
Francesco Mattioli, sociologo
Vedo che sovente, nel linguaggio quotidiano e in qualche contributo che esce sui media, anche locali, si fanno riferimenti alla sociologia e al linguaggio sociologico. Con qualche superficialità e qualche equivoco, talvolta, che mi sembra utile correggere a beneficio del lettore.
A volte il termine sociologia è usato in modo surrettiziamente dispregiativo: “qui non si fa sociologia”, si dice, quando si vuole dare enfasi ai fatti senza tante chiacchiere e distinguo; in altri casi sembra che la sociologia riguardi la definizione formale dei comportamenti regolativi, quasi che ne omologasse la funzione.
Da sociologo, ci sarebbe di che rabbrividire di fronte a certe falle, ma devo prendere atto del fatto che molti parlano di sociologia senza sapere di che si tratta e quindi può accadere che si creino innocenti equivoci nel linguaggio quotidiano sulla sua natura e sui suoi contenuti.
Sarò breve.
Intanto la Sociologia è una “scienza”. Scienza della società, cioè delle relazioni e delle forme aggregative umane, sia in termini organizzativi che istituzionali, a vari livelli di complessità. Definizione semplificata, ovviamente. Sottolineo: scienza.
Il che significa che il sapere sociologico promana dalla ricerca, secondo processi metodologicamente fondati. Quindi, la sociologia non può essere mai scienza del dover essere, cioè normativa, ma di ciò che effettivamente è: spiega come avvengono certi fenomeni sociali e possibilmente perché. Se appare meno precisa delle cosiddette scienze dure (scienze naturali) è solo perché mentre queste studiano oggetti inanimati, la sociologia si cimenta con oggetti animati e dotati di volontà propria che rendono più difficile la previsione.
Detto questo, è chiaro che se fai sociologia, non fai né sociologia spicciola, né sociologia ad orecchio, ma devi essere un sociologo che spiega: in tal caso, su certi fenomeni sociali il sociologo non fa inutili chiacchiere e distinguo ma offre sapere scientifico, comunque meditato e verificato.
Certo, ci sono anche i filosofi da poltrona e gli ideologici in servizio permanente che si definiscono o sono definiti sociologi, ma questo purtroppo vale per tutti gli scienziati, e vieppiù per coloro che non parlano di buchi neri, ma di fenomeni di cui tutti hanno una qualche contezza e qualche esperienza personale.
Intorno alla scienza, d’altronde, da sempre ronzano fascinosi affabulatori e ambigui fattucchieri. Quindi, chi avverte, “qui non si fa sociologia” pensando che altro sia il “fare”, o soffre di dissociazione tra l’atto del fare e l’atto del conoscere, con pericolosi esiti operativi, o è un fattucchiere che persegue suoi fini di parte, oppure ha in mente altro dalla sociologia e allora è un ignorante.
Ma anche considerare la sociologia come la scienza dei comportamenti formali è come minimo un equivoco. La sociologia con il diritto mantiene un rapporto di cordialissima diffidenza. Max Weber, Georges Gurvitch, Niklas Luhmann ad esempio, seppur con declinazioni diverse, hanno sottolineato come la sociologia del diritto si occupi di studiare le modalità con cui la società influenza il diritto, ma anche di come il diritto influenzi i rapporti sociali, in uno scambio che è sempre il “luogo comune” di ogni fenomeno sociale. Peraltro il processo di legittimazione delle norme, da un punto di vista sociologico, è sempre l'esito di un conflitto sociale.
Gli studiosi – soprattutto italiani - che provengono dal diritto, invece, talvolta equivocano sulla sociologia, forse perché sulla scia di Benedetto Croce, che la risolveva proprio nel diritto, ne disconoscono l’identità. Ma almeno su questo (ma non solo…) Croce aveva torto, perché in realtà non aveva studiato la sociologia come scienza e la considerava piuttosto una sorta di “filosofia sociale” ispirata dal positivismo.
La sociologia quindi non riguarda quasi per nulla il formalismo della norma, quanto i suoi effetti sulla realtà sociale e semmai proprio la distanza che separa la realtà sociale dalla norma. In questo, come dice Franco Ferrarotti, la sociologia si fa critica e si fa denuncia sociale.
Un ultimo punto.
La sociologia ha molto da dire anche sulla comunicazione di massa, ben più dei cosiddetti massmediologi, che si occupano più che altro delle tecniche e degli effetti. Il processo di comunicazione infatti appare come strumento di “costruzione sociale di senso” che, come sosteneva Max Weber, è il vero punto critico della socialità umana.
In effetti, la società è possibile perché gli esseri umani procedono ad una continua “negoziazione” dei significati comuni da attribuire a ciò che accade intorno a loro e fra loro, e questo avviene nel corso di complesse dinamiche relazionali sia a livello micro che a livello macro. Ovviamente, siccome in tale processo vi intervengono i modelli culturali, i sociologi condividono con gli antropologi la sfida di riuscire a conoscere e ad interpretare correttamente tali dinamiche.
Con tutto ciò, ovviamente, in un paese libero ciascuno può dire ciò che vuole; c’é chi si fa le diagnosi da solo invece di consultare il medico; c’è chi asserisce che il covid-19 non esiste senza essere epidemiologo; c’è chi racconta la Storia senza conoscere la Storia; e c’è anche chi è sicuro che la Terra sia piatta. E ovviamente c’è chi cita la sociologia senza sapere che cosa è la sociologia.
Ce ne faremo una ragione.






















