonale di Fausto Ricci registrata da vecchi vinile messi a disposizione dalla figlia Gloria - ci rendemmo conto del talento di quel viterbese bonaccione e brontolone che rischiava di cadere nell’oblio. Gli fu dedicata anche una targa nella via a lui intitolata in zona Igino Garbini.
La sua “Voce di Dio”, secondo il titolo di un giornale tedesco - risuonò tra le due guerre mondiali nei principali teatri italiani: Scala di Milano, Regio di Torino, Pergola di Firenze, Comunale di Bologna, Costanzi di Roma, San Carlo di Napoli, Massimo di Palermo. Anche in quelli europei di Vienna, Berlino, Madrid, Londra e, nel 1927, perfino al Colòn di Buenos Aires. Arturo Toscanini disse di lui “Ricci ha una voce grandiosa e di una bellezza incomparabile”.
Le cronache ci raccontano che debuttò a Viterbo nel 1914 all’età di 22 anni nel Faust di Charles Gounod e che nella sua città natale ebbe successo nel 1928 e nel 1938 in due concerti di beneficienza. Rimane nell’aneddotica locale il singolare apprezzamento di un suo fan dal loggione del’Unione in una “Forza del destino” del 1939 Ad un suo acuto avrebbe detto a voce piena e in dialetto “Ammazzete che pornelle!”.
Ricci ci ha lasciato un volumetto abbastanza prezioso dal titolo emblematico “Come si canta”. Nell’ultima stagione della sua vita organizzò a Viterbo una scuola di canto per indirizzare i giovani allo studio della lirica. “La musica – diceva – è la voce dell’umanità, per l’elevazione e l’affratellamento di tutti i popoli”.
Josè Carreras ci è più vicino sia come artista, che come uomo. Una voce nobile ed espressiva legata ad una carriera folgorante ed amara, minata nel 1987 da una grave malattia che seppe sconfiggere con la stessa potenza e determinazione del “Vincerò” di Calaf nella Turandot di cui più volte fu grande interprete. L’idea geniale di cantare a tutto il mondo a fianco di Luciano Pavarotti e Placido Domingo nel famoso “Concerto dei tre Tenori” rimarrà eterna nella storia.
Viterbo deve essere fiera di ospitarlo ed accoglierlo alla guida della giuria del “Premio Fausto Ricci” di quest’anno i cui promotori - in primis l’associazione “XXI secolo” presieduta da Giuliano Nisi e sostenuta dal Touring Club - sono sempre riusciti nelle precedenti edizioni ad affidare la presidenza a personaggi di rango come Fiorenza Cossotto, Alfonso Antoniozzi, Desirèe Rancatore, Luciana Serra, Fiorenza Cedolins. E quest’anno Josè Carreras.

Un momento della conferenza stampa per l’”Omaggio” del 2012 con l’assessore Enrico Contardo, Vincenzo Ceniti e Alfonso Antoniozzi






















