Quando il tempo scorre inesorabilmente e gli acciacchi sembrano spogliarci pian piano dei rami e delle foglie, quando ci vengono tolte le persone e le cose che abbiamo amato, quando incominciamo a sentirci sempre più soli e più spogli, ci chiediamo il perché, vogliamo sapere che senso ha tutto questo, cosa c'è dietro l'angolo per noi.

Uno straordinario racconto dell'antico oriente sembra leggerci quello che abbiamo nel cuore in un misto di timore e di gioia. prova a leggerlo, non te ne pentirai.

C'era una volta un bellissimo e meraviglioso giardino, situato al centro di un grande regno. Il Signore di questo giardino aveva l'abitudine di farvi una passeggiata ogni giorno, quando il caldo della giornata era più forte.

C'era in questo giardino un bambù di aspetto nobile. Era il più bello di tutti gli alberi del giardino e il Signore amava questo bambù più di tutte le altre piante. Anno dopo anno, questo bambù cresceva e diventava sempre più bello e più grazioso. Il bambù sapeva bene che il Signore lo amava e ne godeva.

Un bel giorno il Signore, molto in pensiero, si avvicinò al suo albero amato e l'albero, in grande venerazione, chinò la sua testa. Il Signore gli disse:

"Caro Bambù, ho bisogno di te".

Sembrò al bambù che fosse venuto il giorno di tutti i giorni, il giorno per cui era nato. Con grande gioia, ma a bassa voce, il bambù rispose:

"O Signore, sono pronto. Fa di me l'uso che vuoi".

"Bambù", la voce del Signore era seria, "per usarti devo abbatterti".

Il bambù fu spaventato, molto spaventato:

"Abbattermi, Signore? dopo che mi hai fatto diventare il più bell'albero del tuo giardino? No, per favore, no! Fa uso di me per la tua gioia, Signore, ma per favore, non abbattermi".

"Mio caro bambù" disse il Signore, e la sua voce era più seria, "se non posso abbatterti non posso usarti. Nel giardino ci fu allora un gran silenzio. Il vento non tirava più, gli uccelli non cantavano più. Lentamente, molto lentamente, il bambù chinò ancora di più la sua testa meravigliosa. Poi sussurrò:

"Signore, se non puoi usarmi senza abbattermi, fa di me quello che vuoi e abbattimi".

"Mio caro bambù", disse di nuovo il Signore, "non devo solo abbatterti, ma anche tagliarti le foglie e i rami.

"O Signore", disse il bambù, "Non farmi questo. Lasciami almeno le foglie e i rami".

"Se non posso tagliarti, non posso usarti".

Allora il sole si nascose e gli uccelli ansiosi volarono via. Il bambù tremò e disse con voce appena udibile:

"Signore, tagliali!"

"Mio caro bambù, devo farti ancora di più. Devo spaccarti in due e strapparti il cuore. Se non posso fare questo non posso usarti".

Il bambù non poté più parlare. Si chinò fino a terra.

Così il Signore del giardino abbatté il bambù, levò le foglie, tagliò i rami, lo spaccò in due e ne estirpò il cuore. Poi portò il bambù alla fonte di acqua fresca vicino ai suoi campi inariditi. Là, delicatamente, il Signore dispose l'amato bambù a terra e ne collegò un'estremità del tronco alla fonte. Poi le altre parti le unì e le diresse verso il suo campo inaridito.

La fonte dava l'acqua, l'acqua scorreva nel bambù e si riversava sul campo che aveva tanta sete. Poi fu piantato il riso. I giorni passarono, i semi crebbero e venne il tempo della raccolta. Cosi il meraviglioso bambù divenne realmente una grande benedizione in tutta la sua povertà e umiltà.

Quando era ancora grande e bello, viveva e cresceva solo per se stesso, e amava la propria bellezza. Al contrario, nel suo stato povero e distrutto, era diventato un canale, che il Signore usava per rendere fecondo il suo regno.

 

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