
Francesco Mattioli, sociologo
Quando devi “governare” il 18% della popolazione mondiale, cioè circa 1 miliardo e trecento milioni di persone, il detto romano “Tot capita tot sententiae” può far rabbrividire.
Specie se, nella tua filosofia di governo, non è – o non è più – prevista l’assertività autoritaria, ma una tendenza consolidata all’esortazione fondata sull’autorevolezza del compito.
La Chiesa cattolica è un marasma di culture; occidentali, africane, asiatiche, spesso meticciate fra loro ed è tuttora influenzata da un flusso storico-culturale di duemila anni che può pesare sulle consuetudini e le tradizioni che caratterizzano una religione, se non una fede.
Quando il Concilio Vaticano II si aprì ad una serie di innovazioni che andavano dalla teologia alla liturgia prendeva atto di una serie di cambiamenti, ma anche di autorevoli contributi di pensiero, che interpretavano i bisogni e le dinamiche dei tempi; e lo stesso era avvenuto con la De Rerum Novarum che nella sua stessa intestazione esprimeva la necessità della Chiesa, immersa nella storia, di tener conto della storia.
I cambiamenti non piacciono a tutti: quando si arriva ad una repubblica c’è chi rimpiange la monarchia; se si instaura la libertà, qualcuno penserà ai bei tempi della dittatura; ma anche su questioni più banali la cosiddetta “resistenza al cambiamento” nasconde spesso un senso di insicurezza rispetto al nuovo, che non si comprende o non si sa gestire. Il conservatorismo può essere un’arma di difesa di origine meramente cognitiva. Per questo, il cambiamento esige sempre apprendimento, e una crescita prima ancora che strutturale, culturale.
Fin dai suoi inizi il messaggio di Gesù creò non solo scompiglio nella società del tempo ma anche nelle diverse menti e nelle diverse aspettative dei suoi discepoli; gli apostoli si chiedevano chi fra loro fosse il più grande, cioè chi detenesse la maggior parte dell’interpretazione vera della Parola di Gesù, e in effetti Pietro, Giovanni e Giacomo godettero di una posizione di privilegio sul Tabor, e i primi due anche nel Sepolcro. Ci furono farisei che si avvicinarono a Gesù e altri che se ne allontanarono. E più tardi, quando la predicazione si estese a tutto il mondo ellenistico-romano, non mancarono i problemi, fino alla precoce nascita delle eresie.
Insomma, per tenere in vita un mondo cristiano-cattolico nel pluralismo etnico e culturale dell’Impero Romano era necessario dare un colpo al cerchio e uno alla botte. E questa sorta di necessario “cerchiobottismo” non si è mai perso nella Chiesa; non fosse altro perché un genitore con molti figli diversi fra loro deve essere necessariamente tollerante, flessibile, se non vuole avere figli e figliastri e se teme che alcuni di loro abbandonino per sempre la casa del padre.
Nella storia della Chiesa cattolica si sono alternati momenti di cultura, di guerra, di pace e di violenza, di politica e di teologia, di carità e di potere, di tolleranza e di persecuzione, di sacrificio per il bene e di velata complicità con il male. Perché la Chiesa è, ed è stata, di uomini. Tra i papi stessi ci sono stati politicanti, guerrieri, teologi, asceti, intellettuali e popolani, fornicatori e puri di cuore; un campione rappresentativo, si direbbe, degli alti e dei bassi del genere umano.
E che dire dei cardinali? Dagli affaristi alla Marcinkus agli intellettuali teologi alla Ravasi, dai nazifascisti ai cattocomunisti, dai grandi formatori di giovani ai criptopederasti…
Non deve sorprendere allora che la Chiesa talvolta sia silente dove dovrebbe parlare o sia sollecita dove rischia di alzare imbarazzanti polveroni; sono le strategie di una istituzione antica, diffusa, che deve tenere sotto controllo istanze e problemi differenti.
Che dire del Vaticano che, soddisfatto dei Patti Lateranensi e temendo i sommovimenti socialisti, lasciò mano libera al Fascismo?
Che rimase lungamente muto di fronte alla Shoah?
Che dire di quei cattolici sudamericani che, per contrastare lo scandaloso sfruttamento delle masse contadine, finì per elaborare un cristianesimo rivoluzionario con il fucile in mano?
Che dire dei vescovi americani che ancora tardano ad esprimersi esplicitamente sui recenti episodi di razzismo, sapendo che metà dei cattolici del luogo sono integralisti e conservatori?
Né deve meravigliare più di tanto l’atteggiamento diplomatico e attendista nei confronti dell’integralismo cinese, magari con la segreta speranza che comunque il Credo di Cristo possa continuare ad alitare su quel continente e che lo Spirito Santo risolva le cose.
E’ già cosa buona e giusta che la stessa Provvidenza – la cito solo perché almeno di fronte ad Essa i più incattiviti fondamentalisti cattolici facciano un passo indietro - abbia voluto offrirci un papa pronto al dialogo, a “comprendere” con vero spirito di carità i problemi della diversità nel mondo senza voler loro opporre una visione ingessata della Verità.
Gesù non venne per i giusti, ma per i peccatori e le persone in difficoltà, non volle offendere il figlio buono, ma sollecitò attenzione e perdono per il figlio prodigo; difese l’adultera chiedendole solo di pentirsi; intavolò un lungo discorso con la samaritana ed esaltò il viaggiatore samaritano che, allora, erano dei “diversi”; e si invitò a casa dello spietato pubblicano Zaccheo, che non riusciva a “vederlo”.
E tuttavia, qualcuno critica con violenza papa Francesco, quasi fosse espressione del Demonio.
Allora, non sarà male prendere a prestito le parole del card. Sarah, da tutti considerato piuttosto conservatore, fra l’altro intransigente Prefetto della Congregazione del culto divino che ha criticato fortemente l’isolamento delle chiese durate il lockdown.
In una intervista al Corriere della Sera di una decina di mesi fa, così si esprimeva sui critici di papa Bergoglio:
“La verità è che la Chiesa è rappresentata sulla terra dal Vicario di Cristo, cioè il Papa. E chi è contro il Papa è ipso facto fuori dalla Chiesa. Capisco che la società umana – e il mondo intellettuale in particolare – abbia bisogno di contrapposizioni per definire le posizioni in campo, quasi che non avesse altri termini di comprensione se non l’alternativa tra un “noi” e un “loro”.
Cosa che mi pare un errore grossolano, per non dire diabolico.
Ma la storia della Chiesa, con buona pace del demonio che vuole dividerla, è una storia lunga, di difficoltà certo, di divisioni anche, ma sempre tesa alla ricerca dell’unità in Cristo, pur nel rispetto delle differenze: è una storia che si basa sulla fede in un Dio che si è fatto uomo per condividere con ciascuno il cammino della vita e il peso delle sofferenze. Le altre sono speculazioni assurde.
Aggiungo che ogni Papa è “giusto” per il suo tempo, la provvidenza ci vede benissimo, sa?” (I corsivi sono miei).






















