

Francesco Mattioli, sociologo
"Il mondo è cambiato. Rendersene conto ci farà non solo più sani e più consapevoli, ma anche veramente liberi".
Il mondo è bello perché è vario; è un detto popolare diffuso in ogni Paese; ce lo teniamo stretto perché sotto sotto difende la diversità e la libertà individuale e questo non è poco. Però, quanta tolleranza esige! Quanta pazienza verso chi spara parole e concetti a vanvera!
Sul Covid-19, sul lockdown, sulla libertà, sulla democrazia ogni giorno arrivano bombardamenti di fake news, di sbrocchi ideologici, di proclami personalistici, che meriterebbero a questo punto soltanto di essere pazientemente ignorati.
Solo che, nella delicatissima fase 2, se passassero senza essere contrastati potrebbero arrecare danni gravissimi.
Intanto prendiamo un primo argomento a caso. Il signor Salvini e la signora Meloni a suo tempo hanno lodato e “compreso” il provvedimento preso dal loro sodale, il sovranista sig. Orban in Ungheria, di sospendere per motivi di emergenza covid-19 le attività del locale Parlamento.
Ma per molto, molto meno, hanno accusato il premier Conte di aver contravvenuto alla Costituzione con i dpcm contro la pandemia.
C’è una evidente contraddizione, consueta nelle schermaglie politiche e ideologiche, per carità, ma quanto meno occorrerebbe che almeno a livello di onestà intellettuale ci si rendesse conto di tutto questo, piuttosto che cavalcarlo.
Sorpresi con le dita nella marmellata i sigg. Salvini e Meloni hanno specificato che Orban ha operato su un mandato elettorale, mentre Conte non ce lo ha messo lì il popolo italiano, ma una schermaglia parlamentare. Ora, personalmente non mi appassionano le sottigliezze giuridiche – sono anche quelle che mandano a spasso i mafiosi e gli assassini – ma sembra assodato che: il Parlamento è espressione del popolo; che le decisioni del Parlamento sono quindi espressione del popolo; che quindi un incarico di governo votato dalla maggior parte del Parlamento è espressione del popolo; che tali provvedimenti, sottoscritti dal Presidente della Repubblica, sono quindi costituzionali. Non solo: i dpcm, di fronte ad emergenze e calamità, sono previsti dalla Costituzione.
Allora, per smontare veramente la legittimità del Governo Conte è necessario ricorrere ad un altri artifizi, come emerso anche in alcuni interventi su “La Città”.
Il primo artifizio è di filosofia del diritto.
Si proclama che “piaccia o meno, ci sono valori assoluti come la libertà e il diritto al lavoro che, oltre a non essere contrattabili, non possono essere sottoposti a valori relativi come la sicurezza pubblica o quella sanitaria”.
Il che – almeno con riguardo alla libertà - come minimo è una mera opzione ideologica, discutibilissima, se non addirittura una sciocchezza, perché se il diritto alla libertà non fosse negoziabile in via di fatto se non di diritto astratto, farebbero festa i mafiosi, i palazzinari che sconvolgono il territorio, i faccendieri, gli anarco-insurrezionalisti e via elencando.
C’è poi una considerazione pragmatica: che, da morti, la libertà appare piuttosto vacua… Di tutto ciò, se ne era accorto quel nostro progenitore che, prima di accordarsi con altri suoi simili e darsi delle leggi, dovette preoccuparsi di proteggersi e di garantirsi la sopravvivenza; ma se ne erano accorti più tardi tutti coloro che da Rousseau a Luther King, avevano sentenziato che la “libertà mia finisce dove inizia quella degli altri”; se ne era accorto Eric Fromm, che distingueva una libertà “da”, fondamentale per la sopravvivenza e una “libertà di”, di carattere sociale, culturale, politico, che atteneva all’organizzazione della convivenza; se ne era accorto Abraham Maslow, quando distingueva tra bisogni primari, fondamentali per la sopravvivenza, e bisogni secondari, fondamentali – ma successivi – per la convivenza. Ma se ne era accorto anche Arrigo Boldrini – personaggio di spicco della Resistenza - che sosteneva che una Costituzione che proteggesse i diritti ma non prevedesse i doveri sarebbe il manifesto dell’anarchia.
Sanità e sicurezza peraltro sono due concetti che si ritrovano nella Costituzione al pari della libertà, e se vengono trattati più avanti nel testo rispetto ai diritti individuali è solo perché la nostra Costituzione nasce come espressione storica della volontà innanzitutto di liberarsi del pesante fardello della dittatura fascista. E per garantirsi conto eventuali rigurgiti neofascisti…
Se poi i provvedimenti per limitare i contagi e le vittime sono considerati attentati alla libertà, nella fattispecie storica del momento potrei introdurre i concetti di irresponsabilità individuale, di egoismo e di mancanza di rispetto per gli altri di chi se ne frega del contagio e vorrebbe liberarsi a prescindere.
