Francesco Mattioli, sociologo
Chi ha intorno ai settanta anni ricorderà come l’Italia degli anni ’50 venne sconvolta dal diffondersi della poliomielite, fino ad oltre ottomila casi alla fine del decennio.
Personalmente, persi una compagna di giochi in quegli anni, mentre un mio coetaneo rimase storpio per tutta la vita. Poi ci fu la vaccinazione di massa e la malattia scomparve di fatto un decennio più tardi. Un altro allarme, per noi ragazzi, specie quelli che frequentavano la campagna, proveniva dal tetano. Anche questo pericolo si attenuò presto, grazie alla vaccinazione obbligatoria, tanto che oggi i casi di tetania sono crollati negli ultimi decenni quasi del 90% e riguardano per lo più persone anziane, che ai loro tempi non si sottoposero a vaccinazione. Diversamente dai bambini di oggi, inoltre, io e i miei coetanei ci siamo dovuti sorbire malattie esantematiche come il morbillo e la varicella, i più sfortunati l’epatite, con qualche serio rischio nel caso di complicazioni o di soggetti di debole costituzione.
La vaccinazione è uno degli strumenti di prevenzione sanitaria più efficaci; di norma, è consigliata anche per le semplici sindromi influenzali invernali, per non interferire più di tanto con le attività lavorative, e soprattutto alla popolazione anziana, specie quella che soffre di malanni cronici, per minimizzarne gli effetti.
La preparazione dei vaccini ha i suoi tempi, perché la scienza corre soltanto nei film. Prima di riuscire a creare un vaccino efficace contro la polio passarono decenni. Per alcuni vaccini sono richiesti dei richiami, per assicurare o mantenere la corretta immunità. In altri casi, il vaccino non rappresenta una barriera impenetrabile, ma banalizza gli effetti della malattia. Solo in alcuni rarissimi casi un vaccino può innescare delle complicazioni severe, ma il dato statistico va considerato trascurabile.
La vaccinazione è quindi uno strumento di profilassi in grado di azzerare o quasi il diffondersi di certe malattie, specie di quelle infettive che altrimenti avrebbero costi umani e sociali rilevanti.
Esiste un movimento denominato no-vax che spazia dall’opposizione filosofica (niente di estraneo nel mio corpo) e quella politico-complottista (è tutta una manovra delle case farmaceutiche per fare quattrini).
Certo, il mondo è bello perché è vario; per cui è possibile che come ci sono i terrapiattisti, ci siano adepti di religioni pronti a sacrificare la vita di un figlio pur di non sottoporlo a trasfusione di sangue e quindi che ci siano anche quelli che non intendono vaccinarsi. I terrapiattisti sono folklore scientifico e al massimo ci si ride su. Chi non ammette l’emotrasfusione fa certamente un danno ai suo cari, ma al massimo induce indignazione pubblica per tanto cinismo religioso.
Per i no vax il discorso è diverso: la polemica ormai è stucchevole e non vorrei insistervi più di tanto. Ma, dati alla mano, il loro rifiuto diventa irresponsabilità civica, egoismo sociale, perché rende difficoltosa la lotta contro certe malattie infettive e crea punti di debolezza nello schieramento delle forze di profilassi sanitaria. Ammesso – e non concesso – che la nostra Costituzione non permetta di costringere costoro alla vaccinazione coatta, resta auspicabile che tutti coloro che rifiutano di vaccinarsi siano esclusi dalle situazioni formali e istituzionali della convivenza. D’altronde, la stessa la Costituzione italiana prevede che chi è responsabile anche potenziale di danno alla società possa essere sottoposto a limitazioni della propria libertà, anche severe. Se un domani qualcuno si rifiutasse di vaccinarsi contro il Covid-19, non vorrei averlo vicino al cinema o a teatro, a scuola o al lavoro; sarebbe mio diritto, in una democrazia, essere protetto contro questo potenziale “untore”. Dice: ma se si vaccinano tutti, che importa se qualcuno non lo fa, tanto gli altri sono tutti protetti. Come dire: che sarà mai se parcheggio in doppia fila, se gli altri parcheggiano tutti in modo regolare? Cominciarono a pensare così in tanti e….
Quanto all’attuale situazione dei vaccini in elaborazione contro il Covid-19, l’aspetto più grave è la politicizzazione del problema. Il vaccino di Putin non rispetta i protocolli ed è evidente la sua strumentalizzazione politica a prescindere dalla sua efficacia potenziale; Trump spinge per un vaccino americano fino al punto di “prenotare” milioni di dosi di un farmaco che attualmente non esiste. Si ripete un po’ la farsa della clorochina. La scienza è stata chiara: la preparazione e la validazione di un vaccino contro il Covid-19, quale che ne sia il meccanismo di base, richiede tempo, soprattutto una sperimentazione accurata che rispetti le procedure e i protocolli scientifici corretti. Nell’attesa, e di fronte ad inquietanti segnali di ripresa della pandemia, sarà opportuno seguire le indicazioni precauzionali già note: protezione del volto, distanziamento, rinuncia agli assembramenti, igiene personale e controlli a tappeto sul territorio, fino alla reintroduzione ragionata di casi di lockdown. Tutto il resto è fuffa.






















