
I funerali di Raffaello di Pietro Vanni

Vincenzo Ceniti Console Touring
Alla mostra al Quirinale di Raffaello, riaperta il 2 giugno scorso (fino al 30 agosto), c’è la sorpresa della grande tela (3,00x5,50 mt) del viterbese Pietro Vanni su “I funerali di Raffaello”, realizzata nel 1899 per l’expo universale di Parigi dell’anno successivo.
Il dipinto ritrae un ipotetico corteo funebre con la lettiga di Raffaello cosparsa di fiori mentre entra nel Pantheon. La seguono grandi personaggi di ogni epoca tra cui Leonardo, Michelangelo, Giulio Romano, Tiziano, Durer e la Fornarina (isolata sulla destra).
L’opera che proviene dai magazzini dei Musei Vaticani, venne donata da Pietro Vanni nel 1904 al pontefice Pio X dopo la delusione che ebbe per non essere stata accolta a Parigi. Motivazione ufficiale: la tela era troppo grande e quindi ingombrante per gli spazi assegnati all’Italia. Forse la verità stava nel fatto che il dipinto così caro alla cultura ottocentesca mal si conciliava con una rassegna d’avanguardia come quella della capitale francese.
Del resto l’Italia, che aveva già abbandonato l’accademismo di fine Ottocento tanto caro al pittore viterbese, era in pieno Divisionismo con le nuove esperienze cromatiche ed aveva anche assorbito il linguaggio rivoluzionario dei Macchiaioli. Quella dei “Funerali” era dunque un’operazione fuori dal tempo e della cultura pittorica di quel periodo. Ciò non toglie comunque il valore artistico del grande dipinto di Vanni in cui si riscontra tra l’altro un mirabile controluce tra i volti dei paggi che precedono il corteo infiammati dai ceri impugnati in mano e i colori lividi dei personaggi che lo seguono. Per Vanni era la sua massima creazione (insieme alla “Peste di Siena” del 1883 di cui oggi s’è persa traccia) dove investì tempo, energie ed accurati studi storici. Negli anni successivi (morirà nel 1905) si dedicherà all’incisione, dimostrando un nuova creatività con ottimi risultati.
Ricordiamo che Viterbo accoglie alcuni capolavori di Pietro Vanni come la “Deposizione” (1876, nel museo del Colle del Duomo), la “Decollazione del Battista” (1881, nel santuario della Madonna della Quercia), l’ “Autoritratto” (1884) , la copia dello “Sposalizio della Vergine” di Lorenzo da Viterbo (1885) oggi nella sala Rossa di Palazzo dei Priori, la “Madonna dei gigli” (datazione incerta) nella Prefettura e il ciclo di affreschi nella cappella di San Lazzaro al Cimitero (1880-1885). Un’altra sua opera l’“Odalisca” (premiata all’esposizione di Belle Arti di Rovigo, 1877) si dovrebbe trovare ad Oriolo Romano,
Da segnalare, infine, la trasformazione (1899) della facciata del palazzo Calabresi su via Roma a Viterbo allora imbruttita da una logora tettoia addossata ad una vecchia torre. Vanni la ingentilisce con una loggia neo-trecentesca ed una finestra rimossa da una vecchia casa di via Saffi.






















