Viterbo PENSIERI IN LIBERTA'
a cura di Barbara Pasqualini

                                (foto di Enrico Pasqualini) 

Pensieri in libertà Luglio 2020

Ormai lo sapete: ho il “vizio” di rilassarmi guardando la tv, se poi ho a disposizione vecchi film, o repliche di serie televisive di qualche anno fa è una vera e propria gioia! Forse sono una delle poche telespettatrici che, anziché lamentarsi quando vengono messi in onda prodotti un po’…attempati, ne è lieta!

Proprio in questo frangente di ozioso riposo, si è nuovamente messo in moto il mio strampalato macchinario investigativo: tante volte avevo già sentito quella espressione, non potevo più esimermi dal chiedermi perché la usiamo: “Arriva la madama”!

Come potrete verificare visitando questa pagina web, qualcun altro aveva già svolto indagini in merito a quella che era, per me, un’annosa questione.

http://www.specchioromano.it/fondamentali/Lespigolature/2007/LUGLIO/Perch%C3%A9%20si%20dice%20Arriva%20la%20Madama.htm

di Cinzia Dal Maso

31 luglio 2007

PERCHÉ SI DICE “ARRIVA LA MADAMA”?

LA POLIZIA PONTIFICIA PRESE IL NOME DALL’ATTUALE SEDE DEL SENATO, CHE L’OSPITÒ NEL ‘700

“Arriva la Madama!” è un’espressione che dal gergo della malavita è passata al linguaggio comune, per indicare il sopraggiungere delle Forze dell’Ordine. La curiosa locuzione ha una lontana origine e risale alla seconda metà del Settecento, quando nello splendido Palazzo Madama, oggi sede del Senato, furono sistemati gli uffici del tribunale e la sede della polizia dello Stato Pontificio. Il nobile edificio era stato realizzato sul finire del Quattrocento per ospitare i pellegrini francesi a Roma.

Acquistato dalla famiglia dei Medici, fu restaurato su progetto di Giuliano di Sangallo [Giuliano Giamberti da Sangallo (Firenze, 1445 – Firenze, 1516) è stato un architetto, ingegnere militare e scultore italiano. Tra i migliori continuatori di Brunelleschi ed Alberti nella seconda metà del XV secolo, fu architetto prediletto di Lorenzo il Magnifico, antesignano nello studio delle antichità classiche, ideatore di opere assunte come modello nelle linee di ricerca dell'architettura rinascimentale, innovatore nell'ingegneria militare.] e vi fu trasferita la biblioteca di Giovanni de' Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico, destinato a salire al soglio pontificio con il nome di Leone X. Nel 1521, alla morte di quest’ultimo, il palazzo fu assegnato a suo cugino Giulio de' Medici, che vi aveva lungamente abitato prima di diventare Clemente VII.

Nel 1534 l'edificio fu ereditato da Alessandro de’ Medici, alla cui morte, nel 1537, passò in usufrutto alla moglie Margherita d'Austria, figlia naturale di Carlo V e duchessa di Parma e Piacenza. Già nel 1538 Margherita, sotto la spinta delle continue pressioni di Paolo III, fu praticamente costretta a sposare il nipote del Pontefice, Ottavio Farnese. Proprio a lei si deve il nome attuale del palazzo: amava infatti farsi chiamare la “Madama”.

Margherita d'Austria

 

Nel 1725 vi andò ad abitare Violante di Baviera, cognata di Gian Gastone de' Medici, ultimo rappresentante della famiglia e il Palazzo fu teatro di balli e feste e sede dell'Arcadia, la prima accademia letteraria italiana a carattere nazionale, e dell'Accademia dei Quirini.

[L'Accademia dell'Arcadia era un'accademia letteraria fondata a Roma il 5 ottobre 1690 da Giovanni Vincenzo Gravina (Roggiano Gravina, 20 gennaio 1664 – Roma, 6 gennaio 1718), un letterato e giurista italiano, nonché uno dei fondatori dell'Accademia dell'Arcadia e da cui si staccò (1711) per formare l'Accademia dei Quirini)e da Giovanni Mario Crescimbeni (Macerata, 9 ottobre 1663 – Roma, 8 marzo 1728), un poeta e critico letterario italiano, noto per essere stato fra i fondatori dell'Accademia dell'Arcadia (1690) di cui divenne custode generale), coadiuvati nell'impresa anche dal torinese Paolo Coardi, in occasione dell'incontro nel convento annesso alla chiesa di San Pietro in Montorio di quattordici letterati appartenenti al circolo della regina Cristina di Svezia, tra i quali gli umbri Giuseppe Paolucci di Spello, Vincenzo Leonio da Spoleto e Paolo Antonio Viti di Orvieto, i romani Silvio Stampiglia e Jacopo Vicinelli, i genovesi Pompeo Figari e Paolo Antonio del Nero, i toscani Melchiorre Maggio di Firenze e Agostino Maria Taia di Siena, Giambattista Felice Zappi di Imola e il cardinale Carlo Tommaso Maillard di Tournon di Nizza. L'Accademia rappresentava non solamente come una semplice scuola di pensiero, ma un vero e proprio movimento letterario che si sviluppò e si diffuse in tutta Italia durante tutto il Settecento in risposta a quello che era considerato il cattivo gusto del Barocco.]

Acquistato nel 1755 da Benedetto XIV, divenne palazzo pubblico dello Stato Pontificio e fu interessato da importanti interventi di ristrutturazione. Fu aperto un secondo cortile dove oggi è l'Aula e fu sistemata la piazza antistante la facciata, ad opera di Luigi Hostini. Nel 1798-99 Palazzo Madama ospitò l'ufficio centrale della Repubblica franco-romana.

