Marco Valerio Marziale epigrammista (40-104 d.C.)

Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Con l'epigramma noi possiamo dire/ come l'uomo pensa, vive ed agisce, / così per non volerlo contraddire, / comincio per capir come finisce.
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Nei monumenti si vede la storia
che serve a ricordar vite famose,
ma solo nelle tombe è la memoria
dell'esistenze al vivere preziose.
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Il tempo noi possiamo ritrovare
per mezzo del ricordo della storia,
che nel futuro può ripresentare
i fatti scritti già dalla memoria.
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Sarebbe meglio avere delusioni
piuttosto del rancore mai sopito,
perché la controversia delle azioni
non possa dare un male garantito.
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Facendo gli occhi giusta osservazione
l'analisi risulta razionale
e allora la dovuta riflessione
è luce d'un pensiero mai banale.
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La gioia che riflette il sentimento
nel pianto può trovare conclusione:
diciamo quindi che un cuore contento
può piangere la sua risoluzione.
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Se non raggiungi presto l'obbiettivo,
puoi riproporti sempre l'intenzione
col fine che, comunque, resta vivo
se, per coscienza, ha metro nell'azione.
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Con il raggiungimento del traguardo
pensi d'aver toccato la tua meta,
si vede contentezza nel tuo sguardo
ma breve è quel fulgore di cometa.
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Se farmaco vuol dir pure veleno
è giusto prender poche medicine:
solo se non possiamo farne a meno
bisogna favorire il loro fine.
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Quando la vita giunge al suo traguardo
e la speranza si fa necessità,
l'auspicio è che la fine dello sguardo
si spenga e trovi estrema dignità.
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Se noti la tristezza nello sguardo
della compagna, che ti sta vicino,
è giusto starle accanto con riguardo
perché il rapporto non ti sia meschino.






















