
Un parrucchiere a Viterbo nei primi del '900 il fotografo
è il napoletano Alfredo De Giorgio, per la sua storia clicca qui

Romualdo Luzi
Caro Direttore,
pensa un po’ alle nostre povere Signore che con il Coronavirus non hanno più potuto usare dei servizi dei parrucchieri che sono stati costretti a chiudere i propri laboratori…
E… pazienza per le “ricrescite” ... “le chiome lunghe e disordinate”, e quel “ventaccio dispettoso che non la finiva mai de rompe…
Forse qualcuna delle nostre care “Signore” avrebbe venduto l’anima al diavolo per far sì qualche parrucchiere (stavo scrivendo “fattucchiere”!) potesse suggerire qualche “magheria” per risolvere il problema…
Mentre facevo, tra me e me queste considerazioni, m’è capitato in mano un piccolo libretto da collezione che suggeriva l’ARTE DI PETTINARE LE SIGNORE… da cui traggo un breve brano che farà piacere leggere:
«L’arte di pettinare le signore
è un’arte libera, come la poesia,
la pittura e la scultura.
Con l’ingegno di cui disponiamo,
noi diamo delle grazie nuove alla bellezza
che il poeta canta.
Spesso il pittore prende ispirazione da noi,
e se la capigliatura di Berenice
è stata portata all’altezza degli astri.
Chi potrà dirci
che per giungere a così alto grado di gloria,
essa non abbia avuto bisogno
dell’ausilio di un parrucchiere?
Una fronte più o meno grande,
un viso più o meno rotondo,
richiedono di essere trattati in modo diverso.
Ovunque abbellire la natura
o far sparire le sue manchevolezze.
Bisogna ancora, conciliare con il tono della carne
il colore sotto il quale
l’acconciatura deve essere presentata.
Bisogna conoscere le sfumature,
l’uso del chiaro-scuro
e la distribuzione delle ombre
per dare maggior vita al colorito,
maggior espressione allo sguardo,
maggior fascino alle grazie!
In certe occasioni
la bianchezza della pelle
sarà messa in rilievo
dalla tinta imbrunita della capigliatura,
oppure lo splendore troppo vivo
della bionda sarà moderato
del color cinerino
di cui ricopriremo i capelli».
Léonard
I Ricordi di Leonard, parrucchiere di Maria Antonietta
Versione e adattamento di Ferdinando D'Amora
Milano: Istituto Editoriale Italiano, 1917






















