Viterbo CRONACA RIFLESSIVA Alla faccia di chi vive con la pensione sociale che lo Stato non può aumentare per mancanza di spiccioli
a cura di Lutor (Luigi Torquati)

 

Ugo Sposetti

Stando a ciò che scrive Panorama, sembra che la dirigenza del Partito Democratico abbia sferrato l’attacco alla cassaforte rossa delle 57 fondazioni ex Ds, naturalmente presiedute da ex esponenti dell’allora Pci – Pds – Ds.

Sempre secondo il settimanale, alle 57 fondazioni farebbero capo qualcosa come 2300 immobili (alcuni di questi sede di circoli PD) e 400 opere d’arte; un patrimonio, quello dei democratici di sinistra, di tutto rispetto e che fa gola al PD.

Strenuo difensore il nostro amato Ugo Sposetti, che da buon ex tesoriere DS, nega una consistenza patrimoniale, affermando che esiste solo un debito di circa 150 milioni di euro.

Naturalmente, non conoscendo a fondo la materia, non posso trarre conclusioni. Dico solo che se un settimanale come Panorama afferma certe cose, da qualche parte le ha riscontrate e se è altrettanto vero ciò che dice Sposetti circa il debito di tali fondazioni, ritengo che sia facilmente estinguibile con la vendita di alcuni immobili o di alcune opere d’arte.

Ma l’esperto contabile è il grande Ugo, del resto è per la sua esperienza che al Senato è Membro della 5ª Commissione permanente Bilancio.

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Rimanendo a Sposetti. Tempo fa ha dichiarato: “Presenterò una proposta di legge che recepisce quanto approvato dal Parlamento Europeo: riconoscimento giuridico dei partiti, finanziamento pubblico dei partiti e finanziamento delle fondazioni dei partiti”.

Appare chiaro che i 150 milioni di debito di cui sopra, li vuole risanare con il finanziamento pubblico, lasciando intoccati i patrimoni esistenti, in più vuole il finanziamento dei partiti. Siccome abbiamo un bilancio dello Stato così in attivo che i soldi ci escono dalle orecchie, mettiamoci sopra pure quest’altra spesa e affoghiamo del tutto.

Alla faccia di chi vive con la pensione sociale che lo Stato non può aumentare per mancanza di spiccioli. Ma a Sposetti che je frega? Nella sua dichiarazione di reddito, ha dichiarato solo circa 120.000 euro lorde, per l’anno 2013, ovvero 10.000 euro al mese. E pensare che è comunista. Se fosse stato di destra chissà che avrebbe combinato.

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A proposito dei nostri rappresentanti politici ho letto che:

Fioroni ha una anzianità, elettorale s’intende, di 18 anni, Sposetti di 15 anni. Fioroni è il più assente fra i parlamentari viterbesi (sembra 57 volte), Sposetti, fra tutti, è quello che più volte ha votato in dissenso rispetto al suo partito (61 volte). Noi Viterbesi siamo ambiziosi: ci teniamo ai primati. Si dice, forse, sembra, che Fioroni speri tanto che la Bindi non si ripresenti (scusate, non venga ripresentata) perché avendo ben 20 anni di presenza parlamentare è lei che detiene lo scettro.

Come dicevi, Direttore, nella risposta a “So tutto io”? “Ma quando potrò scegliere il politico che voglio votare volontariamente?” Mai, caro Mauro, sembra che stiamo in democrazia, invece stiamo in una dittatura mascherata.

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Lunedì 10 novembre l’assessore regionale Fabio Refrigeri ha incontrato nella sede provinciale di via Polidori, i sindaci PD della provincia, trattando l’argomento acqua, ovvero arsenico e Talete. Erano presenti Mazzola, Cimarello, Soldatelli, Moneta, Angelelli, Michelini nonché Stefano Bonori, pupillo di Fioroni, Presidente della Talete e il consigliere regionale Enrico Panunzi.