Pio IX vi collocò il Ministero delle Finanze e del Debito pubblico e sembra che dal 1850 sulla loggia esterna del palazzo a piazza Madama venisse fatta l’estrazione dei numeri del lotto, che fino ad allora si era tenuta a palazzo Montecitorio, attuale sede della Camera. Dal 1851 l'edificio ospitò anche gli uffici delle poste pontificie. 

Fu nel febbraio del 1871 che palazzo Madama fu scelto come sede del Senato del Regno e fu interessato da numerosi lavori di adattamento. Nel cortile delle poste pontificie, grazie a un progetto dell'ingegner Luigi Gabet (1823 – 1872), fu realizzata l'Aula dove il Senato del Regno si riunì per la prima volta il 28 novembre 1871. 

Oltre alla preziosa fonte appena menzionata, anche il dizionario ha riportato l’uso di questa espressione:

http://www.treccani.it/vocabolario/madama/

Nel gergo della malavita, la polizia: attenzione, arriva la madama!; o anche, un poliziotto: una m. veniva proprio diretta verso di loro (Pasolini).

Nella “nostra” enciclopedia libera, si ricorda che “Arriva la madama” fa ormai parte… della cultura di massa!

https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Madama_(Roma)

Dall'utilizzo amministrativo pontificio del palazzo (come sede della polizia e dell'amministrazione della dogana) trae origine il termine dialettale “la madama”, usato ancora oggi per definire le forze dell'ordine. Il cortile che conteneva la rimessa delle carrozze, utilizzate dall'amministrazione per i fini di repressione del contrabbando, fu poi oggetto del progetto di ristrutturazione da cui il Gabet ricavò l'aula del Senato del Regno. Il Senato del Regno era una delle due camere del Parlamento del Regno d'Italia; esistevano senatori di diritto o per nomina regia in carica a vita.

Pur usata specialmente a Roma, la locuzione appartiene a tutti gli effetti al gergale utilizzato per la metonimia poliziesca della letteratura di genere: lo dimostra l'uso nella traduzione italiana di titoli di libri stranieri [ad esempio Fuzz (1968) di Ed McBain, (1926 – 2005, uno scrittore e sceneggiatore statunitense) tradotto in Allarme: arriva la madama da Mondadori, 1973.], ma anche all'interno di classici come Teresa Batista stanca di guerra [Teresa Batista stanca di guerra è un romanzo dello scrittore brasiliano Jorge Amado, (1912 - 2001) scritto a Bahia nel 1972 e pubblicato nello stesso anno dall'editore Martins di São Paulo. È stato tradotto in tedesco, arabo, coreano, slovacco, sloveno, spagnolo, francese, greco, ebraico, olandese, inglese, italiano, norvegese, polacco e turco.].

Per curiosità:

Jorge Amado, Teresa Batista stanca di guerra, Einaudi, 2013, p. 30.

https://books.google.it/books?id=NfOp8iv-...

Ma…

Leggete un po’ qui:

https://torino.diariodelweb.it/torino/articolo/?nid=20161220_399458

Anche a TORINO!

Se chiami la «madama» i ladri fuggono. Succede a Torino e in poche altre città, perché nel capoluogo piemontese la polizia viene identificata con questo termine. Un soprannome unico in tutta Italia dunque, di cui non tutti però conoscono l’origine. La storia risale a oltre a 150 anni fa e coincide con la nascita del corpo di polizia, le allora Guardie di Pubblica Sicurezza. 

“Arriva la Madama”, perché a Torino la polizia si chiama così?

Fondate l’11 luglio del 1852 (ancor prima quindi dell’unità d’Italia), le prime due compagnie vennero istituite proprio a Torino e Genova.

Trovare una sede idonea agli agenti non era semplice, vista la necessità di avere un posto il più possibile nel cuore della città in cui collocare tutto il personale e ovviamente il Questore, che avrebbe dovuto dirigerne ogni attività. Venne quindi scelto Palazzo Madama (chiamato così perché abitato da Madama Cristina di Borbone-Francia), in piazza Castello.

Da quel momento i poliziotti diventarono i «madama», in quanto le persone che non riuscivano a ricordare il lungo nome «Guardie di Pubblica Sicurezza» preferivano soprannominare gli agenti «quelli di Palazzo Madama». Insomma, l’origine è tutta popolare. Il termine poi, oltre che tra i cittadini comuni, si diffuse anche negli ambienti della malavita. 

Anche a Roma “arriva la Madama”

Torino, come dicevamo, non è l’unica città in cui la polizia viene soprannominata «Madama». L’altra è la già ampiamente citata Roma, dove «Arriva la Madama» è una tipica espressione dalle origini ancora più antiche. Anche in quel caso palazzo Madama, sede del Senato nel Regno, ospitò l’allora polizia pontificia nel lontanissimo ‘700. Una storia simile a quella torinese dunque, ma che non ha influenzato la diffusione del nome nel capoluogo piemontese. 

Immagini & fonti:

Rome_Palazzo_Madama_10-01-2011_13-00-15_adjusted

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/b/b9/Rome_Palazzo_Madama_10-01-2011_13-00-15_adjusted.JPG

 MargarethevonParma01

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/0/07/MargarethevonParma01.jpg

5wsAAOSwridaEJSF_100

https://www.google.com/search?...

 

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