Vincenzo Ceniti Console Touring Club

Stavolta la “pillola” è di tipo ricostituente ed aiuta a sostenere l’immagine culturale di Viterbo che seppure martoriata dal Covid ci regala un esclusivo teatro all’aperto nella scenario di piazza San Lorenzo sede di una breve ma intensa stagione lirica.

Dopo il boom di Cavalleria Rusticana della settimana scorsa (con tanto di replica) che è stata addirittura prodotta a Viterbo con la direzione artistica di Fabrizio Bastianini, l’organizzazione dell’Associazione musicale “XXI Secolo” presieduta da Giuliano Nisi e il sostegno del Touring Club, ora è la volta di Tosca (sabato prossimo 29 agosto ore 21;00) – presentata da Solti snc di Ermanno Fasano - le cui tradizionali location romane (Sant’Andrea della Valle, palazzo Farnese e Castel Sant’Angelo) vengono gioco forza riassunte in originale sintesi dalla super facciata della Cattedrale.

Quattro morti violente, di cui due suicidi, ai tempi della battaglia di Marengo, con rivoluzionari e papalini a contendersi libertà e potere. Tre personaggi sanguigni: Floria Tosca, Mario Cavaradossi e il barone Scarpia. In sottofondo una musica vibrante e descrittiva, come in un film, a rimarcare amore, passione, torture, odio, inganni, gelosie e morte.

Questa è la Tosca di Giacomo Puccini, una delle opere più rappresentate al mondo – dopo la “prima” al Costanzi di Roma nel gennaio 1900 - più volte data a Viterbo. L’ultima fu nel 2017 diretta dal giovane Claudio Maria Micheli per la riapertura del Teatro Unione dopo anni di restauri. Abbiamo ancora vivo nel ricordo la Tosca della Scala 2019 con il nostro Alfonso Antoniozzi nella parte del sacrestano.

La partitura vergata dalle nervose cadenze pucciniane attacca con un incipit di ottoni carico di tensione sul tema di Scarpia che riascoltiamo più volte con inedite varianti. Solenne l’incedere incalzante del Te Deum cadenzato dallo stesso Scarpia, evocativo di una liturgia dimenticata e rimpianta.

“Tosca finalmente mia!”: un ricatto esplosivo di potere e lussuria ordito da Scarpia, cui Tosca risponde da “femmina ante litteram” con un coltello “piantato nel cor” del suo aguzzino. Mai un’opera lirica aveva saputo creare atmosfere così realistiche sullo sfondo di una Roma inizi Ottocento da cui Puccini ha attinto a piene mani annotazioni preziose, come l’unisono iniziale dei quattro corni ad annunciare il mattino a Castel Sant’Angelo, la cantilena del giovane pastore (Io de’ sospiri…) e i rintocchi delle campane romane cui fa eco quello cupo e possente di San Pietro.

Tre romanze immortali che conosciamo a memoria, una per atto: Recondita armonia (tenore), Vissi d’arte (soprano), E lucevan le stelle (tenore). E poi il grido finale di Tosca prima di gettarsi nel Tevere “O Scarpia avanti a Dio”, come a dire “E’ lassù che faremo i conti”.

Cast internazionale con Gabrielle Mouhlen (olandese) nella parte di Tosca, Davide Ryu (statunitense) è (Mario Cavaradossi, Ho Joun Lee (coreano) nella parte del barone Scarpia. Eppoi, , Stefano Rinaldi Miliani (Angelotti), Valerio Garzo (Sacrestano), Silvano Paolillo (Spoletta), Marco Cetra (Sciarrone e Carceriere). Maestro del coro lirico: Sergio Briziarelli, Maestro del coro voci bianche: Franco Radicchia, maestro concertatore e direttore di orchestra: Lorenzo Castriota Skanderbeg, regia: Guido Zamara. Orchestra sinfonica città di Grosseto.

Coro lirico dell’Umbria. Coro di voci bianche del Conservatorio di Musica F. Morlacchi.

Prenotazioni e info 388.9506826.

 

Nella foto, il soprano Gabrielle Mouhlen nella parte di Tosca

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