Una riunione sull’argomento acqua, dopo un lungo cercare l’assessore Refrigeri, era già stata fissata in via ufficiale dal presidente Meroi che ha convocato per il prossimo 17 Novembre un consiglio provinciale straordinario, con la presenza dei sindaci dell’Ato. Naturalmente, il presidente Meroi, leggendo sulla stampa dell’avvenuta riunione particolare, si è meravigliato per la mancanza di rispetto dei ruoli e dei rapporti istituzionali.

Mi sembra proprio un esempio di politica becera e sporca; tutti stiamo usando acqua all’arsenico, tutti paghiamo bollette ingiuste alla Talete, sia di destra che di sinistra. Perché, dunque, parlare solo con i sindaci PD?

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Quando sostenevo più di una volta (e tuttora ne sono convinto) che sono le Regioni da abolire e non le Province, dicevo anche il perché e come, per giustizia, dovevano essere dati i fondi erogati dallo Stato.

Specificavo che le Regioni non sono eque nella spartizione dei fondi, a qualsiasi titolo erogati, e che il capoluogo regionale, specialmente nel Lazio, avrebbe sempre fatto la parte del leone; spiegavo che con le Province i soldi dovevano essere dati in rapporto al territorio e alla popolazione (non essendo un economista faccio un esempio banale: (40% in base alla superficie, 30% in base al numero dei comuni, 30% in base alla popolazione). Un criterio da applicare su tutto il territorio nazionale.

Certamente, Roma assorbirebbe sempre una fetta più grossa, con i suoi quattro milioni di abitanti, ma perlomeno sarebbe in base ad un criterio di giustizia e non per decisioni politiche.

Ragionamento terra-terra il mio?

Guardate l’ultimo esempio della Regione Lazio: la Regione finanzierà una serie di progetti per Expo 2015 esattamente con un milione e mezzo di euro. Nel Lazio abbiamo cinque province, con 378 comuni eppure, un terzo dei fondi è già destinato al solo comprensorio romano.

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Stavo facendo la fila (cosa nuova!) in un ufficio postale e, leggendo qua e là, ho notato un avviso in cui era scritto “Per i libretti di risparmio postali “Dormienti” da oltre 10 anni, con saldo superiore a 100 euro, entro il 9/4/2015, i titolari devono provvedere ad indicare cosa fare. Se non viene provveduto, avverrà l’estinzione d’ufficio e l’importo sarà versato nel Fondo Finanziario di cui alla legge 266/05 art. 1 comma 345”.

Io mi domando: se sti benedetti conti “dormienti” sono in un sonno profondo da oltre 10 anni e nessuno è andato in un ufficio postale a svegliarli, come fanno i titolari a vedere un avviso dentro un ufficio che non frequentano?

Con il fatto, poi, che sono pochi coloro che leggono gli avvisi, per lo più noiosi e ripetitivi. Ma in questi libretti a risparmio non c’è un nome? Chi li ha aperti ha dovuto firmare qualcosa, dare un documento, un indirizzo. Non sarebbe stato meglio scrivere a quel nominativo, magari trovando all’indirizzo ancora un parente del titolare che, senz’altro, non esiste più, come si può supporre facilmente? Non sarebbe doveroso fare accertamenti presso le anagrafi comunali?

Ultima domanda: per i libretti “dormienti” al di sotto di 100 euro che si prevede?

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Chiudo con un pensierino a “Sotuttoio”: sì, sono contro l’anonimato, salvo rare eccezioni (le porte vanno lasciate sempre aperte), in più sono anche consapevole dei rischi per i giudizi espressi in maniera pesante.

Vede caro empatico, sono abituato da sempre a dire ciò che penso, in maniera netta e precisa; da qui una carriera lavorativa leggermente al di sotto di quella che avrebbe dovuto essere, una carriera politica stroncata dopo pochi anni, posti di lavoro per figlie non trovati, ecc. ecc.

Ma che vuole, ormai a 76 anni non si può cambiare e poi tenga conto che al giorno d’oggi, sono molti, anzi troppi, i personaggi che devono essere chiamati con il loro vero nome.

Lutor

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