
Claudio Cianchella, scrittore
Erano trascorsi pochissimi anni dall’ultimo conflitto mondiale ove fumi di macerie si notavano ancor allorquando il Segretario di Stato Statunitense George Marshall annunciava all’Università di Harvard il “Piano per la ripresa Europea” meglio conosciuto come “Piano Marshall”.
Il progetto venne sostenuto da un finanziamento di oltre 12 miliardi di dollari e di questo stanziamento l’Italia ricevette ben 1.204 milioni di dollari spalmati in cinque anni. Correva l’anno domini 5 giugno 1947.
I risultati furono senz’altro positivi, sotto certi aspetti, anche in considerazione che il nostro Paese era stato messo a dura prova dalle vicissitudini della guerra e d’altronde l’Italia nel periodo cosiddetto fascista, aveva già una economia a dir poco incerta. D’altronde erano passati pochi decenni dalla unificazione di un Paese che per oltre 1500 anni era stato terra di conquista di moltissime nazioni ed eserciti invasori, dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente. Citiamo una popolazione che aveva difficoltà anche linguistiche e sistemi geografici/economici di vera e propria arretratezza.
Questo era il quadro delle condizioni di sottosviluppo e miseria del Popolo Italico, quindi lo stanziamento degli Stati Uniti è stato a dir poco provvidenziale per la crescita di un Paese dilaniato dalla guerra.
Infatti con la ricostruzione edilizia, vennero edificate moltissime abitazioni ed iniziava per la prima volta una capillare azione di propaganda “importata” dagli Stati Uniti, che favorivano la “Libera Impresa e lo spirito imprenditoriale”, elementi indiscutibili per una democrazia all’avanguardia.
Ovviamente l’effetto trascinamento ed i primi indubbi segnali di progresso, anche se limitato, indussero i governi dell’epoca a seguire le vie anglosassoni sulla industrializzazione del Paese, abbandonando o quasi il sistema agricolo molto diffuso nel Paese. Una scelta, si rivelò nell’insieme errata, dal momento che moltissimi contadini, abbandonarono i campi e si diressero verso le grandi città, ove il guadagno in danaro era molto superiore, anche perché il piano di industrializzazione, ovviamente era stato sostenuto dal governo in quanto promotore dello stesso.
Questa predilezione cosa ha comportato?
Era ovvio che un Paese quasi privo di materie prime, quali il petrolio, ferro, carbone ecc…, dopo aver soddisfatto il mercato interno ha rilevato moltissime complessità nell’inserirsi nel mercato internazionale, evidentemente i costi non erano competitivi!
Tuttavia era inevitabile che successivamente il Paese entrasse in fase di depressione economico-finanziaria, figlia della sconsiderata industrializzazione a tutti i costi.
Altra immagine di disattenzione amministrativa-economica, ovvero scelta errata, è l’aver favorito l’abbandono dei campi agli agricoltori, per non aver investito significativi finanziamenti sulla coltivazione, molto praticata nel nostro Paese, anche se in forme quasi esclusivamente familiari e non aziendali!
Cosa sta avvenendo nel coevo! Che anche i giovani e meno giovani, non avendo occupazione e la opportunità di trovarne nell’impiego del posto fisso ed in altri settori anche a tempo determinato, hanno pensato di ritornare ai vecchi mestieri dei nonni nelle campagne per darsi all’agricoltura.
Scelta saggia! Ma ahimè, quello prospettato innanzi a moltissimi, sono pochi appezzamenti di terreno coltivabili, dal momento che la costruzione forsennata dell'edilizia abitativa, delle strutture sociali, abusive e nazionali, hanno sottratto visibilmente vaste aree di verde ed appezzamenti di terreni. Quindi costringere il ritorno nelle campagne di molti cittadini più o meno giovani, si è rivelato ulteriormente un errore, anche se più sopportabile.
