
Marco Valerio Marziale epigrammista (40-104 d.C.)

Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Con l'epigramma noi possiamo dire/ come l'uomo pensa, vive ed agisce, / così per non volerlo contraddire, / comincio per capir come finisce.
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Si spera nell'eterno come bene
perché l'umano vuole compassione,
la vita riservando tante pene
che trovano per morte conclusione.
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Difficile è rispondere al malato
che di morire sa, ma non lo dice,
avendo nello sguardo già fissato
quello che la parola contraddice.
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Quando il sorriso vedi nella faccia
ti viene di pensare alla gaiezza;
nel corpo morto non rimane traccia,
ma solo fredda e ferma compostezza.
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La vita scorre lente le stagioni
mentre l'eterno sempre fermo tace;
corrono nello spazio le illusioni
e l'uomo col suo tempo stanco giace.
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Il tempo dalla strada è accelerato
ché la distanza vuole spazio corto
e dalla fretta l'uomo è condannato
ad un percorso sempre più contorto.
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La strada vuol ridurre la distanza
mentre lo spazio il tempo suo riduce,
corre la vita sempre in lontananza
e nel percorso in fine ci conduce.
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La vita è la promessa della morte,
trascorrerla vuol dire pure tempo,
come la trascorriamo è detta sorte
che scorre dentro i giorni nel frattempo.
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Il sole muore dietro l' orizzonte
mentre la vita sotto i raggi scorre,
l'uomo nel cielo volge la sua fronte
e sente che la morte lenta accorre.
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La vita è resa agiata dagli affari
che possono portare la ricchezza,
ma questa rende gli uomini sì rari
da far loro goder la contentezza.
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Del tempo gli occhi sono nel destino
dell'uomo, che trastulla la sua vita:
comincia il gioco, quello del mattino,
che chiude con la notte la partita.






