Individuo pericoloso costui, per sé e per gli altri… Anche perché nel comportamento individualista ed egotista (oltre che egoista) una libertà incontrollata tende a diventare facilmente licenza…
Il secondo artifizio per smontare il Governo Conte sta nel rileggere in modo artatamente divergente l’emergenza Covid-19.
Ventinovemila morti solo in Italia non mi sembrano numeri normali, e forse anche coloro che soffrivano di varie patologie e combattevano per regalarsi qualche mese o qualche anno in più di vita avrebbero avuto il diritto di sopravvivere il più possibile; se anche i “veri morti” di coronavirus fossero il 2% della popolazione contagiata non rallegrerebbe affatto, bisognerebbe spiegarlo a chi ha perso parenti, cari e amici che apparivano in buona forma e non ci sono più.
O vogliamo fare come la Germania, che conta solo i morti “puri” e sembra il paradiso terrestre che non è?
Inoltre, chi sopravvive dopo essere passato per la terapia intensiva ha bisogno di una lunga convalescenza e in certi casi si porterà appresso per sempre le conseguenze della malattia.
Che la pandemia non sia una “guerra” possono sostenerlo solo coloro che si attaccano alle parole, cioè i legulei in servizio permanente effettivo; perché di fatto una pandemia che uccide, mette in ginocchio l’economia, stravolge i contatti politici, economici e sanitari del mondo è una guerra. E quindi si configura come una emergenza simile.
Fare dietrologia complottista, abboccare alle fake news o produrle, per sostenere le proprie argomentazioni ideologiche, dai disegni occulti alla costruzione sociale del pericolo per finire con atteggiamenti no vax, mi sembra come minimo un atteggiamento miope, ma potrebbe trattarsi di superficiale ignoranza, se non di un colpevole senso di irresponsabilità.
Senza contare che, tranne qualche caso di ingenuità prontamente corretto, tutti i paesi si sono dati norme severe di contenimento del contagio, in grado di restringere certe libertà che potevano diventare egoistiche licenze.
Certo, di errori da parte del Governo Conte, ma anche da parte di certi governatori delle regioni, ne sono stati fatti; di sostanza e di forma.
Ma siamo di fronte ad una minaccia che la stessa scienza non conosce bene e verso la quale sta essa stessa combattendo una difficile battaglia; così anche i messaggi inevitabilmente incompleti o contraddittori della scienza si ripercuotono sulle decisioni del politico.
Non si creda che solo i sistemi sanitari, i territori, i politici, i media, l’opinione pubblica, i singoli cittadini si siano trovati impreparati.
Si è trovata in difficoltà anche la scienza, che è molto meno onnipotente di quanto si creda se ancora oggi raccomanda protezioni ed espedienti che erano già validi secoli fa contro le epidemie; solo un’idea superficiale della scienza ce la può dipingere come onnipotente e capace di dare immediate risposte ai nostri bisogni. Ma né Heisenberg, né Einstein, né Popper si sono sognati di concepire la scienza come onnisciente; semmai è portatrice di verità più stabili, meno ondivaghe e ideologiche, che tuttavia vanno acquisite con prudenza.
Ancora due questioni, brevemente.
Innanzitutto bisogna essere di una ingenuità fuori del comune - se non portatori di una colpevole disinformazione e di un becero opportunismo ideologico - per sostenere che una app nata per contrastare una emergenza possa essere pericolosa per la libertà dei cittadini; siamo talmente controllati nell’uso dei nostri social media, che una app del genere è una piuma a confronto delle legnate che ci prendiamo quotidianamente navigando sul web o scambiandoci mail e messaggi via smartphone.
E per lo meno questa piuma funziona per la nostra sicurezza, non per farci consumare di più o tentare di svuotarci il conto in banca. Certe preoccupazioni da sinistra come da destra, mi sembrano delle strumentali “idiozie” (mi si consenta una volta tanto un termine del genere, forse irrispettoso, ma chi studia queste cose da quarant’anni alla fine sbotta…).
Ma soprattutto, chiariamo un altro punto.
Il lavoro è necessario: una economia che va a rotoli uccide. Ripeto: uccide. Letteralmente.
Quindi, è logico, ovvio e benemerito che le fabbriche e le attività commerciali riprendano al più presto. Ma devono cambiare registro organizzativo e per conseguenza deve cambiare anche il modo di utilizzare il trasporto pubblico.
Su questo occorre essere chiari.
Almeno finché permane la minaccia, anche solo potenziale.
Il concetto di precauzione, che di fronte ad un pericolo non facilmente controllabile vince su quello di prevenzione, esige di andare anche al di là del dovuto nelle forme di protezione; quindi dpi, distanziamenti, dilazionamenti, interventi sull’organizzazione del lavoro, sono passi obbligati; in fase 2, 3 o che contar si voglia.
Il mondo è cambiato. Rendersene conto ci farà non solo più sani e più consapevoli, ma anche veramente liberi.






