Ovviamente non possiamo escludere che una parte non sottovalutabile della disoccupazione, è stata compensata dalla evoluzione tecnologica, ove migliaia di posti di lavoro si sono offerti in particolare alle generazioni giovani.
Paradossalmente, la tecnologia ha creato disoccupazione, dal momento che una macchina ha sostituito decine o forse ancorpiù unità di lavoratori, ma nel contempo ha creato posti lavoro, ciononostante il gap è sicuramente negativo!
Dal ragionamento posto in essere, appare che finanche le speranze siano alla fine e che probabilmente bisogna rassegnarsi alla sorte.
Nulla di tutto questo! Ovvero abbiamo delle formidabili potenzialità, sinora erroneamente non riconosciute eccezionali… Andremo a toccare un argomento ritenuto una scappatoia e quasi un alibi per il sistema politico, bieco di trovare risorse ove queste già ci sono da smisurati secoli: - ““L’Arte e la Cultura””
Cosa sono i patrimoni artistici e culturali nel nostro stupendo Paese?
Sono veicoli di immani potenzialità che potrebbero convertire e ribaltare una società aggrovigliata in scelte esecrabili e macchinose, scoordinate e di scarsa convinzione sociale ed economica.
Investire sul Turismo attraverso l’Arte, la Cultura, le Risorse Naturali ed il risanamento del Dissesto Idrogeologico, è la scelta che in futuro ci consentirà di uscire dallo stato melmoso che in questi decenni hanno messo a dura prova un Paese ricco di patrimoni culturali, ma misero di idee, caratteristiche imprenditoriali e sociali.
L’arte e la cultura sono elementi che possono attrarre enormi quantità di risorse economiche e finanziarie e creare grandissime opportunità di posti di lavoro.
Il nostro stupendo Paese è stato segnato fortemente dalla pandemia coronavirus o Sar Cov-2, ed in questo contesto eviterei sterili critiche o peggiori polemiche su questo argomento.
Ovviamente questo non sottrae la mia persona da una analitica riflessione che suggerisce quale auspicio per il futuro. Una paradossale opportunità di registrare taluni comportamenti sociali, che somigliano incredibilmente a quelli delle mandrie o greggi;- Tendenze che ignorano i valori del rispetto ed etica comunitaria, con la complicità inconscia ed allo stesso tempo conveniente della cosiddetta politica e non di rado delle entità divulgative;- Le opposizioni politiche che si succedono nel Paese non svolgono attività di controllo e prese di posizioni propositive, ovvero non vanno incontro agli interessi del cittadino, ma ad interessi settoriali e partitici;- Il dialogo civile e democratico solitamente viene devastato da comportamenti estremisti (chi non è con me è contro di me) in barba a Voltaire ed altre filosofie… potrei ancora elencare, ma non era questo il mio pensiero …
Desidero invece dire che questa opportunità incoraggia la razionalità nel dire che finalmente è giunto il momento di fare autocritica, assumendoci ognuno le proprie responsabilità ed eviterei enunciare che la colpa è della Germania. Austria, Svizzera, America ecc… Le colpe sono degli Italiani! Dobbiamo cambiare stile di vita, iniziando una “Forsennata Educazione Civica” della Politica, delle Istituzioni, dei Cittadini, solo così possiamo evitare le epidemie sulla salute e le “pandemie culturali e sociali”…
Non vedo all’orizzonte altre opportunità così potenti che possano far cambiare stili di vita al Popolo Italico.
La Politica e le Istituzioni debbono avere quale orizzonte sociale e prioritario, quello di migliorare le condizioni di vita del cittadino, eliminando le povertà, le sofferenze ed instaurare la giustizia sociale. Questa democrazia così vissuta, ove ognuno può fare quello che vuole, emana odori nauseanti, la Democrazia è tale se tutti rispettano le regole… Quando enunciamo tutti diciamo nessuno escluso!
Che il futuro ci sia amico …






















